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L’adolescenza dopo la pandemia e il sogno di recuperare il tempo perduto

Due anni senza la possibilità di un’adolescenza per come dovrebbe essere. Quali i danni e come recuperare il tempo perso? Ne parliamo con la psicologa Daria Pandolfo

Il dolore di due anni anni di pandemia e di restrizioni ha il volto degli adolescenti. Uno studio di Jama Pediatrics, suffragato da un’analisi condotta su oltre 80 mila giovani, ha rivelato che sono triplicati i casi di depressione e disturbo d’ansia, rivelando che un adolescente su quattro ha almeno uno dei sintomi del disagio emotivo depressivo o ansiogeno.

Due anni di isolamento, didattica a distanza, eccesso di uso di devices, hanno cambiato i giovani nel profondo e lo conferma anche la Società italiana di NeuroPsicoFarmacologia, che rivela un aumento di uso di psicofarmaci anche nella popolazione degli under 18. I giovani senza socialità sono un ossimoro drammatico. Ancor peggio i giovani che hanno maturato il terrore di contagiarsi o che hanno preso in carico le paure dei loro genitori. Va da sé che nell’adolescenza si scopra se stessi ma anche l’altro: le prime trasgressioni con gli amici, la magia dei primi approcci amorosi, i primi flirt, il fantomatico primo bacio. Cose naturalissime, che però sono diventate eccezionali da quando viviamo nell’ottica della pandemia. Quale il conto da pagare? Come recuperare? Ne abbiamo parlato con la dottoressa Daria Pandolfo, psicologa palermitana.

Dottoressa, cosa è successo ai nostri ragazzi in questi due anni?

Ahimè hanno visto negata la possibilità di socializzare. La socialità è parte della natura umana. L’uomo è un animale problematico e sociale. Questa seconda caratteristica però va coltivata e allenata. Se io mi abituo a stare solo avrò molta difficoltà a entrare in relazione con l’altro. Dall’incontro con l’altro e dallo scambio facciamo un’evoluzione continua, ma la possibilità dell’incontro deve essere una condizione ricorrente e naturale.

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Cosa hanno perso gli adolescenti?

L’adolescenza è il momento in cui ciascuno di noi cerca di capire chi é. Questo processo avviene per prove ed errori ed è fondamentale il confronto con i pari. Un adolescente deve trasgredire ed è giusto che sia così, poiché questo allontanamento dalle regole dei genitori è necessario perché di quelle regole si colga il senso profondo e ad esse si possa tornare. Tutto ciò però è possibile vivendo una vita normale, in mezzo agli altri, potendo fare tutte quelle cose che un giovane deve fare: i primi viaggi, le feste con gli amici, le uscite fino a tardi. Se un ragazzo invece deve rimanere a casa, coltivando amori ed amicizie dietro a uno schermo, tutto diventa assai complesso. Ahimè questa condizione è stata la norma per un periodo davvero troppo lungo, speriamo sia definitivamente conclusa.

Restano però i giovani o ancor più i genitori terrorizzati dal Covid, cosa vuole dire loro?

Due anni fa di questi tempi il Covid era un nemico terribile e sconosciuto. Non c’erano cure, né vaccini. Oggi non è più così. Oggi quindi, come suggeriscono gli esperti, ci vuole cautela ma anche capacità di convivere con il virus. Questo deve essere chiaro ai ragazzi che temono il contagio, ma ancora di più ai genitori.
I genitori, anche quelli più spaventati, devono capire che l’adolescenza, che tanti erroneamente definiscono come l’età difficile, il tempo della sregolatezza, è in realtà il momento più bello nella vita di ciascuno di noi. È il tempo dell’affermazione di se stessi, processo che è possibile solo grazie al confronto con l’altro. Perché ciò accada é però necessario allontanarsi da mamma e papà per sapere chi sono realmente. Se resto chiuso nella cappa d’oro costruita dai genitori non imparo a vivere, tutt’al più sarò un clone di mamma e papà.

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I nostri ragazzi recupereranno quanto perso in questi due anni?

Sono molto fiduciosa che sia così. Il cervello dei più giovani è ancora plastico e pieno di risorse, quindi, se è vero che quanto perso a tredici anni non può tornare, è anche vero che potrò riprendermi quanto mi è stato tolto. Considerato che ormai lo stato di emergenza è finito, è bene che i genitori incentivino i loro figli a uscire dal guscio, a fare il viaggetto tanto sognato, a partecipare ai pomeriggi e alle feste organizzati con gli amici. Non sarà tutto semplice. L’adolescenza è il tempo delle delusioni profonde, con gli amici e con i primi amori, ma proprio da quelle delusioni si imparerà  la vita e non si dimenticherà più l’insegnamento acquisito. Se durante il tempo della chiusura molti genitori si sentivano più tranquilli perché i loro figli erano a casa, non potevano fare tardi e potevano fare spostamenti limitati, oggi devono comprendere che restituire ai giovani la vita vera, che é fuori dalle porte di casa e lontana dagli schermi del pc, è il regalo più grande. Loro si allontaneranno, trasgrediranno e infrangeranno le regole. Tutto ciò però, se abbiamo seminato bene, farà sì che si edificheranno uomini e donne stabili, che sapranno tornare dai loro genitori con un bagaglio ricco, al quale anche mamma e papà potranno attingere. I figli, non dimentichiamolo, li diamo al mondo, non possiamo tenerli per noi. Un genitore che ha paura, crescerà figli che hanno paura. Se il timore diventa troppo grande, facciamo un viaggio con mente e cuore, rivediamo noi quando eravamo adolescenti e così riusciremo a capire meglio che i nostri ragazzi devono camminare per la loro strada. I genitori  devono  seminare, tendere una mano in caso di caduta, ma non possono portare i figli sulle spalle per sempre. 

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