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Mio figlio non mi ascolta

Ecco le cinque regole pedagogiche che possono aiutare i genitori

Se, quando nascono, i figli dipendono in tutto e per tutto dai genitori e la sola forma di “ribellione” che, inconsapevolmente, pongono in essere è il pianto interminabile, già intorno al secondo anno di vita, i piccoli acquiscono un’autonomia assai spiccata. Iniziano a padroneggiare il linguaggio verbale, sanno muoversi nello spazio in modo sufficientemente consapevole. Conoscono le “tecniche” psicologiche da usare per ottenere ciò che vogliono. Soprattutto, già  a due anni di vita, i piccoli maturano quell’indipendenza che li porta a non volere ascoltare le indicazioni dei genitori. È in quel momento della vita dei nostri figli, che, noi genitori, sperimentiamo l’impazienza e quella forma di frustrazione dovuta al dover ripetere in loop (quello non si tocca, questo non si mangia, quello non si dice, quello non si fa) e a non ottenere il feedback sperato da parte dei nostri figli.

Un articolo pubblicato su D (allegato del Corriere) ci aiuta a capirne di più.

Perché i bambini urlano, non ubbidiscono, litigano tra loro, si arrampicano sui mobili e non spengono mai la tv, portando i genitori sull’orlo di una crisi di nervi?

Ecco quali sono gli errori più comuni

e i suggerimenti dell’esperto per instaurare una comunicazione serena ed efficace con i figli. Ma perché questi ultimi non ubbidiscono neppure se i genitori urlano?

“Le mamme e i papà oggi non sono più autoritari come nel passato, quando il rapporto con i figli era basato sulla paura e bastava uno sguardo per farli ubbidire. Abbandonata l’autorità del terrore, il modello educativo che l’ha sostituito non sempre funziona”, spiega il dottor Daniele Novara, pedagogista, direttore del Cpp (Centro psico-pedagogico per la gestione dei conflitti) e autore del libro “Urlare non serve a nulla” (edizioni Bur). “A volte la mancanza di un progetto educativo preciso porta i genitori a far prevalere l’accudimento rispetto all’educazione. Madri e padri riempiono i figli di giocattoli, vestiti, cibo e affetto e l’accondiscendenza, in alcuni casi, è al limite del servizievole. Erroneamente, i genitori considerano tutto questo educazione. In realtà, le attenzioni esagerate mandano in confusione i bambini che non capiscono più i ruoli reciproci. In più, le esortazioni insistenti e noiose causano una ‘sordità selettiva’. Quando i figli non ubbidiscono, i genitori sono sopraffatti da sentimenti di rabbia, che li portano a perdere il controllo e a sfogarsiurlando o usando le mani”.

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L’educazione non può essere lasciata al caso

“Richiede regole chiare e comprensibili, che però non significa dare ordini. Ad esempio, il comando ‘Vai a lavarti le mani’ andrebbe sostituito con la regola educativa: ‘Prima di venire a tavola si lavano le mani’. I figli ubbidiscono quando riconoscono l’autorità, meno ‘comandate’ e più vi daranno retta. La mamma che sbraita sta comunicando al  figliol’incapacità di esercitare il suo ruolo e non verrà ascoltata. Se, infatti, quella che dice sorridendo e con voce sicura al bambino: ‘non scendere dal marciapiede’ riceve la sua attenzione, quella che urla: “non fare come al solito, guai a te se scendi dal marciapiede” anticipa la trasgressione e la sgridata in arrivo. Imparate a comunicare le regole in modo corretto e anche se per anni avete urlato ordini, se riuscirete a diventare una mamma sicura e calma dopo un po’ i bambini si adatteranno e vi ubbidiranno”.

Ecco allora 5 regole per cominciare:

1. Condivisione: le regole devono essere decise da entrambi i genitori e, per non creare confusione, vanno sostenute in uguale modo da mamma e papà.
2. Chiarezza: una regola deve essere comprensibile, chiara e semplice. Il bambino deve sapere cosa può fare e cosa non deve fare per la sua sicurezza, per la sua autonomia e per la socialità.
3. Adeguatezza: Il bambino deve avere regole adeguate alla sua età, ad esempio non è realistico costringere un piccolo di due anni a stare seduto e fermo in un ristorante per ore.
4. Sostenibilità: le regole impossibili disorientano. Sono da evitare, quindi, frasi del tipo: “Vai a giocare in giardino, ma non sporcarti”, “Corri, ma non sudare”. Quando i figli capiscono che i genitori non sono coerenti, perdono la fiducia nei loro confronti.
5. Ragionevolezza: dietro ogni regola ci deve essere una motivazione educativa e pedagogica utile alla crescita del bambino.

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