Home » Se tornate in Sicilia dal nord avvisate il medico e siate prudenti

Se tornate in Sicilia dal nord avvisate il medico e siate prudenti

Questo l'appello della comunità medica siciliana. Nell'isola stanno rientrando in massa studenti e insegnanti precari, che vivono nelle regioni a rischio

Attenzione, sei tornato al sud dalle zone a rischio? Clicca qui per comunicare il tuo rientro https://www.costruiresalute.it/?q=coronavirus-sicilia

 

Scuole e università chiuse, ma ci vuole prudenza. Soprattutto per studenti e insegnanti che, dal nord, stanno tornando in massa verso il sud Italia. È il monito dei medici siciliani. Nell’isola intanto sale a 21 il numero dei contagi, sei sono ricoverati tra Palermo e Catania, mentre 15  sono in isolamento domiciliare, nessuno dei contagiati è ricoverato in terapia intensiva. L’ultimo test positivo è di un medico catanese, ma in servizio al reparto di Cardiologia dell’ospedale di Enna. Il contagio sarebbe da ricondursi a contatti con persone di Bergamo. Sul fronte della turista bergamasca caso 1 nell’isola notizie molte incoraggianti. La donna è tuttora ricoverata al Cervello, si è ripresa e passato il periodo di prudenziale isolamento dovrebbe essere dimessa, così riferiscono fonti sanitarie dell’ospedale. 440 i tamponi effettuati in Sicilia, di cui 404 negativi e 15 in attesa dei risultati. Il governo regionale si è attivato per far fronte a eventuali emergenze. Dovrebbero essere potenziati i posti in terapia intensiva, dovrebbero essere riattivati gli ospedali dismessi ed è stata confermata la disponibilità delle cliniche private siciliane a offrire posti letto e terapia intensiva a eventuali contagiati.

Prudenza se dal nord tornate nell’isola

“La scelta del governo di chiudere le scuole mi trova d’accordo. È un provvedimento in linea con i dati di contagio delle ultime 48 ore. Così sostiene il dottore Tullio Prestileo, noto infettivologo palermitano e dirigente medico all’Arnas Civico. Arginare il virus in un momento di picco prolungato è la prima maniera per fare sì che lo stesso si propaghi il meno possibile. È un momento delicato e dobbiamo essere pazienti, avere buon senso, sia a livello personale che civico. Quindi, se veniamo da zone a rischio proteggiamo gli altri, così da proteggere anche noi stessi. I virus trovano terreno fertile laddove c’è aggregazione, secondo un procedimento molto elementare, che vale anche per i comuni raffreddori. Il flugge, ossia le goccioline emesse con uno starnuto o con un colpo di tosse, viaggiano veloci e possono causare una catena di contagio. Come evitarlo? Seguendo le ormai celeberrime dieci regole. Su tutte: lavare le mani spesso, questo il punto cardine della prevenzione. Quindi evitare luoghi affollati ed evitare di creare assembramenti. Ciò non vuol dire che dobbiamo entrare in eremitaggio, ma che dobbiamo incontrarci con buonsenso e soprattutto seguendo le indicazioni, rese note dal recente decreto governativo. Dobbiamo limitare le effusioni. Non è facile, ma dobbiamo, certi che questi comportamenti aiuteranno a schermare il virus. Confidando anche nel fatto che, come per tutti processi virali, dopo il picco arriverò la fase decrescente, che dovrebbe coincidere con l’innalzamento delle temperature. Ricordiamo inoltre che in Sicilia non vi è alcun focolaio e che il virus procede in maniera contenuta.”

Può interessarti:  La violenza sulle donne "nei panni degli uomini"

Chi torna dalle regioni a rischio deve avvisare il medico

A fare eco al dottore Prestileo è il professore Giuseppe Iacono, pediatra-gastroenterologo e già primario al Di Cristina di Palermo.

“É un momento delicato in cui ci troviamo ad affrontare un’occorrenza del tutto nuova. Due le parole d’ordine: prudenza e fiducia. Non dobbiamo isolarci, ma è preferibile far frequentare ai nostri bimbi persone di cui conosciamo le abitudini. Sono da evitare contesti in cui sono presenti persone con sintomi influenzali e persone che arrivano dalle regioni a rischio. Al contempo chi rientra dalle regioni rosse, magari per via della chiusura scuole, dovrebbe avere il buon senso di renderlo noto e di prendere delle misure precauzionali. Tutto ciò serve a non far viaggiare il virus e quindi a depotenziarlo.”

Indicazioni su questa linea arrivano anche dai medici di famiglia. Abbiamo sentito la dottoressa Giusy Di Gaetano, internista e medico di famiglia in un centralissimo quartiere di Palermo.

“Questo virus fa paura perché non ne possediamo gli anticorpi. Nella maggior parte dei casi dà sintomi lievi, a volte non ne presenta affatto. Proprio questa occorrenza deve portarci alla cautela. Se torniamo dalle regioni più a rischio, anche se non presentiamo sintomi, non possiamo escludere di essere positivi alla Covid-19. Prudenza quindi. Mi rivolgo agli studenti e agli insegnanti, che in massa stanno tornando dalle regioni ad alta concentrazione di contagi: avvisate l’ufficio epidemilogico, consultate il medico di famiglia, che saprà fornirvi tutte le indicazioni del caso, ma non andate in giro indiscriminatamente, rischiando di aprire una breccia di contagio o peggio di creare un focolaio nell’isola. Giorni fa in un panificio ho redarguito una signora, che diceva di essere tornata da Milano e che non aveva neppure indosso la mascherina. Ecco, la fantomatica mascherina serve a questo, a proteggere gli altri. Collaboriamo tutti per frenare il virus.”

Può interessarti:  Decreto rilancio: reddito di emergenza per le famiglie bisognose, bonus badanti, incentivi per le vacanze, contributi a fondo perduto

 

3 risposte

  1. CHI TORNA DALLE REGIONI A RISCHIO DEVE AVVISARE IL MEDICO
    In base a quale DPCM ci sarebbe questo obbligo

    1. Legga l’articolo, se vuole, e capirà che in un momento così difficile ci si deve appellare al buon senso, che va al di là di qualsiasi decreto. Così suggeriscono i medici e ne abbiamo intervistato più di uno.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

WC Captcha 32 + = 41