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Ritorno a scuola senza traumi dopo le vacanze di Natale

Ecco le dritte degli esperti per rendere "dolce" il ritorno a scuola dei nostri piccoli

Le vacanze di Natale sembrano lunghissime. Due settimane da trascorrere con i genitori, i nonni o in gita, lontani dalla routine quotidiana. In mezzo ci sono le feste, le mitiche figure di Babbo Natale e della Befana, che dispensano doni, dolciumi e tutta una serie di strappi alla regola. Si può andare a ninna più tardi, qualche volta è concesso di dormire dai nonni o dai cuginetti, a tavola i soliti stop si stemperano e quindi via libera a qualche cioccolatino o alle adorate patatine chips. Coccole sul lettone a non finire e tutta una serie di piccoli lussi, che sono anch’essi l’essenza del clima festoso.

La fine delle vacanze

Il 7 gennaio però arriva più veloce di quanto non si pensi. Il momento più traumatico per molti bimbi è il ritorno a scuola.

I neuropsichiatri infantili, in una nota della Società italiana di Pediatria, concordano su alcuni punti.

Le vacanze di Natale sono un momento magico per bimbi e genitori. Vanno vissute, se possibile, in un clima di armonia, che non significa far per forza i salti mortali, organizzare chissà cosa per fare felici i bimbi o portare i piccoli in località immaginifiche. Sarà sufficiente far spezzare loro la routine, consentire qualche strappo alla regola rispetto ai ritmi della vita di tutti i giorni. Quindi avete fatto bene se avete concesso il lettone, i regali, la cioccolata e qualche cartone in tv fino alle 23. Ora però la vita deve riprendere il suo regolare corso.

È importante che i bimbi comprendano che c’è un tempo per stare in vacanza (intesa non necessariamente come gita, quanto come sosta dalle attività consuete) ed un tempo per riprendere la vita “di sempre”, ossia quella che, fuor di luogo comune, rappresenta la regola quotidiana. Ovviamente queste dinamiche risulteranno più complesse per i bimbi che frequentano il nido, soprattutto per quelli che hanno superato i diciotto mesi.

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Come fare per tornare a scuola sereni

Generalmente il nido ha un range di orario di ingresso più ampio e flessibile rispetto alla scuola dell’infanzia. I primi giorni si può evitare di presentarsi ad esempio alle 7 e 30 se fino all’Epifania la sveglia dei piccini suonava dopo le 8 (e oltre). Evitare, se possibile, una full immersion immediata. Il primo giorno quattro ore saranno sufficienti, laddove, ovviamente, i genitori non abbiano altre esigenze. Una volta accompagnato il piccino, evitare promesse della serie: “Se stai buono e non piangi, al ritorno la mamma ti porta una sorpresa”. È preferibile usare frasi del tipo: “Oggi rivedrei finalmente il tuo amichetto del cuore. Non vi vedete da settimane, pensa quanto sarà bello giocare insieme tutta la mattina”. O ancora: “A scuola ci sono tutti quei giochini che ti piacciono tanto e che potrai fare insieme ai tuoi compagnetti”. Frasi propositive aiutano il piccolo ad avere fiducia nella ripresa. Possibilmente non sarà facile convincerlo al primo tentativo, superato lo scoglio iniziale, però, tutto sarà più semplice. Non è detto che l’operazione rientro a scuola dei più grandicelli sia più semplice. Anche nel loro caso é fondamentale che la routine degli orari ordinari riprenda qualche giorno prima del ritorno a scuola. I neuropsichiatri confermano che i piccoli, sebbene abitudinari, hanno però un cervello “plastico”, in grado di adeguarsi ai nuovi stimoli con facilità. Nulla di strano che vostro figlio, dopo qualche esitazione, una volta in classe sarà felice di ricominciare il percorso laddove lo aveva interrotto. A casa si dovrà fare il resto. Riprendere, se c’è, l’abitudine del pisolino pomeridiano, della cena alle 19/19 e 30 e della ninna max alle 21. Cambiare di botto gli orari non è facile. Per chi non avesse fatto il rodaggio durante gli ultimi giorni di ferie, si potrà convincere i bimbi ad andare a letto presto dopo avergli concesso il cartone preferito, per non oltre 15/20 minuti. I bimbi amano le promesse e questa potrebbe diventare un rituale. Al cartoon sarebbe preferibile la favola, ma se i nativi digitali non vogliono saperne, ok al compromesso, purché gestito, in modalità e tempi, da mamma e papà.

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Il ruolo dei genitori

Vedere un bimbo piangere a dirotto perché non vuole tornare a scuola fa stringere il cuore di mamma e papà. È importante però non cedere alla tentazione della resa. Nessun pianto è inconsolabile e la ripresa della routine scolastica è una regola fondamentale per i nostri piccoli. Cedere significherebbe avere il triplo delle difficoltà nei giorni a venire. Dare al bimbo il tempo di salutare mamma e papà è un forma di rispetto. Cosa non fare: evitare un distacco drastico ed escludere assolutamente strategie quali il nascondersi o andare via di soppiatto. I bimbi vanno sempre salutati. Una volta dato il bacino di arrivederci si deve andare via senza tornare indietro, vincendo anche la tentazione di scrutare dietro il vetro. Le insegnanti faranno il resto. Superato il primo step, sarà tutto più semplice ed anche i nostri piccini saranno felici di vivere delle giornate più regolari. Perché le regole, come dicono i neuropsichiatri, sono un dono prezioso da rinnovare costantemente ai nostri figli.

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