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Io dentista vi racconto come e quando si lavora in tempo di Covid

Molti studi specialistici sono chiusi, i dentisti sono tra i medici che seguitano a lavorare, seppure a condizioni davvero rigide

Studi medici specialistici chiusi da ormai un mese. A meno che non si tratti di visite urgenti o indifferibili. Lo stabilisce uno dei decreti sulle regole di contenimento del Covid 19. Ed ovviamente vi sono alcune specialità mediche che l’urgenza la contemplano solo in peregrine circostanze. Ecco infatti che sono chiusi i battenti della maggior parte degli studi oculistici o di quelli dermatologici, anche i cardiologici privati lavorano pochissimo, perché di fronte a un’urgenza cardiocircolatoria va da sé che il paziente si rechi direttamente al pronto soccorso. Un’eccezione, nel loro caso, è rappresentata dalle pazienti gravide che devono sottoporsi a ecocardio fetale.  Aperti invece molti studi ginecologici, è ammessa per decreto la possibilità di seguire le gravidanze. Per tutti è valida la regola della possibilità di ricevimento delle pazienti oncologiche, sintomatiche o con visite di controllo programmate. Si pone la questione degli screening annuali: seno, tiroide, nei e su tal fronte tanti sono gli interrogativi dei pazienti, a cui i medici non sanno rispondere, perché al momento tutto quanto è programmabile va rimandato.

Odontoiatri in tempi di Covid

Un discorso a parte lo meritano gli odontaiatri, che con le urgenze hanno una certa abitudine. Il mal di denti, si sa, da qualsiasi causa sia generato, è uno dei sintomi più invalidanti per l’organismo ed ecco che si pone il quesito: troverò il mio dentista aperto? È autorizzato a curare in studio anche una “banale” carie?

Abbiamo chiesto delucidazioni alla dottoressa Angela Palmeri, stimata odontoiatra agrigentina.

Dottoressa, ho mal di denti, posso venire nel suo studio?

Di fronte alle urgenze apro lo studio, è ovvio. Per noi le urgenze indifferibili sono i traumi, le pulpiti, le disodontiasi del dente del giudizio. Si tratta di occorrenze odontoiatriche che anzitutto provocano dolore, che non si allevia con semplice terapia farmacologica non si allevia. Oltre a placare il dolore, ovviamente, si tratta anche di risolvere un problema, che se trascurato può avere delle conseguenze.

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Da quando è iniziata l’emergenza Covid, come è cambiata la sua professione?

Sono casa da più di un mese. Come dice il virologo Burioni, in asserzioni che io condivido in pieno, i dentisti sono tra la classe medica quelli ad alto rischio. Da sempre abbiamo convissuto con patologie facilmente trasmissibili come l’epatite o l’HIV ma con le opportune sistematiche di disinfestazione e sterilizzazione e i dpi che ci hanno accompagnato come parte integrante del nostro lavoro abbiamo lavorato diciamo tranquillamente. Il Covid-19 è altro. Non sappiamo come si cura, sappiamo però che è labile ai nostri sistemi di disinfezione e sterilizzazione. Il problema principale è la trasmissione: il dentista per definizione lavoriamo nella bocca del paziente e i fluidi salivari sono mezzo di trasmissione. Inoltre lavoriamo a molto meno di 1 metro di distanza dal paziente che non può, ovviamente, tenere mascherina mentre operiamo. In più c’è l’aerosol, che si crea a causa degli strumenti che utilizziamo e che si concentra maggiormente su di noi medici e paramedici, ma si diffonde anche su ciò che ci circonda. Il rischio è alto.

Quindi dal dentista solo per assoluta necessità?

Sono medico, ho fatto un giuramento al momento della laurea con il quale mi impegnavo a curare chi ne avesse bisogno. Quindi, anche se con un po’ di timore, più che altro perché potrei essere io stessa veicolo di contagioper la mia famiglia, opportunamente protetta e in presenza di urgenze vado in studio.

Come organizzate gli interventi?

C’è una lunga vestizione: doppia maschera, guanti, tuta e poi ho deciso di lavorare da sola. Non espongo le assistenti al mio stesso rischio. Sono medico ma anche datore di lavoro pertanto devo proteggerle come cerco di fare con la mia famiglia.

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Come vi preparate a tempi migliori?

Ci stiamo preparando alla fase 2 con l’acquisizione di tutti i sistemi per proteggere i pazienti e noi medici. Paradossalmente è stato valutato come i pazienti nello studio dentistico siano più protetti che in altre sedi viste le entità di disinfezione e sterilizzazione a cui sottoponiamo i nostri strumenti e superfici. Siamo più a rischio noi per quel che arriva dall’esterno che non chi si siede nelle nostre poltrone.
Non abbiamo linee guida ad oggi specifiche ma ci stanno lavorando e noi attendiamo.

Grazie dottoressa Palmeri.

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