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Punture e morsi in spiaggia, il vademecum con i consigli dell’esperta

Intervistiamo Maria Francesca D’Anna, allergologa

Al mare può succedere di imbattersi in esemplari che, in maniera del tuto involontaria, possono provocarci morsi o punture davvero fastidiosi. Abbiamo fatto una panoramica dei più comuni morsi “da spiaggia” insieme alla dottoressa Maria Francesca D’Anna, allergologa, che ci ha spiegato come si presentano i più comuni attacchi marini all’uomo, i sintomi, i rimedi immediati ed eventuali campanelli d’allarme da non sottovalutare.

La dottoressa Maria Francesca D’Anna, allergologa

Cosa fare in caso di contatto con meduse

“Le meduse, spiega la dottoressa D’Anna,  non pungono o mordono e non attaccano. È l’uomo che gli va incontro inavvertitamente entrando quindi in contatto con  il veleno dei tentacoli.

Questi ultimi contengono piccoli organi urticanti – cnidocisti – ricchi tossine che servono a paralizzare la preda. Negli esseri umani si appoggiano alla pelle e per sfregamento provocano irritazioni più o meno dolorose.”

Morso di medusa: conseguenze

“Gli effetti in genere non sono molto gravitranne nel caso in cui tu non sia allergico alle proteine racchiuse nel veleno. Sono tre le componenti responsabili dei sintomi e ognuna svolge un’azione differente: paralizzante, irritante e neurotossica.”

sintomi di una puntura di medusa

“Bruciore e prurito nell’immediato, continua la dottoressa D’Anna. Poi, la zona colpita comincerà a gonfiarsi. La sensazione di dolore sarà percepita per circa 20 minuti, dopo si farà spazio un pizzicore abbastanza persistente.

In caso di allergia, che fortunatamente è una condizione rara, gli  effetti possono essere  più preoccupanti ed è consigliabile rivolgersi al pronto soccorso. Si possono percepire  vertigini, sudorazione eccessiva, pallore, difficoltà respiratorie.”

 

PuntUra medUsa, cosa fare?

“Anzitutto restare calmi e nuotare fino a riva. Quindi sciacquare benela ferita con acqua di mare.

Non usare quella dolce perché non permette la progressiva eliminazione delle tossine e degli cnidocisti. Controllare che non vi siano pezzi di medusa attaccati alla pelle, effettua la medicazione e copri la zona lesionata.

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Non grattartsi perché potrebbe peggiorare l’infiammazione. Nemmeno ricorrere alle credenze popolari è una buona idea. Per intenderci, l’urina non ha nessuna azione benefica così come l’ammoniaca, succo di limone o alcol. Questi rimedi incrementano l’irritazione.

Anche applicare del ghiaccio non va bene perché conserva il veleno.”

 

I migliori rimedi contro le punture di medusa

“Tra i migliori rimedi per curare le punture di medusa c’è l’astringente al cloruro d’alluminio con una concentrazione al 5%: allevia il prurito e blocca la diffusione delle tossine.

Utili gli  spray lenitivi a base di acqua di mare. Dopo aver applicato una di queste soluzioni avvolgi la zona infiammata con una garza.“

 

La puntura di tracina, il pesce ragno

La tracina, conosciuta anche come pesce ragno, appartiene alla famiglia Trachinidae, ed è una specie diffuse soprattutto nei mari europei. Si trovano nel Mediterraneo, nel Mar Nero, nell’Oceano Atlantico orientale, nel Mare del Nord e nelle aree costiere europee.

Le tracine vivono esclusivamente in mare, in particolare su fondali sabbiosi e/o fangosi, abitualmente entro i 30 metri di profondità. Sul fondo del mare le tracine si mimetizzano perfettamente ed è molto difficile individuarle dalla superficie, anche in acque poco profonde. Il pericolo si nasconde nelle spine dorsali (da 5 a 7) del pesce che sono robuste e velenose; in condizioni di riposo sono abbassate, ma vengono erette appena la tracina si sente disturbata (ad esempio dall’avvicinarsi di bagnanti) o quando caccia le prede. Le spine dorsali sono collegate ad un tessuto spugnoso che produce veleno.

