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Maltrattamenti negli asili: ecco i segnali che ci lanciano i bambini

L'ultimo episodio è accaduto a Torino. In Italia, da inizio anno, sono state cinque le scuole dell'infanzia finite nel mirino degli inquirenti. Lo psicologo ci dice che vi sono alcuni campanelli d'allarme da parte dei piccini e rassicura che si tratta di eccezioni e mai della regola

   Ieri a Torino il blitz in un asilo nido, in Nasconnido, un nido famiglia, ricavato nella mansarda di appartamento. Arrestate  due maestre con l’accusa di maltrattamenti. L’asilo accoglieva bimbi da 3 mesi a 3 anni e, secondo le carte delle indagini, le condizioni in cui venivano accuditi i piccoli ospiti erano al limite della decenza. Locali non riscaldati, pasti non adeguati, bimbi costretti a rimanere svegli e a sostare in una stanza umida. Le due donne avrebbero anche portato arbitrariamente i piccini fuori dal nido, in giro per Torino, per spicciare delle commissioni. Il numero dei bimbi è risultato inoltre superiore rispetto a quelli che il nido avrebbe potuto accogliere. A far scattare le indagini, le segnalazioni di una ex collaboratrice. Da novembre scorso, la sequela di intercettazioni audio e video ha fatto scattare le misure cautelari. Le due maestre si difendono negando i maltrattamenti e parlando solo di irregolarità nella gestione dell’asilo. Si tratta del quinto caso di maltrattamenti in asili nido o scuole per l’infanzia, accertato da inizio anno. Episodi che lanciano nello sconforto i genitori. Bambini costretti a mangiare in piedi, a consumare il pasto in fretta a suon di improperi. Piccolini apostrofati con insulti, che ledono il loro nascente senso di autostima e di dignità. Maltrattamenti fisici. Eppure l’asilo dovrebbe essere, a tutti gli effetti, “un nido”, la seconda casa dei piccoli. Le insegnanti dovrebbero essere l’alter ego dei genitori. Figure di estrema fiducia. Non si può e non si deve fare di tutta l’erba un fascio. Gli stessi inquirenti rassicurano che gli episodi, venuti alla luce con più frequenza negli ultimi tempi, restano comunque un’eccezione e non la regola. A fronte di episodi indescrivibili per incresciosità, vi sono ottime realtà di accudimento, in grado di ben formare e prendersi cura dei più piccoli. Un’altra occorrenza diffusa è quella degli asilo senza regolare licenza o con personale non a norma. Su tale fronte, sempre gli inquirenti parlano di maggiori controlli. Che i genitori tallonino gli insegnanti, facciano dei blitz nelle scuole o pretendano dispositivi di vigilanza full time non sono le soluzioni ideali. Tra le colonne del magazine Vanity Fair, un noto esperto dà ai genitori preziosi consigli, per comprendere se ci si trovi di fronte a una situazione da attenzionare.

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 Alberto Pellai, medico, psicoterapeuta dell’età evolutiva

 e ricercatore alla facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Milano, si occupa di prevenzione in età evolutiva e nel 2004 ha ricevuto dal Ministero della Salute la medaglia d’argento al merito della sanità pubblica. È autore di molti volumi.

Quali segnali «mandano» i bimbi che affrontano situazioni simili?

«Possono apparire molto affaticati quando devono andare a scuola, ma anche quando tornano a casa. È vero che, soprattutto nel primo anno, fanno un grande sforzo a separarsi dalla mamma e dal papà, che per questo non devono mai trascurare una serie di riti affettivi quando li salutano. Ma, quando stanno attraversando una situazione difficile, anche al ritorno a casa appaiono “diversi”: quello che vivono a scuola li disorienta, e non riescono a trovare equilibrio nemmeno quando sono di nuovo nel loro ambiente protetto».

 

In che modo si comportano?

«Non riescono a ritrovare energia e vitalità. Possono essere silenziosi o aggressivi. È sulle variazioni repentine del modo di comportarsi che il genitore si deve interrogare».

I bambini tendono a nascondere il disagio?
«Sì: quando vivono emozioni negative intense fanno molta fatica a parlare di quello che sentono, soprattutto sotto i 5-6 anni, specie quando sono spaventati. La paura è un’emozione che congela e blocca. Spesso le attivazioni emotive che generano disagio vengono raccontate dai bambini con i gesti più che con le parole».

I disegni possono essere indicatori?

«Lo sono sempre: l’emozione del bambino che non viene raccontata con parole diventa qualcos’altro, anche se ci possono essere milioni di motivi per cui un bimbo disegna qualcosa che ci può sembrare strano. È importante anche osservare il modo in cui gioca: spesso i bimbi giocano alla scuola, e un genitore può osservare quale stile hanno quando fanno i maestri e come trattano il loro bambolotti».

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Che cosa devono fare i genitori che sospettano un maltrattamento?
«Parlarne con altri genitori, poi con il dirigente scolastico, per verificare che cosa succede davvero».

I genitori cosa devono fare?

«Un genitore deve essere sempre accogliente nei confronti delle emozioni del bambino. Non deve fare domande intrusive, come: “Dimmi se la maestra ti ha fatto qualcosa di sbagliato”. In questo caso, il figlio tende a rispondere quello che immagina di dover dire, quello che i genitori si aspettano. Spesso i genitori hanno modalità intrusiva e invasiva, e questo succede specialmente se sono spaventati: diventano spaventanti per il bambino, che tende a chiudersi. Meglio avvicinarsi per comunicare conforto, con un abbraccio, e costruire uno spazio in cui il bambino, sentendosi protetto, ha voglia di aprirsi. Poi dire qualcosa come: “Qualsiasi cosa ti succeda, puoi parlarne con mamma e papà, che possono sempre aiutare il loro bambino”».

Un bambino può superare per sempre un trauma del genere?
«Certo. Gli eventi avversi hanno un impatto sulla mente emotiva, ma se i bambini si sentono protetti e inseriti in una relazione positiva con i genitori, ne vengono fuori. Il cervello può superare un trauma. L’importante è che venga ripristinata la modalità in cui il bambino si sente amato e al sicuro».

Succede spesso che chi si occupa dei bambini li maltratti?

«Sono casi più unici che rari. Io sono contrario alle telecamere nelle aule, perché la scuola deve rimanere un luogo di fiducia a cui affidarsi. I primi a intercettare le stranezze degli insegnanti sono i colleghi, molto sensibili alla protezione dei bambini: la scuola è un sistema allargato

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