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La violenza, il femminicidio, il male dentro casa

La psicologa Valeria Augello spiega la violenza alle donne anche quando questa arriva nel "tranquillo menage" familiare e non solo da parte del partner

Donne e Violenza ormai suona come un sinonimo, del quale si parla tanto, che scuote le coscienze nel profondo. Questa forza impetuosa, incontrollata, volta a spegnere sorrisi ed azzerare risorse e capacità oltraggia, offende, genera altra rabbia senza abitudine. Le donne che ne sono vittima, accolgono, obbediscono, piangono, amano come le altre donne che vivono relazioni serene ed affettuose. Si illudono, sperano nei cambiamenti e aspettano. Mentre tutto si ripete e diventa ogni giorno più distruttivo. Purtroppo un copione che, spesso, viene spezzato solo dalla morte.

La violenza fisica

Possiamo distinguere tre diversi tipi di violenza: fisica, quando l’impulso aggressivo si trasforma in comportamento diretto; sessuale, quando la costrizione riguarda gli atti intimi; psicologica, quando all’interno di una relazione di coppia conflittuale il partner esprime il proprio disappunto tramite insulti, intimidazioni, svalutazioni o, come in questi ultimi giorni hanno tristemente riportato le cronache, quando vengono colpiti gli affetti più cari alla donna a voler perpetuare il dolore in eterno. Una donna che subisce violenza non li distingue così come vengono riportati sui libri. Una donna che subisce violenza entra in un vincolo atemporale che la spinge lontano dalle sue aspettative, la rende incapace di desiderare, di credere in altro, di confrontarsi, di capire che può e che deve sottrarsi a tutto questo. Spesso le mani che la colpiscono sono le stesse mani che subito dopo la sfiorano e che l’accarezzano. Ecco perché, a volte si è incapaci di reagire, di spezzare il copione. L’amore viene confuso con amore che amore non è.

Chiedere aiuto contro la violenza

Chiedere aiuto, sempre, anche quando non è facile. E’ importante sottolineare gli aspetti soggettivi e personali della donna. Quando l’autostima e l’autocritica sono basse vi sarà una percezione distorta di se stessi, della propria immagine corporea, del valore e delle proprie capacità, e sarà più difficile svincolarsi. Tutto viene mantenuto dai sensi di colpa e dalle continue conferme della propria inadeguatezza. Quando, invece si cresce equilibrati, consapevoli degli aspetti emotivi e con buone capacità di coping, quando cioè l’autostima ci spinge a credere in noi, allora sarà semplice rendersi conto che si sta vivendo una relazione disfunzionale, malata che rende solo schiavi, una relazione improntata alla paura, senza amore. In questo caso la donna attiverà le risorse messe a sua disposizioni e rifiuterà di ricevere la violenza.

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La violenza familiare

Le violenze intrafamiliari sono doppiamente drammatiche. Il vincolo di sangue porta con se un doppio tradimento pieno di vergogna e l’omertà, per cui è più difficile chiedere aiuto e lasciarsi aiutare. Il copione è sempre lo stesso però. Anche qui il soggetto non possiede un controllo attivo sulle proprie pulsioni e utilizza l’altro a fini meramente strumentali. Gli impulsi, anche relativi al controllo, vengono scaricati “sull’oggetto” nel vero senso del termine. Non si è più persone ma oggetti, e in quanto tali, privi di anima e sensazione, facili da annientare.
Comprendere che l’amore è sicurezza, svincolo, libertà! Se gli altri non ci amano come noi meritiamo di essere amate non è una nostra colpa, non è un nostro problema. Le donne non possono riflettere il narcisismo dei loro uomini, ma accettare la sfida e reagire.

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