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Le favole di Irene: A scuola di streghe

Una favola su una strega "particolare", che vuole ribaltare le regole della scuola di stregoneria facendo prevalere il bene sul male

La piccola Irene Migliore ci regala un’altra bella favola, dove la fantasia si mescola a un insegnamento, espresso con parole piccine, ma con un senso davvero da grandi. Una streghetta, che vuole seminare qualcosa di veramente atipico per le streghe. Brava Irene!

 

C’era una volta una scuola per streghe. Settimia era un’allieva, ma era troppo buona per preparare perfidi intrugli e per fare stregonerie. A causa della sua bontà rischiava di farsi bocciare alla scuola di stregoneria così pensò di impegnarsi al massimo per l’esame finale: si trattava di creare un incantesimo originale. Ci fu chi trasformò uomini in animali e chi spargeva polvere sugli oggetti per farli diventare animati. Settimia, invece, che era buona come sempre, decise di creare la pozione della felicità. Prese quindi un pentolone e ci mise dentro tutto ciò che può rendere la gente felice: l’amore, il successo, la ricchezza, l’amicizia e infine le risate, ma siccome le risate erano esplosive il pentolone di Settimia si trasformò in uno spettacolo di fuochi d’artificio. Tutti gli elementi che erano dentro al pentolone si trasformarono in razzi con code luminose. Nel cielo d’estate capita di vederne ancora qualcuna: si chiamano stelle cadenti e realizzano desideri perché sono frammenti del pentolone della felicità.

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