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Le dieci situazioni più sporche per un bambino

Ecco un elenco, stilato da un noto quotidiano britannico, di luoghi, oggetti e situazioni dove l'igiene non sta di casa

Lo studio lo illustra il celebre quotidiano britannico Daily Mail.

Vi sono alcuni oggetti/luoghi e situazioni talmente ricchi di germi, batteri e di microrganismi in generale, che sarebbe preferibile, specie per i nostri bambini, starvi alla larga. Leggendo l’elenco, però, ci si rende conto, che la cosa non sempre è possibile.

Cosa fare?

Semplice: cercare di lavarsi (e lavare al piccolo) le mani ed avere una serie di piccole accortezze, dopo essere entrati in contatto con i fantomatici 10 contesti “più sporchi”.

Ecco l’elenco delle 10 situazioni più sporche

1) Menù dei ristoranti. Molte volte, per ingannare l’attesa prima dell’arrivo delle pietanze, facciamo sfogliare ai piccini il menù del ristorante. Pare, secondo il Daily mail, che questo sia una fonte satura di germi e batteri. Passando di mano in mano (magari qualcuno lo sfoglia umettando le dita con la saliva), la carica di microrganismi aumenta. Ovviamente i menù, a meno che non siano plastificati, non possono essere puliti. Quindi evitare che diventino un passatempo per i nostri bambini e nel caso di noi grandi, lavarci le mani dopo averli sfogliati.

2) Le fontanelle pubbliche. In estate è assai gradevole dissetarsi alle fontanelle che si trovano nei parchi o nei centri storici. Attenzione però: sincerarsi che l’acqua sia potabile e non poggiare mai le labbra direttamente sull’erogatore. Per precauzione, è meglio che i bimbi non bevano acqua dalle fontane pubbliche.

3) I telecomandi, i copriletti e i bicchieri porta spazzolini degli hotel. Ecco un altro noto vettore di infezioni e virus. Anche in questo caso, i nostri bimbi spesso armeggiano con telecomandi e bicchieri, mentre noi, ad esempio, sistemiamo la valigie. Sbagliato. Questi oggetti, seppure in maniera differente, sono zeppi di microrganismi. Sui copriletti (che non vengono lavati con la stessa frequenza delle lenzuola) si annida la polvere e quindi attenzione in caso di bimbi allergici. Sui telecomandi e bicchieri (che passano di mano in mano), può esservi una notevole carica batterica.

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4) La piscina. In acqua, si sa, virus, miceti e compagnia bella, proliferano a dismisura. Sebbene le piscine di hotel e parchi divertimento debbano rispettare degli standard di igiene, può succedere che gli ospiti di queste, specie nelle giornate di affollamento, provvedano alla contaminazione. Un bimbo, per esempio, può essere vettore, da solo, di ben 10 g di cacca, sebbene sia stato pulito dopo il bisognino. Moltiplichiamo per la quantità di bimbi presenti in piscina ed il problema diventa reale. Il rischio è la diffusione del batterio escherichia coli (che si trova naturalmente nelle feci, che vive regolarmente nel nostro intestino, ma che può creare infezioni qualora venga a contatto con bocca o genitali). Cosa fare? Anzitutto pulire il piccolo dopo la pupù con accurato bidet. Una volta in piscina, evitare che il bambino beva l’acqua.

5) I parchi gioco. Scivoli e altalene sono difficili da tenere puliti. Vi giocano decine di bimbi al giorno. Per non parlare dell’area umida con la sabbia. Lì, secondo il Daily Mail, la carica batterica e virale è simile a quella di un cassonetto della spazzatura. Colpa dell’umidità, della mancanza di ricambio e degli insetti, che gironzolando attorno alla vaschetta, depositando feci e uova. Cosa fare? Ovviamente i bimbi devono andare al parco. È preferibile evitare il gioco nella vaschetta di sabbia e per il resto sarà sufficiente vigilare affinchè non si portino le manine alla bocca ed una volta a casa fare ai piccini il bagnetto o la doccia.

6) Le toilettes dei locali pubblici. Queste sono per antonomasia una fonte prediletta per i microrganismi. L’ambiente promiscuo, umido, a volte saturo di “bisogni” fa il resto. Cosa fare? In linea di principio è meglio ridurre allo stretto necessario le visite dei piccoli nei bagni pubblici. Se proprio non se ne può fare a meno, sollevare i piccoli mentre fanno i bisogni, cercare di toccare (e far toccare ai piccini) il meno possibile di quanto li circonda, lavarsi e lavare loro bene le mani e prima di uscire, toccare la maniglia della porta servendosi di un paio di fazzoletti (tra gli ospiti della toilette, in quanti si lavano le mani dopo essere stati in bagno?).

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7) Il carrello della spesa. Per tenere buoni i piccoli, mentre facciamo la spesa, capita che li facciamo accomodare nell’apposito vano del carrello. I bambini iniziano a toccare e talvolta perfino a leccare il carrello. Secondo l’articolo del Daily Mail, il carrello è tra i primi tre vettori di infezioni non umano. Consideriamo che, in sole 24 ore, in un centro commerciale, il carrello può passare anche per 1000 mani. Cosa fare? Se proprio dobbiamo alloggiare i bimbi dentro il carrello, si può provvedere a pulirlo con salviette umidificate con igienizzante e vigilare che il bimbo non si metta le mani in bocca.

8) Smartphone, iPad et similia. Sebbene siano oggetti di uso familiare, la modalità touche fa sì che anche questi siano zeppi di microrganismi. In molti hanno l’abitudine di pulire gli schermi con la saliva che, da sola, può avere la carica di anche 1000 particelle infettive.

9) Pulsanti dell’ascensore e del bancomat. Sempre per le ragioni già elencate, tali dispositivi sono toccati quotidianamente da centinaia di mani. Quindi cautela.

10) Frutta non sbucciata. È preferibile sbucciare la frutta o lavarla con il bicarbonato. La buccia può essere contaminata da polvere, ma anche da uova o cacche di insetti.

I principali agenti contaminanti

Quando parliamo genericamente di attacco di microrganismi ci riferiamo a una condizione assai ampia. Le contaminazione più diffuse sono quelle di virus e batteri. Nel primo caso si può passare da una banale  influenza stagionale, al raffreddore, ai virus intestinali per arrivare a virus più complessi e delicati quali le malattie esantematiche. Nel caso della carica batterica, si va incontro a infezioni. Una delle più comuni è quella da escherichia coli, poiché i batteri fecali sono i più diffusi ed anche i più aggressivi. Nell’articolo abbiamo parlato di situazioni elencate da un’indagine del Daily e non abbiamo specificato che, specialmente con i bimbi, si deve prestare massima attenzione a maneggiare (o far loro maneggiare) uova o carne/pesce crudo (evitando anche contaminazioni) per evitare rischi ad esempio di salmonella.

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No ad allarmismi

L’articolo non vuole lanciare nel panico le mamme e i papà. I bimbi non possono e non devono vivere sotto la campana di vetro. Alcune accortezze, coniugate a un’attenta igiene personale faranno sì che i piccoli potranno giocare, andare in piscina e godersi le vacanze con serenità. Possibilmente non beccando uno di quei fastidiosi malanni che, sovente, rovina le vacanze stesse.

 

 

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