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La prematurità, l’Utin, la paura e la speranza

Quando un bimbo nasce prima del previsto si scombussola l'emotivita del singolo genitore e della coppia. La paura, all'inizio, la fa da padrona. Ecco i consigli della psicologa

In qualunque modo accada, una nascita prima del termine è sempre un duro colpo, nessuno vi è veramente preparato. La madre viene privata di quel processo psicologico, che avviene nelle ultime fasi della gravidanza e che le consente di individuare il figlio come altro da sé.

Una nascita prematura e “tecnologica”

Questa nascita pericolosa e “tecnologica” del figlio, irrompe sempre con violenza all’interno della coppia, smorza e sconvolge il suo clima di serenità e di piacevole attesa e altera tutte le dinamiche vigenti al suo interno.
A volte tutto può avvenire all’improvviso, ad esempio, ci si rivolge al medico per quella che può essere scambiata per una banale indigestione e si scopre di avere invece le doglie.
In altri casi, invece, c’è forse un preavviso che ha reso necessario un ricovero. Alcune donne sono costrette a trascorrere delle settimane in ospedale, e ciò si accompagna spesso ad un senso di paura associato alla mancanza di controllo sul loro stesso corpo. Ogni giorno in più, che passa senza che avvenga il parto, il rischio di mortalità decresce del 3%, ma aumenta il livello di stress che, certamente, non incide positivamente.

Prematurità, stress e incredulità

Allo stress si associano incredulità, rabbia e, a volte, tanti sensi di colpa, ma soprattutto paura.
Paura rispetto ad un evento incontrollabile, paura rivolta all’elevato rischio di mortalità e morbilità. Paure realistiche che ostacolano la comprensione e all’accettazione di questo inaspettato evento.
Tanto più lunga e faticosa è la degenza, poco rassicurante il futuro, grande lo sforzo per dare un senso appropriato, tanto più difficile sarà il pensiero di altre gravidanze, e ciò può accadere anche quando ad attenderci è un lieto fine.

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Bimbi prematuri e Utin

Dentro la UTIN il tempo, a volte, sembra rallenta ed altre accelera paurosamente. Non c’è distinzione tra notte e giorno, feste e giorni lavorativi. Tutto è sempre abbastanza frenetico. Luci, macchinari e suoni continui e fastidiosi, trilli difficili da dimenticare. Le necessità dei bambini non vengono soddisfatte dai genitori, bensì da medici, infermieri e apparecchiature che li mantengono in vita.
Questo almeno nei giorni più critici. Poi ci sono le carezze della mamma e del papà, i loro pianti e i loro sorrisi scaldano il piccolo, il suono dolce della loro voce gli dona forza, c’è la marsupio terapia che crea l’attaccamento ed i momenti dedicati all’allattamento per nutrirli di grande amore.
Piano piano, ci si integra con quei suoni, tutto diventa familiare, nascono le competenze e le amicizie che, spesso, durano veramente tanto. Insomma, si fronteggia la situazione nel migliore dei modi.

Riuscire a mantenere l’equilibrio non è facile, per istinto e natura potremmo tendere alla disperazione in tale avversità. Per fortuna ogni UTIN offre anche comprensione e professionalità, sicurezza ed empatia. I genitori vengono accolti ed accompagnati durante questo difficile percorso e continuamente sostenuti in ogni fase. Sempre. Come nell’utilizzo di una specchio, la percezione di non essere soli aiuta e rafforza nella coppia la competenza necessaria a trasmettere fiducia al figlio.

Dimissioni dall’Utin

Dopo il rientro a casa e dopo il periodo idoneo al riequilibrio è importante cercare di ricostruire in maniera più serena, ciò che è accaduto. Una narrazione e/o ri-narrazione seguita da personale dedicato potrebbe diventare uno strumento indispensabile per tener conto di tutte le emozioni, che in si sono attivate e sospingere verso una crescita, una trasformazione ed un’evoluzione continua sempre piena di attenzioni, cure e amore.

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