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Mio figlio non vuole mangiare

Capita, nel corso dello svezzamento, che i piccoli non vogliano saperne di mangiare. L'esperta ci spiega come risolvere, con poche regole, il problema

Cara Dottoressa,
il mio bimbo ha compiuto 2 anni. Non è più attratto da omogenizzati e latte. Il cibo da “bimbi” non gli interessa più.Per fargli fare dei pasti regolari devo inventarmi molti giochi. Pensa che possa mangiare tutto quello che mangiamo noi adulti? Con cosa sostituire il latte? Le merendine vanno bandite? Confido nei suoi consigli e la ringrazio. Valeria

Cara Valeria,
l’alimentazione è fondamentale per una buona crescita e soprattutto per porre le basi di uno stile di vita salutare da condurre anche in età adulta.

La nutrizione del bambino deve soddisfare tre esigenze principali:

L’accrescimento somatico secondo programma genetico, lo sviluppo neuropsicologico ottimale e il
mantenimento dello stato di salute a breve, medio e lungo termine.
Tali obiettivi possono essere conseguiti in pienezza se la nutrizione del bambino è
adeguata sin dalla sua permanenza nell’utero materno, oltre alla fase di allattamento
e svezzamento, per continuare nelle età successive. I fabbisogni calorici e di nutrienti variano secondo l’età e il messaggio che bisogna trasferire ai genitori è che i bambini non sono dei piccoli adulti; il loro organismo è in divenire, in continua evoluzione e sensibile a fattori esterni, in primis a quelli nutrizionali. Sono oramai numerosi gli studi pubblicati in letteratura che evidenziano come abitudini alimentari “sbagliate” agiscano sul metabolismo, ponendo le basi per lo sviluppo già in giovane età di obesità, diabete mellito, malattie cardiovascolari, sindrome metabolica.

Il latte è fondamentale per la crescita del bambino

rappresenta l’alimento esclusivo per il neonato e il lattante. Sono note le innumerevoli proprietà biologiche e nutrizionali del latte materno e l’allattamento al seno va incoraggiato il più possibile, almeno fino ai sei mesi di vita ed oltre, insieme ad altri alimenti.
Nel momento in cui avviene il divezzamento il latte deve continuare ad essere uno dei protagonisti della sua alimentazione e non è assolutamente consigliabile introdurre nella dieta il latte vaccino (consumato dagli adulti) prima del compimento dei 12 mesi di vita, per il rischio di incorrere in carenze nutrizionali e in altre problematiche.

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Sono inoltre sconsigliate l’aggiunta di sale

e il largo consumo di carboidrati, in particolare di zuccheri semplici e di carboidrati ad alto indice glicemico. Ciò significa che bisogna evitare il più possibile di dare ai bambini bevande zuccherate (succhi di frutta, bibite varie, caramelle, dolci); d’altro canto andrebbero incoraggiati alimenti ad alto contenuto di fibre, come i cereali, i legumi, la frutta e la verdura.
Un altro punto da sottolineare riguarda il corretto apporto di proteine: non è un bene “iper-alimentare” i bambini, dar loro da mangiare spesso carne e soprattutto in quantità eccessiva. Oltre che la quantità è importante la qualità delle proteine e, in tal senso, occorre preferire le proteine di origine vegetale.
L’apporto spropositato di proteine, insieme a quello dei grassi, rappresenta uno dei fattori che incidono maggiormente sul rischio di sviluppare malattie cardiovascolari e diabete mellito in età adulta.

Il Pediatra svolge un ruolo importante

perchè si pone come punto di riferimento per i genitori, segue la crescita staturo-ponderale del bambino ed affianca i genitori nel momento delicato del divezzamento.

Accanto a questi consigli nutrizionali, è bene accostare anche consigli “comportamentali”. Il momento del pasto non è utile solo ai fini della crescita, ma è un momento educazionale e di interazione madre-figlio e anche con gli altri componenti della famiglia.
Sappiamo però quanto spesso i bambini possano manifestare dei capricci, mettendo a dura prova la pazienza delle loro mamme.

Ecco, a tal proposito, una serie di consigli:

– corretta distribuzione dei pasti, con orari regolari;
– il momento della colazione è importante: far consumare latte o yogurt, frutta fresca di stagione;
– non fate mangiare il bambino fuori pasto e soprattutto con snack ad alto contenuto calorico e di grassi (patatine fritte, bevande zuccherate, merendine e dolciumi)
– fate consumare il pasto con calma;
– offrite cibi salutari e presentati in modo accattivante, dando l’esempio di mangiarli voi stessi;
– coinvolgete i bambini nelle operazioni che riguardano la preparazione dei pasti, in misure adeguate alla loro età;
– invitate i bambini più grandi a farsi la porzione da soli in quanto è utile per autoregolarsi;
– evitate di forzarli o pregarli per mangiare: in genere si ottiene un rifiuto che si autoconsolida;
– non punirli o premiarli: il cibo non dovrebbe essere utilizzato come un metro per valutare il bambino più o meno bravo;
– non trasformate il pasto in «un piccolo teatrino» coinvolgendo gli altri membri della famiglia
– mangiate a tavola tutti insieme e curate il momento del pasto, limitando l’uso di TV o di smartphone. Ai bambini piace mangiare insieme ai genitori e scambiare emozioni; ciò facilita l’acquisizione di corrette abitudini alimentari. I disturbi dell’appetito sono molto frequenti tra i bambini, ma basta applicare le giuste regole e seguire i giusti consigli per superarli.
Sono diverse le condizioni che possono influenzare l’appetito, tra cui le infezioni (ad esempio il semplice raffreddore), i cambi di stagione, stress emotivi.

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Cosa fare in questi casi?
Cercare di seguire i consigli sopra-elencati e favorire gli stimolanti naturali della fame, ovvero attività motoria all’aria aperta o di altro tipo.
Non è riportato in letteratura scientifica alcun beneficio nell’intraprendere un’integrazione vitaminica per stimolare l’appetito dei bambini, eccetto che in condizioni di accertata carenza.

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