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Scuole chiuse, chi rimane con i bimbi?

Il Coronavirus ha costretto alla chiusura delle scuole in diverse regioni d’Italia. Quali agevolazioni per i genitori che lavorano? Ci spiega tutto il nostro avvocato di fiducia

Lo scorso 31 gennaio il Consiglio dei ministri ha dichiarato lo stato di emergenza sanitaria per l’epidemia da nuovo coronavirus. La decisione è stata assunta subito dopo che l’OMS ha dichiarato l’emergenza di sanità pubblica di interesse internazionale.

Sin dalle prime fasi dell’epidemia sono state adottate varie misure per il contenimento e la gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19.

Il 1 marzo è stato adottato un decreto del Presidente del Consiglio,che ha recepito e prorogato alcune delle misure già adottate per il contenimento e la gestione dell’emergenza introducendone ulteriori, volte a disciplinare in modo unitario gli interventi su tutto il territorio nazionale tenendo conto delle indicazioni formulate dal Comitato tecnico-scientifico appositamente costituito.

Scuole chiuse, come organizzare la famiglia?

In questo periodo di emergenza nazionale che ha visto, tra i tanti provvedimenti adottati, anche la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado, sono emerse problematiche nuove legate anche alla gestione della famiglia.

In molti ci hanno chiesto se siano state previste misure idonee a rispondere alle necessità e alle preoccupazioni dei genitori che sono dipendenti e lavoratori e hanno a casa i figli per la chiusura delle scuole.

Perché, se da un lato molte mamme hanno ironizzato sul web la presenza improvvisa dei pargoli a casa, con ricerche affannose di attività per bambini in preda alla noia, dall’altro la gestione el’organizzazione familiare è diventata tutt’altro che semplice,soprattutto nei casi in cui entrambi i genitori sono lavoratori dipendenti, oppure il genitore sia uno solo.

Sono previste agevolazioni?

In tanti si sono chiesti se siano state previste agevolazioni o aiuti, sotto qualsiasi forma, per chi non disponendo di congedi parentali è costretto ad assentarsi dal lavoro o ad assumere una babysitter a seguito della chiusura dei nidi, dei servizi educativi dell’infanzia e delle scuole di ogni ordine e grado, come disposto dal Ministero della Salute. Al momento tale preoccupazione riguarda soprattutto i genitori della Lombardia, del Veneto, del Piemonte e dell’Emilia Romagna ma non mancano casi di chiusura straordinaria delle scuole anche in altre regioni e città.

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Tra i vari provvedimenti adottati, come la sospensione di adempimenti e versamenti tributari nelle “zone focolaio”, nessuna disposizione sembra prevedere congedi parentali obbligatori o facoltativi aggiuntivi a quelli già previsti per legge e di cui abbiamo parlato in un articolo precedente.

Di contro, però, si segnalano alcune iniziative meritevoli di attenzione a sostegno di genitori in difficoltà organizzativa.

A Cremona, per esempio, e chissà che non si possa replicare in altre città colpite, è stato siglato un apposito protocollo d’intesa, promosso dal Comune e firmato dal Sindaco, dal Prefetto, dai rappresentanti delle categorie e associazioni economiche, dei sindacati, degli ordini professionali, dal presidente della Provincia di Cremona e dalle aziende sociali del territorio.

Le parti citate si sono incontrate per garantire un’attenzione costante volta al mantenimento delle attività produttive, in modo da tutelare il sistema delle imprese e del lavoro, con particolare attenzione a forme di sostegno alla genitorialità dei lavoratori dipendenti, in difficoltà ad essere costantemente presenti sul posto di lavoro a causa dell’emergenza sanitaria legata al nuovo coronavirus Covid-19.

Il caso Cremona

A seguito della chiusura dei nidi e delle scuole di ogni ordine e grado fa sapere il Comune in una notamolti lavoratori dipendenti sia pubblici che privati stanno riscontrando difficoltà nella gestione dei propri figli soprattutto nei casi in cui entrambi i genitori devono assolvere ai doveri lavorativi, situazione che rende ancor più complessa l’organizzazione famigliare. Da qui la decisione condivisa di intraprendere azioni mirate per dare loro un sostegno”.

Con l’intesa siglata le parti “concordano sull’opportunità di prevedere, sulla base delle normative già emanate e all’interno degli strumenti già attivi previsti dai contratti nazionali del lavoro azioni mirate che mantengano alti i valori sociali e famigliari propri della genitorialità in presenza di lavoratori dipendenti che, in occasione dell’attuale emergenza sanitaria, si trovano in difficoltà  per la chiusura straordinaria delle scuole.

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Un aspetto importante contenuto nel protocollo d’intesa riguarda “la sensibilizzazione dei datori di lavoro perché adottino, compatibilmente con l’organizzazione aziendale, all’interno delle forme contrattuali previste e dei diversi enti bilaterali, attraverso il confronto con le rappresentanze sindacali laddove queste siano presenti, iniziative per rendere più flessibile la prestazione dei lavoratori coinvolti nell’emergenza e in stato di difficoltà, pur tutelando la produttività”.

I provvedimenti di Miur e Governo centrale

Anche la riunione svoltasi al MIUR qualche giorno fa ha messo al centro della discussione le difficoltà che molti genitori stanno affrontando in questo periodo. La riunione ha visto coinvolti il Ministro Lucia Azzolina insieme a dirigenti scolastici e molte altre realtà del mondo della scuola a livello nazionale. Il Ministero ha coinvolto anche le associazioni di genitori  per rispondere alle preoccupazioni delle famiglie attraverso diverse iniziative che si spera siano concretizzate al più presto. In Particolare si è pensato di predisporre tutte le forme possibili di e-learning, per risponderealla necessità di non far perdere le lezioni agli studenti, ma molte associazioni di genitori, hanno anche chiesto al Governo di predisporre forme di permessi lavorativi per tutti i genitori che si trovano in difficoltà nell’affrontare questa particolare situazione.

Ancora, con il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 23 febbraio 2020 si è disposta l’applicabilità in via automatica della modalità di “lavoro agile” o “smart working” nelle aree considerate a rischio in situazioni di emergenzanazionale locale.

Con successivo decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 25 febbraio 2020, all’art. 2, è stabilito che le modalità di lavoro agile sono applicabili, in via provvisoria fino al 15 marzo 2020, a ogni rapporto di lavoro subordinato anche in assenza di accordi individuali, per i datori di lavoro con sede legale o operativa nelle regioni Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte, Veneto e Liguria, e per i lavoratori ivi residenti o domiciliati.

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La decisione su futuri e diversi provvedimenti, che tengano conto non soltanto delle ragioni legate al contenimento del contagio, ma anche alle esigenze delle categorie socialmente ed economicamente colpite dipenderanno dall’evolversi dell’epidemia, nel frattempo mi unisco al coro di voci che invitano alla prudenza  ed al rispetto delle regole.


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