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Oggi la ripartenza, vi ringraziamo per questi mesi difficili, ma condivisi

L'Italia riapre, tra dubbi, timori e speranze

Un anno fa di questi tempi faceva un freddo insolito e mi trovavo a Favignana. Il dottore Giuseppe Scaglione, uno stimato ginecologo palermitano, dando fiducia a questo giovane giornale, ci invitò a partecipare, come stampa di settore, a un congresso nazionale sulle malattie sessualmente trasmissibili. Fu un’esperienza a tratti esaltante, di crescita, di scoperta. In quella occasione ebbi modo di conoscere il dottore Tullio Prestileo, infettivologo, figura importante nel suo campo ed un medico di riferimento internazionale nella lotta all’aids. Il suo parlare a stampatello e i modi diretti, mi sembrarono ideali per proporgli una video-intervista da pubblicare sul giornale e uno spunto per una rivista di Milano, per la quale collaboro da tempo. Andò bene e ne venne fuori un lavoro di approfondimento utile e gradito dai lettori. Ci scambiammo i numeri di telefono e finì lì. Perché, parliamoci chiaro, in tempi di pace ed anche quando scrivi di informazione medica, non è che l’infettivologo lo intervisti un giorno sì e l’altro pure. Poi accade quel che non era previsto e già all’indomani del caso Codogno, il dottore Prestileo è diventato una presenza fissa da queste parti. Anzi, nel giro di tre mesi è diventato lo specialista con maggiori tag, più interviste e un numero di clic a volte impressionante (il suo parere sulle scuole a inizio emergenza sfiorò i 60.000 clic ed ebbe un boom di migliaia di condivisioni sui social).

Un piano editoriale che cambia improvvisamente

Non era previsto. Su A tutta Mamma eravamo abituati a parlare di altro: pediatria, ginecologia, nutrizione e psicologia. Temi a misura di mamme, di donne, di famiglie. Eppure, da quel sabato mattina di febbraio, anche questo giornale ha dovuto rivoluzionare le sue pagine. Nel giro di niente, si è convertito in un mezzo di informazione a tema. Abbiamo iniziato a parlare di Coroinavirus en plain air, sforzandoci di farlo sempre e solo tramite i parere degli esperti (e ne abbiamo intervistati tanti), abbiamo raccontato storie di vita, intervistando chi le stava vivendo e senza affidarci al sentito dire. Ci siamo commossi ascoltando le parole di Veronica, che ci raccontava di suo papà Salvatore, cinquantenne, in perfetta salute finché il virus non ha travolto la sua esistenza (Salvatore dopo più di due mesi ancora combatte). Abbiamo riflettuto intervistando un giovane di Calamonaci, che raccontava di un fenomeno collaterale al Covid, il cyberbullismo, la caccia alle streghe, il terrore fanatico dell’untore. E poi abbiamo riflettuto con un giovane di La Spezia, che ci parlava della sua esperienza familiare, di quanto facile fosse contagiarsi e di quanto fondamentale sia rispettare le regole per proteggere e proteggersi. Abbiamo raccolto testimonianze di medici, infermieri, sanitari rientrati in fretta e furia dalla pensione, per dare vita ai centri Covid. Abbiamo scritto di bimbi ricoverati al Di Cristina, i primi e pochi casi in Sicilia e con loro abbiamo sperato che questa nuova malattia fosse clemente, almeno con i più piccoli. Abbiamo raccontato, sin dall’inizio, le storie dei commercianti, che dall’oggi al domani sono passati dal decollo all’atterraggio. Delle mamme medico, dei nonni lontani, dei bimbi isolati e degli anziani soli, delle mamme in sala parto con le mascherine e dei papà ad aspettare fuori dall’ospedale, dei cuochi lontani dalle loro cucine, delle cassiere impaurite, delle mamme coraggio, dei parrucchieri. Abbiamo pure intervistato i preti, le maestre, suggerito consigli per mangiare bene in quarantena e cercato di strappare qualche sorriso, trovando, semmai fosse possibile, una piccola sfumatura allegra, in un periodo di profonda tristezza, Abbiamo visto, alla nostra direzione, la diffidenza di chi non capiva se fossimo un blog, un “sitarello” o un giornale. Ma anche questo ci può stare.

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Tutto ciò si è tradotto nella pubblicazione di 302 articoli in 91 giorni. Un tempo nel quale questo giornale, giovane e di nicchia, è uscito dal recinto ed è arrivato altrove. Ovviamente speravamo da tempo di fare un salto in là, di proiettare A tutta Mamma verso un pubblico più ampio. Non avremmo però mai immaginato che questo accadesse in uno momento tanto tragico. Una legge non scritta del giornalismo, dice chiaramente che sono le cattive notizie a fare notizia, noi con buona volontà e tanto scrupolo abbiamo cercato di raccontare le notizie in maniera fedele. Non abbiamo ceduto alla tentazione del titolo, dell’attivazione della paura e del sensazionalismo, neppure in quei giorni di marzo in cui il sito ha registrato 90.000 clic quotidiani e ci siamo quasi disorientate. Laddove possibile, abbiamo cercato di dare una speranza, anche piccina, certi che tutti ne avessimo bisogno. Oggi inizia una nuova fase e speriamo che possa riguardare anche questa testata. Un anno fa di questi tempi avevamo già iniziato a redigere articoli sulle vacanze, sulle regole per il bagno al mare dei bimbi, sulla prevenzione delle malattie della pelle, sui pic nic, le gite al mare e in montagna, sulle ricette anti caldo. Ci auguriamo di poterlo fare e di tornare a raccontare storie di vita allegre, come abbiamo già fatto tante volte. Oggi è una ripartenza per tutti e cercheremo di essere cauti, ma ottimisti. Intanto vi ringraziamo di cuore perché ci avete letto, in questi ultimi e paradossali 90 giorni abbiamo ricevuto quasi 2 milioni di visite. Ci avete spronato a una scommessa, che, fino a poco tempo fa, sarebbe parsa impossibile: fare informazione costante, h24. Grazie di cuore e buona ripartenza a tutti.

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Ps: pubblico una bella foto di Favignana, scattata un anno fa di questi tempi, che sia foriera di speranza e di ripresa.

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