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Manuale semiserio per viaggiare con i pargoli

Vi racconto le avventure con i miei bambini, dal primo viaggio in aereo ai tour in giro per l'Italia. Kit di sopravvivenza compreso

La prima volta che ho preso l’aereo con Anna e Niccolò, la “grande” aveva 3 anni e il piccolo 3 mesi: è stata una disfatta!

Forte dell’esperienza maturata nei miei viaggi in aereo con Anna per andare a trovare i nonni in Sicilia,

avevo sicuramente sottovalutato il battesimo del viaggio con il nuovo arrivato. Saliti sull’aereo, Anna prende posto vicino al finestrino e io e Niccolò ci imbrachiamo con la (praticissima!) doppia cintura riservata alle mamme con infante. Si accendono i motori, facciamo “ciao” con la manina, l’aereo imbocca la rampa di lancio, decolla e si scatena l’inferno: Niccolò inizia a urlare e piangere disperatamente e io, invano, bloccata alla doppia cintura, cerco di placare i suoi dolori.
Le hostess, con il loro bel sorriso, sfilano a turno per capire in che modo possano aiutarmi, assicurandosi che abbia SEMPRE la cintura allacciata; i passeggeri attorno a me iniziano a lanciarmi sguardi di minaccia e a chiedermi di tapparlo con quel magico oggetto che si chiama ciuccio e che i miei figli hanno rifiutato sin dal primo minuto della loro esistenza; io mi trasformo in un ciuccio umano e Anna inizia ad autogestirsi mangiando caramelle e decorando l’aereo con stickers e pennarelli!
Ebbene, dopo 90 minuti di volo, il piccolo demone, finalmente stremato dalle sue stesse urla, crolla addormentato… durante l’atterraggio! Avete presente il famoso video di Neil Armstrong che arriva sulla Luna? Bene, quello é stato, allora, il mio sentimento di conquista mentre scendevo le scalette dell’aereo.

Oggi Anna e Niccolò hanno 8 e 5 anni e abbiamo continuato a viaggiare, prendere navi, aerei, treni e fare lunghe trasferte notturne in macchina, perché la vera fatica del viaggiare con i bambini non é la vacanza in sè, bensì la fase dello “spostamento”.
Arrivare a destinazione non stremati dalla fatica del viaggio permette di affrontare la vacanza in modo più sereno. É vero che con i bambini, soprattutto neonati, l’imprevisto é sempre in agguato, ma negli anni ho capito che per “sopravvivere” ai mezzi di trasporto é fondamentale organizzare un “kit da viaggio” che sia come il kit del primo soccorso, con POCHE COSE, ma utili e sostanziose e che sia, soprattutto, il più LEGGERO possibile, in modo da avere libertà di movimento.

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La prima cosa da fare, prima di partire, é calcolare la DURATA DEL VIAGGIO

Ormai Google Maps é più sicuro della lasagna al sugo del pranzo della domenica e ti permette di organizzare gli spostamenti quasi minuto per minuto.
Se viaggi con un NEONATO é inutile riempire la borsa del cambio con tutto il corredo nascita, a parte quelli calcolati in base alla durata dello spostamento, basta metterne uno in più; indispensabili sono ovviamente salviette, crema pannolino, analgesici a effetto immediato (vedi viaggio in aereo!!) e pappe/omogeneizzati/latte in polvere sempre nelle giuste dosi (se il viaggio dura un’ora, puoi tranquillamente lasciare la dispensa piena a casa!!).
La stessa cosa vale se viaggi con BAMBINI PIÙ GRANDI ormai svezzati: basta una bottiglietta d’acqua, il loro snack preferito, caramelle utili ad affrontare decollo e atterraggio (é una fissazione, lo so!); se si viaggia in orari che prevedano pranzo e cena, meglio fermarsi in un bar invece di riempire la borsa con panini e pizze che, prontamente, arriveranno alla fine del viaggio schiacciati e sbriciolati!
Dopo la fase dello “spannolinamento” viaggiare con bambini può prevedere un “kit di sopravvivenza” più leggero e che li renda anche responsabili, nel senso che ogni bimbo può avere un suo zainetto sulle spalle, mentre nella borsa della mamma ci si può limitare alle salviette, gel igienizzante e farmaci di primissima necessità.
Due settimane fa siamo stati a Bologna e nelle 4 ore di treno Niccolò si é divertito a colorare due album che prevedevano anche la creazione di pop-up semplici e immediati: é bastato portare i pastelli a doppia punta per non stare sempre a cambiare colore, un temperino con contenitore e una piccola colla stick.

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Anna, invece, ha messo nel suo zainetto un libro da leggere, un quaderno in cui scrivere e disegnare come se fosse un diario di bordo e due libretti più interattivi che prevedevano delle attività educative, ma leggere.

Ovvio che se i viaggi sono più lunghi e i bambini hanno già fatto la loro pennichella, ben vengano pure i tablet con un film o cartone animato: la tecnologia, si sa, é diventata indispensabile nel nostro quotidiano e anche durante gli spostamenti.

Certo, anche con questi accorgimenti, un viaggio con i bambini può essere molto faticoso

Ed é veramente un miracolo se arrivi a destinazione con trucco e parrucco perfetti, abito stirato, tacchetti ai piedi e sorrisone rilassato: per intenderci, avete presente Kate Middleton che scende dall’aereo con George in braccio dopo le infinite ore di volo Gran Bretagna/ Nuova Zelanda? (Ecco che ritorna il trauma!)

Allora perché viaggiare con i bambini? Perché a parte la fatica obiettivamente il viaggio é sempre “arricchimento”; perché a noi genitori dà l’opportunità di osservare il mondo attraverso i loro occhi e di riscoprire i luoghi che magari già conosciamo sotto altri punti di vista; mentre ai nostri bambini darà l’opportunità non solo di spaziare il loro sguardo e quindi la loro curiosità altrove, ma anche di avere finalmente i genitori a completa disposizione lontani dalla routine di tutti i giorni.

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