“Il  veleno è ancora poco noto, prosegue la dottoressa D’Anna, ma contiene una miscela di più sostanze tossiche di natura proteica e, tra queste, la più nota è la dracotossina, una molecola molto instabile che avrebbe una azione emolitica (distrugge le cellule del sangue) ed è sensibile alla temperatura. Sono presenti anche altre sostanze come la serotonina e l’istamina, che contribuiscono alla reazione alla puntura ma provocano anche reazioni generali come il senso di panico che subentra nelle persone immediatamente dopo essere state punte.”

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Sintomi puntura di tracina

“Nella maggior parte dei casi, le persone sono punte dalle tracine alle mani e ai piedi. Il dolore è istantaneo e intenso, può durare parecchie ore ed estendersi a tutto l’arto. Nel punto di inoculazione del veleno, si evidenzia arrossamento e gonfiore ma possono comparire anche disturbi (sintomi) più generali come nausea, vomito e febbre. Rare sono le reazione anafilattiche, molto più comuni quelle locali e quelle sistemiche ma non gravi.”

Puntura di tracina rimedi

“È bene mettere immediatamente l’arto interessato nella sabbia calda, suggerisce la dottoressa D’Anna. Da evitare ghiaccio o acqua fredda che peggiorano le cose (non va bene neanche l’ammoniaca). Se possibile, bisogna immergere immediatamente la parte ferita in acqua molto calda (37-max 40 °C) perché la temperatura inattiva le tossine di natura proteica, che sono termolabilili. Monitorare le condizioni della persona punta dalla tracina nelle ore successive all’attacco. Generalmente il tutto si risolve con una reazione locale, con arrossamento e lieve gonfiore dell’area interessata. Qualora si verificassero altri sintomi a livello sistemico, febbre, nausea, vomito, malessere generale, è bene contattare il medico, che valuterà le terapie opportune, non escludendo uso di antibiotici o anche la profilassi antitetanica.”

la temibile caravella portoghese

La caravella portoghese (Physalia physalis Linnaeus, 1758) è un celenterato marino. Per il suo aspetto viene spesso scambiata per una medusa, ma è in realtà un sifonoforo. Nuota in mare aperto, ma ultimamente ha anche raggiunto le coste mediterranee, noti i casi di alcune punture a bagnanti in Italia.
Si tratta di uno sinoforo, ovvero il frutto dell’aggregazione di differenti polipi: diversi organismi collegati e fisiologicamente integrati tra loro al punto da essere reciprocamente dipendenti per la sopravvivenza. la vela che fa galleggiare l’organismo, i dattilozoidi, ovvero i tentacoli che hanno il compito di ricercare e catturare le prede, i gastrozoidi che si occupano del processo di digestione e i gonozoidi che si riproducono.

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La puntura di caravella portoghese

“Le punture, dice la dottoressa D’Anna, possono avere conseguenze anche molto serie, poiché i tentacoli sono capaci di punture molto dolorose e potenzialmente pericolose per l’uomo. Le punture lasciano lividi rossi che possono durare tra i due e i tre giorni. In alcuni casi, il veleno può raggiungere i linfonodi e provocare reazioni allergiche, come gonfiore della laringe, blocco delle vie aeree e dunque impossibilità di respirare ed anche l’insufficienza cardiaca. Lo schock anafilattico è la conseguenza più temuta.”

 

Cosa fare se si è punti dalla caravella portoghese?

 

“Dopo l’attacco, prosegue la dottoressa D’Anna, è bene tornare subito a riva e si devono eliminare le parti di animale rimasteci attaccate. Se si usano le mani vanno messi i guanti, ma è meglio un oggetto sottile e rigido come una carta di credito. Dopo aver tolto i residui dell’animale la zona colpita va risciacquata con acqua di mare; non l’acqua dolce che può favorire lo scoppio di eventuali nematocisti rimaste sulla pelle, con conseguente rilascio di ulteriori tossine. Non vanno usati nemmeno la pipì, l’ammoniaca, che rischiano di peggiorare la situazione. Ovviamente è necessario richiedere assistenza sanitaria specialistica e recarsi a un pronto soccorso nel caso in cui non ci si dovesse sentir bene dopo la puntura.”

 

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