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L’infettivologo Cascio spiega come e perché donare plasma iper immune

L’appello è stato lanciato dal Policlinico di Palermo per fronteggiare l’emergenza Covid

La richiesta di plasma iperimmune di soggetti che sono guariti dal Covid 19 non è una bufala, ma va corretta, rispetto ai messaggi virali, circolati in questi giorni sui social. A spiegarlo, con un post su fb, è il professore Antonio Cascio, primario infettivologo al Policlinico Paolo Giaccone e ordinario alla cattedra di Malattie infettive alla facoltà di Medicina di Palermo.

“L’AOUP Paolo Giaccone informa che è possibile donare Plasma iperimmune anti SARS-CoV 2 presso la UOC di Medicina Trasfusionale da soggetti che presentano le caratteristiche idonee alla donazione.
Pertanto si invita chi fosse interessato ad inviare una mail all’indirizzo medicinatrasfusionale@policlinico.pa.it
Nella quale indicare nome, cognome, data di nascita, storia clinica e numero di telefono.
Alla mail dovranno essere allegati :
• referto di almeno un tampone positivo
• numero due referti di successivi tamponi negativi
• eventuale lettera di dimissione in caso di ricovero
I soggetti potenzialmente idonei alla donazione verranno contattati direttamente dal Servizio trasfusionale ed invitati a sottoporsi ad un test di screening per il dosaggio degli anticorpi anti SARS CoV-2-. In caso di idoneità verrà fissato un appuntamento per la donazione di plasma iperimmune
Si prega di non telefonare ai numeri diffusi da precedenti post non autorizzati dalla AOUP poiché sono numeri destinati alla gestione delle emergenze-urgenze che rischiano di non poter essere garantite a causa della forte pressione di telefonate
Per ogni eventuale chiarimento è disponibile il numero della segreteria del Servizio Trasfusionale 091 6553226 attivo dalle 8.30 alle 13.30 dal lunedì al venerdì.”

“La cura con i derivati del sangue umano, spiega il professore Cascio, è in realtà una pratica nota da parecchio tempo alla medicina. Si curano malati con derivati del sangue per diverse patologie, qualche esempio: il plasma è stato utilizzato  anche per curare la Sars e la Mers, l’albumina per curare patologie a carico dei reni e del fegato, le immunoglobuline per il tetano, i fattori della coagulazione per patologie epatiche ed infezioni gravi. Niente di nuovo sotto il cielo ed anche il Policlinico di Palermo ha preso in considerazione la terapia con plasma per la cura del Covid già all’inizio dell’emergenza. Si tratta però di un protocollo delicato, dobbiamo attuare tutte le cautele del caso.

 

COME FUNZIONA LA CURA?

Si preleva dai pazienti guariti del plasma iperimmune, ricco cioè di anticorpi. I soggetti guariti si sottopongono, ovviamente su base volontaria, al prelievo. Grazie a un apparecchio, che consente la cosiddetta plasmaferesi, viene suddiviso il plasma dal resto del sangue, che dopo il prelievo verrà reimmesso nel circolo del donatore. Quindi il plasma verrà iniettato nel paziente ammalato e gli anticorpi diventeranno l’elemento fondamentale della terapia. Ogni donatore riesce a donare plasma per due ammalati e lo stesso plasma non deve essere necessariamente usato nell’immediato, ma può essere conservato fino a due anni.

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CI SONO DEI RISCHI?

La cura con il plasma è pratica ben nota in medicina, la novità sta nel fatto che questa è una malattia sconosciuta e quindi gli effetti, teoricamente, possono essere diversi rispetto alle altre malattie curate normalmente con il plasma. Capita a volte che gli anticorpi possano favorire l’ingresso del virus nelle cellule e questa potrebbe essere una delle possibili complicazioni. Non abbiamo ancora certezza se questa terapia possa essere somministrata anche in pazienti con stadi iniziali di malattia. Finora, infatti, è stata  utilizzata solo  in pazienti gravi. Teoricamente la cura con il plasma non è rischiosa ma si devono comunque immaginare possibili complicanze o tutto quanto da un punto di vista scientifico potrebbe fare peggiorare la situazione clinica del paziente ricevente.

LA TERAPIA HA UNA VALIDITÀ SCIENTIFICA COMPROVATA?

Da un punto di vista scientifico, il plasma dei pazienti guariti è stato utilizzato per curare tante malattie ma non sono stati fatti studi solidi in cui si accerta che la terapia funziona sempre, i dati però sono stati favorevoli ed anche le evidenze relative al trattamento del Covid 19 fanno ben sperare.

I DERIVATI DEL SANGUE UMANO SONO SICURI PER CHI LI RICEVE?

Tutte le terapie trasfusionali rispettano delle norme rigide. Se si riferisce alla possibilità di poter contrarre una malattia dopo aver ricevuto del plasma è da escludersi. Il sangue subisce controlli rigorosissimi, quindi viene trattato con sostanze che inattivano i processi vitali, poi viene abbattuto al fine di purificarlo e di poterlo conservare per lungo tempo (si può mantenere anche fino a due anni). In merito al nostro percorso di sperimentazione, stiamo attendendo tutti i permessi del caso, poiché prima di iniziare dobbiamo avere tutte le carte in regole.

 

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