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Quando spengo il cervello e mi dedico al meraviglioso mondo dei social

Ammettiamolo, capita a tutti, anche ai futuri premi Nobel, di disinnescare i neuroni e dedicarsi un’oretta al “puro piacere” dei social. Vi racconto quel che succede a me

Ci sono momenti in cui mi va di chiudere il cervello, di lasciarlo andare insieme al movimento della mano che scrolla sul cellulare, che guarda distrattamente i social senza alcun impegno intellettivo. Così, giusto per non far niente. E alcuni giorni d’estate mi crogiolo in questi istanti apatici di chiusura del cervello.

Ora, inutile che storcete il naso e indossate la maschera del “detrattore seriale” redarguendomi che rimbambirsi qualche minuto davanti ai social equivale all’appiattimento intellettivo, che piuttosto bisogna dedicare il “dolce far niente” a leggere un libro, a sfogliare un quotidiano, a fare lunghe passeggiate con i piedi a mollo nella battigia, a visitare una mostra, a guardare un film neorealista.

Già, inutile! Ammettetelo, tutti voi, dopo la doccia, dopo il mare, dopo pranzo, all’ombra di un albero, di un ombrellone, o spiaggiati sul divano con l’aria condizionata che vi dona il meritato refrigerio, vi crogiolate con il movimento passivo dello scroll da social network, che stoppa i pochi neuroni sopravvissuti all’afa estiva. E non c’è nulla di male, altrimenti non avreste un account Facebook, Twitter o Instagram.

il favoloso mondo dei social

Fatte queste dovute premesse. Riaccendiamo il cervello e analizziamo il favoloso mondo dei social.

Ultimamente la mia curiosità è rivolta alle cosiddette “storie”, quelle che durano un giorno e basta, a cui cediamo tutti, anche la sottoscritta, e che sono il resoconto della giornata sia nella sua quotidianità ( Buongiorno, Buon Pranzo, Buonanotte) sia nella sua particolarità (viaggi, concerti, incontri importanti, ecc..). 

Ad ogni modo, se di “storia” dobbiamo parlare, essa deve assumere il significato di “racconto”. Poi, se riferito alla realtà di tutti i giorni, il racconto dovrebbe essere “verosimile” per non azzardare “realistico”. Ma siamo nel mondo social, dove nulla è reale, soprattutto nelle “storie”.

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Ecco alcuni esempi di storie sui social

LA BEAUTY ROUTINE. M’incanto a vedere la “beauty routine” delle donne social, influencer o no. Tutte quelle creme, basi trucco, accessori trucco, trucchi, pennelli, utilizzati con un’attenzione certosina che, in confronto, Diego Dalla Palma è un dilettante e, il tutto, steso alla velocità della luce. Ogni giorno questo miracolo, ma com’è possibile? Di prima mattina poi, senza neanche aver bevuto un caffè! Ho provato anche io a riprendere la mia beauty routine, con la stessa cura, ma anche con la stessa velocità. Niente, il risultato è appeso al Musée d’Orsay di Parigi, tra gli impressionisti. Impressionante davvero!

L’APERTURA PACCHI. Inizio finalmente a capire il perché delle restrizioni dei bagagli nella stiva degli aerei. Bisogna far posto ai pacchi. Quanti pacchi arrivano ogni giorno su Instagram? E tutti lì, i followers,  pop corn alla mano, ad aspettare di vederne il contenuto come se fosse Natale tutto l’anno. Ci sono profili social a cui arrivano una decina di pacchi al giorno (parliamo di influencer ovviamente) e io, ogni volta mi domando: ma tutta quella roba, una volta scartata e fatta vedere a noi comuni mortali, dove la mettono? Quanto può essere grande la casa degli influencer? E qui si passa, prepotentemente, al terzo punto.

L’HOME TOUR. Piero Angela, scansate! Appartamenti di 40 metri quadri descritti con la stessa enfasi certosina di una visita guidata agli Uffizi. Case di “design”, in cui il must-have stagionale della lampada Ikea viene presentato come la lampada Flos. Camerette ordinate da Marie Kondo in persona, con armadi in cui ogni indumento è facilmente reperibile in base ad una collocazione cromatica perfetta. Bagni con saponi e bagnoschiuma provenienti direttamente da Marsiglia e non dagli Scaffali delle Occasioni dei reparti casalinghi. Le cucine poi, no scusate, ma la mia autostima rifiuta di vedere quelle cucine così perfette degli Home Tour.

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“MOLTE DI VOI MI HANNO CHIESTO…”. Incipit che, in confronto, la posta del cuore di “Cioè” era meno passionale e accattivante. Consigli a profusione relativi a creme per il corpo, dentifrici sbiancanti, capricci dei bambini, rapporti con la suocera, alluce valgo, cibi macrobiotici, kit festa per bambini, maschera facciale alla bava di lumaca. Storie interminabili che hanno una durata più o meno infinita in cui l’argomento trattato viene scandagliato sotto ogni aspetto. Per non parlare di prodotti caldi e di tendenza quali la coppetta mestruale il cui inserimento ed utilizzo sono descritti con la stessa minuziosità di un tutorial di disostruzione da soffocamento.

le influencer sono così tanto influencer?

Ma, dico io, davvero “molte di voi” hanno queste curiosità da chiedere a dei perfetti sconosciuti?

Di solito, a questo punto, il mio quarto d’ora estivo di “blocca-il-neurone” termina inesorabilmente e ritorna alla vita reale. Senza filtri.

Faccio un breve “home tour” di casa per andare dalla poltrona al bagno, dove dedicarmi ad una rapidissima “beauty-routine” al suono di: Maaammmmaaaa, puoi venire un attimo? (Sì, perché quando una mamma va al bagno, un figlio necessita di lei in tutt’altra parte della casa). Quindi, decido con coraggio di “aprire il pacco” bomba della sacca del mare con avanzi di merenda, conchiglie raccolte lungo due chilometri di battigia, costumi/poltiglia che sono delle vere e proprie cotolette, teli da mare umidi pesanti un quintale.

“Nessuno di voi mi ha mai chiesto” come risolvo il problema delle vesciche ai piedi, conseguenza dell’acquisto compulsivo di sandali nuovi ai saldi estivi. Ma, sinceramente, in quel caso, decido di rivolgermi al mio farmacista di fiducia.

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Per tutte le altre curiosità, basta poggiare il telefono, aprire un libro, guardare un buon documentario, visitare una mostra e dedicarsi a rigeneranti passeggiate che danno le riposte quando meno te l’aspetti. Sarà la giusta boccata d’aria dopo la centrifuga social.

E allora sì, che avremo delle belle storie da raccontare!

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