Home » La sindrome del bambino vulnerabile e il terrore di perdere tuo figlio

La sindrome del bambino vulnerabile e il terrore di perdere tuo figlio

Una condizione poco nota in Italia, ma che riguarda principalmente i genitori che hanno sperimentato criticità nel diventare tali

Un bimbo che vive in una bolla. Cosicché non possa succedergli nulla. Così da evitargli un malanno, una caduta accidentale, che soffochi mentre mangia, che qualcuno possa fargli del male. É una condizione diffusa, di cui però si parla poco e le cui cause in Italia sono poco esplorate. Si tratta di una vera e propria sindrome, quella definita del “Bambino vulnerabile”, descritta per la prima volta nel 1964  da due pediatri americani: Green e Solnit. Interessa per lo più bimbi nati in condizioni critiche: prematuri, nati a rischio vita, ma anche bimbi che arrivano dopo una serie di aborti spontanei o a seguito di fratellini morti precocemente.

I genitori, le madri in particolare, vivono la costante condizione di allerta, temono che il pericolo sia sempre dietro l’angolo: “Al mio bambino può succedere qualcosa di molto grave. Il mio piccino è fragile, devo proteggerlo, devo prevenire la disgrazia.”

Nella maggior parte dei casi, questi timori sono infondati: i bimbi hanno ormai superato la loro fase critica, stanno bene, possono condurre una vita del tutto normale, eppure i genitori tendono a proteggerli oltremodo, a trattarli come dei bimbi di porcellana, frangibilissimi, vulnerabili a qualsivoglia stimolo. Spesso i genitori stessi hanno consapevolezza di stare esagerando, ma la paura e l’istinto di protezione hanno la meglio. Per capire la sindrome da bimbo vulnerabile, abbiamo chiesto un parere alla dottoressa Daria Pandolfo, psicologa, esperta di relazioni tra genitori e figli e con una vasta esperienza di supporto genitoriale nei reparti di Terapia intensive neonatale.

Dottoressa Pandolfo, cos’è la sindrome del bambino vulnerabile?

Si tratta di una sindrome che si manifesta in genitori che per lo più hanno avuto un’esperienza traumatica rispetto alla nascita del figlio. Un trauma, che può essere legato alla gravidanza, alla nascita, all’immediato post partum, ma anche ad eventi avversi precedenti all’arrivo del piccolo, basti pensare all’abortività, alla morte intrauterina o poco dopo la nascita. Il trauma porta i genitori a temere che il loro bambino sia vulnerabile e quindi hanno la preoccupazione di sintomi e disturbi, che in realtà non esistono. Ogni segnale può lanciarli nel panico: fosse anche uno starnuto. Anche quando la situazione drammatica alla base viene meno, loro continuano a guardare il loro bimbo come un bimbo fragile ed ovviamente ciò va a scapito della serenità familiare e di quella del piccino in primis.

Può interessarti:  In vacanza in Trentino Alto Adige con i bimbi: montagne, musei, giardini, castelli e un mondo da favola

Perché succede questo?

Le dinamiche di iper protettività e di estrema ansia nei confronti dei propri bambini, hanno molto a che fare con quello che noi siamo, alle relazioni che abbiamo stabilito nell’infanzia con i nostri genitori. Essere stati cresciuti nell’ansia e nell’iper protettività, sicuramente favorisce l’essere a nostra volta dei genitori ansiosi e ultra protettivi. Rompere però questa catena è possibile: si parte con il riconoscimento di una condizione disfunzionale, si lavora su se stessi ed è importante farsi aiutare dagli esperti.

Un genitore che sbaglia per troppo amore, a quali rischi espone il proprio bimbo?

Il troppo fa sempre male. Il rischio è che il genitore iper protettivo non consentirà al proprio figlio di fare quelle esperienze evolutive naturali, che lo facciano diventare maturo e che gli facciano acquisire consapevolezza di sé. Tutto può iniziare allorquando il bimbo inizia a mettersi in piedi o a muovere i primi passi e il genitore timoroso tende a proteggerlo oltre modo. Il genitore sta inconsapevolmente impedendo al suo bambino di esplorare il mondo, ma anche di misurarsi con se stesso. Quindi, di fronte a terrori immotivati, chiedere aiuto è fondamentale, partendo proprio dai pediatri, che sapranno indirizzare verso la giusta direzione da prendere.

molti terrori iniziano in utin, Quanto è importante lì la presenza dello psicologo?

La presenza dello psicologo in Utin è fondamentale. Entrando in una Utin facciamo i conti con un lutto, qualunque sia il livello di gravità per il quale ci troviamo là. La maternità, per definizione, è un momento di gioia, è il coronamento di un sogno. Quando il proprio pargoletto però viene tolto alla mamma e ricoverato, si crea una frattura tra madre e figlio, viene meno l’idealizzazione della gravidanza, la simbolizzazione del figlio che verrà. Si crea un grosso squilibrio e quindi i genitori vanno aiutati con prontezza, ma è fondamentale che si lascino aiutare. Devono farlo per loro e devono farlo anche per il loro bambino, per evitare che vada incontro a fragilità assolutamente evitabili.

Può interessarti:  Marketa Kanokova: amo disegnare le cose che nessuno nota

Cosa devono fare insieme genitori e bambini per iniziare a stabilire una relazione sana?

Una cosa molto semplice: devono giocare insieme. Nel gioco il genitore scopre alcuni aspetti e capacità del proprio figlio. Il gioco va fatto in una condizione di relax: via i telefoni di torno, dedichiamoci ai nostri bimbi con serenità, senza terrori immotivati. Quando siamo in presenza di bimbi prematuri o con dei deficit nelle capacità psicomotorie, spesso suggeriamo di iniziare a giocare sul pavimento, alla stessa altezza, genitori e figli, già in tempi precoci, con tutte le precauzioni del caso, ciò per aiutare a stimolare il piccolo e a cementare il rapporto e la serenità con i genitori.

Quanto è importante favorire l’autonomia dei nostri bimbi?

É fondamentale. Spesso per prevenire i rischi, aiutiamo in tutto e per tutto i nostri bambini. Li aiutiamo a bere o mangiare, anche da grandicelli, per paura che si sporchino, che non finiscano la pappa o peggio che si affoghino. Dobbiamo invece lasciarli fare da soli. Vigilandoli, ma non opprimendoli, non sostituendoci alle loro capacità. In tal modo li aiuteremo a crescere più autonomi e più sicuri.

Genitori iper apprensivi e troppo protettivi, possono uscire dal tunnel dei loro terrori?

Con il dialogo a cuore aperto, un lavoro su se stessi e senza esitare a chiedere aiuto agli esperti, superare lo scoglio è possibilissimo e consentirà una vita familiare migliore ed enormi vantaggi nello sviluppo emotivo del bambino.

Grazie dottoressa e ad maiora

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

WC Captcha − 1 = 7