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La mononucleosi: come riconoscerla e curarla

Il virus della mononucleosi può dare sintomi preoccupanti. La diagnosi tempestiva e le giuste precauzioni, garantiscono una guarigione veloce e completa

Salve Dott.ssa,
il mio bambino ha 5 anni ed è stato ricoverato in ospedale per una faringite con febbre che durava da diversi giorni, nonostante la terapia antibiotica. Il bambino accusava stanchezza e aveva anche dei rigonfiamenti visibili sul collo. I medici hanno diagnosticato una mononucleosi. Potrebbe spiegare di cosa si tratta? E’ necessaria una terapia per questa malattia?
Sara

Cara Sara,
la mononucleosi è una patologia molto frequente tra i bambini e gli adolescenti. Proverò a spiegarle in breve i punti salienti della patologia, dandole allo stesso tempo dei consigli.

La patologia è comunemente chiamata “malattia del bacio” in quanto si trasmette tramite la saliva sia direttamente, che indirettamente attraverso gli oggetti.

Si tratta di un’infezione causata dal Virus di Epstein Barr (EBV), appartenente alla famiglia degli Herpesviridae

La malattia ha in genere un andamento benigno e può talvolta decorrere in maniera paucisintomatica (pochi sintomi) o del tutto asintomatica.
Esistono tanti altri virus in grado di determinare un quadro clinico simile a quello della mononucleosi, tant’è che si parla in prima battuta di sindrome mononucleosica e di mononucleosi soltanto nel momento in cui viene posta diagnosi eziologica da correlare al virus EBV.

I segni e i sintomi della malattia sono i seguenti:
  • febbre, che può presentarsi come febbricola o come febbre elevata e che può avere una durata superiore ai 5-6 giorni
  • linfoadenopatia nella maggior parte dei casi latero-cervicale, ovvero comparsa di tumefazioni palpabili al collo, ma possono essere interessate altre sedi come cavo ascellare o inguine
  • stanchezza
  • malessere generale
  • faringodinia, ovvero mal di gola, segno di faringite con essudato tonsillare purulento, che spesso impedisce al bambino di alimentarsi adeguatamente
  • splenomegalia e/o epatomegalia, ovvero aumento di dimensioni della milza e del fegato.
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Frequentemente ciò che allerta i genitori e che conduce il bambino all’attenzione del Pediatra è proprio  la presenza delle tumefazioni al collo o in altre sedi.

Inoltre la faringo-tonsillite non guarisce nei tempi canonici, nonostante in prima battuta il curante possa aver consigliato la somministrazione di un antibiotico ed anche questo desta particolare preoccupazione nei genitori.
E’ bene sapere, infatti, che la faringo-tonsillite che può aversi nella mononucleosi ha delle caratteristiche molto simili a quella batterica e, quindi, può essere difficile dirimere tra le due condizioni, soprattutto in assenza di altri sintomi e segni.

La diagnosi di mononucleosi si basa sull’anamnesi e sull’esame obiettivo effettuato dal Pediatra.

Nel sospetto della patologia si può ricorrere ad esami ematochimici e, in particolare, alla ricerca degli anticorpi prodotti contro il virus. Esiste un profilo specifico di anticorpi che consente di comprendere se il paziente ha avuto in passato la mononucleosi o se l’infezione è recente.

L’interessamento dei vari organi sopra-descritto è espressione dell’azione del virus e regredisce spontaneamente nel tempo. Gli organi maggiormente interessati sono la milza, che aumenta di dimensioni e il fegato, per il quale si può riscontrare, oltre all’aumento dimensionale, anche un incremento delle transaminasi agli esami di laboratorio.
La malattia può interessare altri organi (sistema nervoso centrale o periferico, cuore, midollo osseo), anche se meno frequentemente.

Per la mononucleosi si consiglia una terapia di supporto: antipiretici per la febbre, soluzioni reidratanti orali se il bambino non si alimenta adeguatamente per contrastare la disidratazione e l’eventuale insorgenza di chetosi (acetone).

CONSIGLI
  • fare visitare sempre il bambino al Pediatra, soprattutto se febbre persistente e scarsa alimentazione
  • per la febbre usare paracetamolo o ibuprofene
  • supportare l’idratazione mediante uso di soluzioni minerali (soluzioni reidratanti orali pediatriche)
  • se il bambino non si alimenta potrebbe essere necessario un ricovero per mettere in atto terapia di supporto infusionale
  • favorire il riposo a letto e limitare l’attività fisica fino a completa guarigione

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