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Le tre bugie che dicono le mamme “perfette”

Ci sono affermazioni urticanti che le mamme "perfette" proclamano a gran voce a quelle "imperfette"

“Nel paese della bugia, la verità è una malattia” (Gianni Rodari).
E le bugie dette dalle mamme sono infinite. Ma questo lo sostengo io, non Rodari!
Concedetemi due minuti di scrittura (per me) e lettura (per voi) di sfogo. Sì, perché, a volte, accade una cosa strana quando alcune mamme si riuniscono o si ritrovano a parlare nella sala d’attesa del pediatra o della palestra in cui si stanno allenando i figli o alla festa di compleanno presa d’assalto da una tribù euforica di bambini che sta cantando “andiamo a comandare”: mi riferisco al momento del confronto non richiesto, almeno per quanto mi riguarda, su tematiche universali che dovrebbero avere riscontri altrettanto universali. Per la serie che l’evidenza del “2 più 2 uguale 4” non viene neanche lontanamente considerata una palese verità e sei costretta a sentire, basita, affermazioni che negano la realtà dei fatti, che sono una bugia, che non possono essere vere, punto e basta.

Le tre bugie più comuni

“Non ho mai fatto una nottata” è la prima bugia che sente una neo-mamma con 50 sfumature di indaco al posto delle occhiaie. E’ statisticamente impossibile, è un patto di sangue e unilaterale che ogni genitore firma col proprio figlio subito dopo il primo vagito, è il primo comandamento nel Manuale di Distruzione di un Genitore: “Non Dormire”.
La mia verità è che la mia primogenita, al calar della sera, si è trasformata in un licantropo per due anni; il mio secondogenito, per quanto sia stato più docile nelle ore notturne, comunque la poppata la richiedeva, comunque si ammalava (sempre di notte), comunque pensava bene di dar sfogo al virus gastrointestinale in piena notte.
Vi dò un consiglio, se dopo un lungo torneo notturno di “Tappa il figlio”, avete la sfortuna di incontrare la mamma che sostiene di non sapere cosa sia una nottata, non guardatela imbambolata come se aveste davanti a voi un alieno, ma volgete il vostro sguardo verso il papà che le sta a fianco e che fissa un punto indefinito di fronte a lui. Ebbene, l’espressione di quel papà vi svelerà la verità!
“A casa nostra si dialoga con i figli, non si urla”. Casa vostra è a Disneyland? Ecco come vorrei controbattere a un’affermazione simile. Neanche la famiglia del Mulino Bianco si azzarderebbe a sostenere che a casa loro non si urla e che, in un nano secondo di tempo a disposizione, ogni capriccio viene placato dal dialogo. Intendiamoci (perché di questi tempi bisogna sempre chiarire) non è che io abbia l’abitudine di redarguire i miei figli utilizzando gli stessi decibel del concerto del Primo Maggio a Roma, ma se, per esempio, la mattina, quando hai i minuti contati, il piccolo gioca con la tazza del latte finché non lo versa a terra e, contemporaneamente, la grande invoca la tua presenza 157 volte al minuto, beh, scusate, però io il mio urlo liberatorio lo lancio! E la giornata è ancora lunga.
“Con i miei figli riesco a fare tutto quello che facevo prima”. Pura fantascienza. Per quanto si cerchi di organizzare tutto per fare una doccia decente senza pubblico (non) pagante, niente, non ci si riesce. La doccia, infatti, è la sintesi della nuova condizione di mamma, la giusta risposta ad un’affermazione simile: non appena provi a far scorrere l’acqua, LORO (i bambini in stile Visitors) entrano, bussano, ti chiamano, hanno bisogno del bagno o semplicemente del “tuo aiuto”, anche se a pochi passi di distanza, sotto lo stesso tetto, c’è il loro papà. Per non parlare, poi, se volessi azzardare una doccia più shampoo con messa in posa della maschera per capelli. Appunto, pura fantascienza! C’è un prima e un dopo. Stop.

Mamme non giudicate

Potrei elencare decine di altre affermazioni/bugie simili, ma vi avevo promesso solo due minuti di sfogo, pertanto mi avvio alla conclusione con due frasi complementari e che si negano a vicenda: “Beata te, che stai a casa, non lavori e puoi trovare il tempo per riposarti” e, di contro, “Beata te, che lavori e puoi staccare la spina dalla fatica di stare sempre con i figli”.
Ecco due grandi bugie. Non è che se non lavori e stai casa con i figli (per scelta, ma anche per ragioni più complicate) tutti i i giorni ti svegli alle 10, trascorri il tuo tempo a guardare la tv e ogni tanto ti accorgi di avere uno o più figli a cui pensare o loro si adattano ai tuoi tempi. Mentalmente e fisicamente è un impegno costante con loro e la sveglia comunque suona all’alba per provare ad avviare la giornata con la giusta lucidità. D’altra parte, non è che una mamma che lavora part time o full time, vada a divertirsi, a meno che (anche qui), forse, non lavori a Disneyland. Durante le ore lontana dai suoi figli, il pensiero è rivolto sempre a loro, a quello che fanno senza di lei, al fatto di non aver potuto loro augurare il “buongiorno” perché le sveglie hanno suonato in orari diversi.
Si dice che la verità faccia male, “una malattia” appunto, ma solo se viviamo e ci autoconvinciamo di raccontarci delle bugie. Essere genitori comporta delle rinunce e, non ammetterlo, è solo negare l’evidenza dei fatti. Se ci soffermassimo, però, sul fatto che queste rinunce non sono rinunce sterili, bensì l’opportunità di vivere una seconda vita insieme ai tuoi figli, ripercorrere la nostra infanzia e, al contempo, avere il privilegio di costruire un futuro, tutte queste verità ci farebbero vivere con più consapevolezza il nostro ruolo di genitore e con più condivisione la nostra comunità di genitori imperfetti, senza dover avere continuamente l’affanno di dimostrare qualcosa che non è.
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