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Quando la prematurità si trasforma in dramma

Non sempre un bimbo prematuro sopravvive. Non sempre cresce senza problematiche. Ecco le risposte della psicologa a chi vive i drammi della prematurità

Capita, per fortuna in percentuali basse, che la prematurità non sia un percorso verso progressivi progressi, ma che sia l’inizio l’accettazione di una nuova condizioni. Alcuni prematuri riportano danni permanenti, che compromettono per sempre la vita loro e del loro nucleo familiari. Altri prematuri vedono la luce per un istante, poi partono in punta di piedi. È un tema forte e delicato allo stesso tempo. Ci sentivamo in dovere di affrontarlo in nome e per conto di chi ha vissuto o vive la prematurità come inizio di un percorso tutto in salita.

Il sostegno psicologico

Tutte le UTIN, fortunatamente possiedono un servizio di sostegno psicologico rivolto ai genitori. Emotivamente, è inimmaginabile pensare di poter affrontare un percorso tanto delicato e drammatico senza un adeguato contenimento.

Lo psicologo in Utin

Ormai, è stato dimostrato come la continua presenza dei genitori, vicino al proprio bambino all’interno dei reparti di terapia intensiva neonatale, migliori la prognosi del neonato. Ecco quindi che il principale ruolo dello psicologo diventa quello di aiutare la triade a costruire la relazione sostenendo prima la coppia all’interno dello sviluppo e dell’accettazione di importanti e delicate fasi emotive, necessarie al superamento del trauma.

La morte di un figlio dopo il parto

Lo shock che si insidia nella coppia deriva innanzitutto dalle aspettative, completamente disattese, che si erano formate nel corso dei mesi e interrompe quel processo di genitorialità che si forma a termine di gravidanza. Il sostegno inizialmente mira a restituire un senso all’accaduto, favorendolo svincolo della negazione, la liberazione della rabbia, il dissolversi del senso di colpa e, infine una funzionale accettazione. Subito dopo si punta tutto sulla relazione, affettuosa ed armoniosa.

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Il nucleo familiare

In questo percorso è bene coinvolgere l’intera famiglia o la rete di supporto familiare. Nella rielaborazione del lutto è presente una sola regola: rispettare il silenzio. Il vuoto qui, non può essere colmato da nessuna parola. Sarà la coppia ad indicare il tempo dell’intervento psicologico. A volte è un processo immediato, altre volte occorre saper aspettare. Il dolore coinvolge tutti gli operatori, e va contenuto ed espresso con dignità e con lealtà. Non si maschera, non si blocca, non si enfatizza. Il suo superamento, dal punto di vista emotivo, è lento e complesso.

Come ripartire?

Intanto bisogna partire da una comunicazione semplice e graduale dei possibili esiti ed anteporre i bisogni immediati e concreti come fatti spontanei, evitando di stimolare un pensiero drammaticamente a lungo termine. Sottolineo, ancora una volta. Come la complessità di tali avvenimenti, suggerisca sempre una pressa in carico globale della famiglia, perché, in questi casi bisogna attivare tutte le risorse interne ed esterne ad essa.

Ripartire e riprovarci si deve semplicemente rispettando il tempo. Tutto troverà un senso e la vita, in diversi modi e soluzioni, continuerà a scorrere.

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