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Michelangelo Rossato, l’illustratore che racconta fiabe a grandi e piccini

I suoi libri sono vere e proprie opere d’arte che partono da uno studio approfondito per approdare ad una dimensione onirica e alla particolarissima cura del dettaglio, nella parola e nelle immagini.

Spesso si crede che il mondo dei libri per l’infanzia e per i ragazzi comunichi attraverso un linguaggio e delle immagini inafferrabili al mondo adulto. Di conseguenza, il nostro approccio nei confronti di un libro per bambini si limita ad un atteggiamento passivo, quasi di compagnia, talvolta distratto. Poi però accade che quelle illustrazioni che tanto attirano lo sguardo dei nostri figli, riescono anche a far vibrare il nostro personale ricordo di un’età che sembra non appartenerci più, ma che è solo nascosta sotto mille ovvi strati di sovrastrutture.
Tempo fa io e mia figlia siamo andate alla presentazione del libro per ragazzi “Il cuore di Giovanna d’Arco”, scritto e illustrato da Michelangelo Rossato. Quel pomeriggio siamo rimaste due ore sedute ad osservare e ad ascoltare. Il tempo è volato, anzi forse si è fermato e ha azzerato la distanza anagrafica tra me e mia figlia, siamo state letteralmente rapite sia dalle immagini imponenti e piene di storia, di una storia probabilmente  difficile da comprendere per una bambina di dieci anni, sia dal racconto che l’autore stesso ha fatto del libro.
Un racconto pieno di studio, di approfondimento, di cultura, del “nulla-lasciato-al-caso” che rende i suoi libri affascinanti.
Michelangelo Rossato è un giovanissimo illustratore veneto che ama visceralmente l’immagine, ma anche la parola. Ha un linguaggio molto contemporaneo che attrae il pubblico giovane, ma ha anche una cura così appassionata della storia e dello studio da conquistare la stima degli adulti, indistintamente.
Parte da storie antiche e le evolve in uno stile molto attuale attraverso tratti e cromie magnetiche che lo rendono subito riconoscibilissimo, e tramite un uso delicato e avvolgente della parola.
Caratteristiche che riaffiorano nella bella intervista che ci ha regalato.

Sei un illustratore, ma curi il testo: l’immagine arriva dove non arriva la parola o viceversa?

Quando sono autore sia del testo che delle illustrazioni non è facile capire cosa arriva per primo ed è un processo molto divertente! Le parole raccontano solo ciò che le immagini non possono dire, le immagini mostrano tutto ciò che le parole non possono raccontare e spesso mostrano qualcosa che non è narrato nel testo. Ne “Il cuore di Giovanna D’Arco” il lavoro di scrittura è stato molto intenso perché, oltre ad essere il mio primo testo completamente inedito, ha necessitato di una ricerca storica davvero folle, durata quasi sei anni. Ho narrato la vicenda in prima persona con grande immedesimazione e, mentre cercavo di mettermi nei panni di questa creatura eccezionale, le immagini arrivavano come vere e proprie visioni. La copertina del libro, invece, mi è stata chiara fin dall’inizio.

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Ogni tua opera è frutto di uno studio iconografico e storiografico approfondito, anche nella rielaborazione di fiabe famose che proponi in modo “diverso”.

La fiaba per un illustratore è una palestra per l’immaginario. Nel raccontarla attraverso le immagini è possibile dare vita a un mondo inedito, sebbene si tratti di un testo noto: una vera e propria sfida alle immagini stereotipate del genere fiabesco. E il punto di vista del disegnatore rielabora il “già conosciuto” tramite la sua sensibilità.
Quando ho illustrato “Biancaneve” dei fratelli Grimm, ad esempio, il mio interesse era focalizzato sugli aspetti antropologici della fiaba. Ho studiato le origini tribali della Dea Madre anche dal punto di vista estetico, negli usi, costumi e colori dei popoli matriarcali.
Con “La Sirenetta” di Andersen, invece, il mio interesse si è spostato all’interpretazione psicologica della fiaba, un vero e proprio tuffo negli abissi della psiche umana. Ho immaginato un mondo bipolare in cui si contrappongono umano e animale, colore e spirito, natura e industria, colore e bianco e nero.

La tua attenzione sembra privilegiare i personaggi femminili, la loro forza. Nel bene e nel male.

Grazie al mio lavoro cerco di riflettere sull’animo umano attraverso storie che parlano di persone, prima che di uomini e donne. Tuttavia gran parte delle storie che scelgo hanno per protagoniste le donne perchè sono libere da alcune “gabbie emotive” in cui siamo chiusi noi uomini. Questa società patriarcale, oltre a schiacciare la donna, imprigiona noi maschi: fin da piccoli veniamo, infatti, spinti a nascondere le nostre debolezze, a prevaricare sull’altro spesso con aggressività.
Gentilezza, cura, amore, condivisione, scambio, ricchezza e bellezza nella diversità sono alcune delle tematiche nascoste nei miei libri e spero che possano arrivare al cuore di chi li legge e li guarda.

Ai tuoi libri si approcciano anche gli adulti, ti stupiscono quanto i piccoli lettori?

Molti adulti che hanno il coraggio di tener vivo il loro bambino interiore sono capaci di apprezzare e stupirsi, comprendono che un libro illustrato è principalmente un’opera d’arte, e che dunque non ha età.
Alcuni adulti, invece, hanno paura delle mie illustrazioni e delle mie storie, preferendone altre più rassicuranti, forse perché hanno poca fiducia nel potere di rielaborazione dei piccoli lettori di immagini complesse. Probabilmente hanno un’idea tranquillizzante dell’infanzia, ricreando un mondo ovattato in cui vorremmo tornare. Ma i bambini non si meritano le nostre censure.

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La tua attività di laboratorio  influenza la dimensione onirica dei tuoi libri?

Quello con i bambini è sempre uno scambio ricco e profondo, il loro mondo non è corrotto e non ha mezzi termini. Più un libro è complesso e misterioso, più la loro curiosità aumenta e questo mi incoraggia a inserire nei miei libri piccoli segreti o richiami e immagini evocative.
Nei centri diurni mi confronto con adulti affetti da disabilità e propongo loro la narrazione per immagini e a lettura ad alta voce di albi illustrati come momento di condivisione e creatività. Si crea un fortissimo legame emotivo, il loro amore è incondizionato e il loro modo di rielaborare una storia è particolarissimo. Sono “salvi”, “liberi”, mi riportano alla dimensione originaria del fare arte, alla terapia dell’immaginario per cui parole e immagini diventano fondamentali per capirci, ritrovarci e non sentirsi soli.

La tua fiaba preferita da bambino?

Ovviamente “Biancaneve”! E poi seguiva “La Sirenetta”.

Progetti futuri di Michelangelo Rossato?

A breve uscirà “Il bambino di colore” (Ed. La Margherita Edizioni) il mio primo libro pensato per i piccolissimi. Un libro spassoso che invita a riflettere con ironia. Realizzarlo mi ha permesso di far emergere la mia parte più scherzosa e ne sono felice perché credo che ognuno abbia dentro svariate sfumature.
Sto anche lavorando su un’altra storia importante del passato che amo moltissimo, molto fiabesca e ricca di simbologie.

Nel ringraziare Michelangelo Rossato per questa intervista ricca di spunti, vi indichiamo il riferimento del suo sito web e del booktrailer de “Il cuore di Giovanna d’Arco”.

http://michelangelorossato.blogspot.com/

https://www.youtube.com/watch?v=RpW4lCHA7Zk&t=4s

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