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Intervista a Paolo Vallesi, che torna su Rai 1 con dedica ai suoi genitori

Intervistiamo un cantante che negli anni '90 toccò l'apice del successo. Oggi ci riprova nello show di Amadeus

A inizio anni ’90 è stato un’icona del pop. Faccia da bravo ragazzo, riccioli bruni, un timbro vocale profondo e canzoni che entravano subito in testa, senza però  scadere nella banalità. Nasceva nella fortunata scuderia musicale fiorentina di Bigazzi e Dati, la stessa che, un paio di anni prima, aveva spalancato le porte della notorietà ad Aleandro Baldi e a Marco Masini. È il 1991, una sera di febbraio, all’Ariston presentano Edwige Fenech e Andrea Occhipinti. È il venerdì della consacrazione delle Nuove proposte e a sorpresa vince il bel ragazzo fiorentino, che canta una canzone dal titolo coraggioso: “Le persone inutili”. È Paolo Vallesi, garbato, fondamentalmente timido, che nelle interviste dispensa “c” aspirate a destra e a manca, ma quando canta diventa perfetto: bella voce, intonato, dotato dell’appeal musicale di chi la musica l’ha studiata. Il grande successo arriva però l’anno dopo. Sempre nella Città dei fiori, sempre annunciato da big Pippo. È l’anno de “La forza della vita”. Terza assoluta nella classifica generale, ma prima nelle vendite, in testa alla classifica italiana per settimane e sulle vette anche di quelle spagnola, olandese e sudamericana. Vallesi spopola in Italia e all’estero. Quella del ’92 è un’estate indimenticabile con quel singolo, Le amiche, che noi, adolescenti “pop” degli anni ’90, abbiamo scolpito nel diario fanciullesco del cuore. Perché tra quelle “amiche che scrivono diari o lettere e in cuffia ascoltano la stessa musica” ci siamo ritrovate un po’ tutte. Vallesi scorazzava su e giù per l’Italia, con il Cantagiro e poi volava in Spagna, Portogallo, Argentina. Aveva chissà quante fans e pare fosse già sposato (sebbene giovanissimo), ma che, per accordi con il management, dovesse tenere ben nascosta sua moglie (sarà vero?).

Poi le cose cambiano. La fama, si sa, oggi ti strizza l’occhio e domani si sgonfia come una bolla. Vallesi, nel giro di pochi anni, non ha più il successo di quel periodo a cavallo tra il ’91 e il ’94. Continua a far musica, scrive un nuovo album, “Non mi tradire”, ma le vendite e i box office stavolta non gli danno ragione. Fa un altro Festival, senza però bissare i successi precedenti e nel 2005 si concede anche un discusso reality, la Talpa. Per il grande pubblico il fiorentino riccioluto esce di scena, sarà per questo che le teenagers di oggi fanno difficoltà ad associare la sua faccia al suo nome. Sebbene, però, la sua “La forza della vita” si è iscritta, di merito, nel repertorio pop musicale che resta.

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Paolo Vallesi ci riprova

Lo vedremo stasera su Rai 1, tra i protagonisti dello show di Amadeus, Ora o mai più, che, dopo l’esperimento della scorsa estate si è guadagnato il prime time del sabato.

Paolo, te lo aspettavi?

La proposta era nell’aria. Volevo però capire di cosa si trattasse. Ho seguito tutta l’edizione 2018 ed ho visto che i miei colleghi venivano trattati con la dignità che meritavano. Ho deciso di accettare. Sarà una bella sfida, una prima serata su Rai 1 di Sabato sera. Presenterò anche il mio nuovo singolo e duetterò con un coach che stimo molto. Sono carico ed entusiasta.

Sono passati quasi trent’anni da quella prima volta all’Ariston

Già e sicuramente sono cambiate parecchie cose. Non è mutata l’emozione che provo ogni volta che salgo su un palcoscenico, parte la musica e devo iniziare a cantare. Da questo punto di vista sono uguale al “ragazzino” di allora. Musicalmente sono cresciuto, è cambiato il mio genere ed anche la mia voce. Ovvio che il mio nuovo singolo non somiglia a “Le amiche” o “Ridere di te”. Sebbene voglio precisare che dietro quei testi anni ’90, che apparentemente celebravano i buoni sentimenti in maniera molto pop, c’era molto di più. Un lavoro di ricerca musicale e cantautorale, che ovviamente si adeguava ai tempi.

Ti è mancata la fama?

Sono sincero, inizialmente no. Anzi, vi confesso che sono stato io, a un certo punto, a scalzarla. Ero dentro il tritacarne del successo, i concerti, le copertine, le fans, i giri all’estero. Tutto bello, esaltante, ma non c’ero abituato. Arrivo da una famiglia semplice, cresco con la passione enorme per la musica, parto esibendomi nei locali. Questo successo che mi piomba addosso mi destabilizza. Mi fermo un attimo ed è stato quell’ attimo forse a farmi perdere l’istante magico. Quando la fama è venuta meno ovviamente mi è un po’ mancata, ma non ne ho mai fatto un dramma. Ci ho riprovato, ma il momento magico era passato. Ho sempre vissuto di musica, componendo colonne sonore, scrivendo per altri colleghi, producendo progetti e poi facendo i concerti per il pubblico dei miei affezionati. Molti non sanno che, in questi anni meno celebri, ho fatto un disco che per me è il mio più bello, si chiama 17 e 45, lo conosci?

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– Io sì, perché ho continuato a seguirti e ne ho le prove (sorrisi).

Per il resto dico orgogliosamente di non essermi mai depresso. Se la vita dovesse misurarsi solo con la fama, sarebbe un fallimento.

Parlaci del Vallesi privato

Il momento più bello della mia vita privata è stato l’essere diventato padre. Ho un figlio di 21 anni che si chiama Francesco e per dirla come mi diceva  Bigazzi, è il mio capolavoro. Fuor di retorica, sono convinto che sia così. È un bel ragazzone, mi somiglia e condivide con me, tra le altre, la passione per il calcio. Io sono ancora dentro la Nazionale cantanti. Certo vent’anni fa correvo, oggi mi limito alle foto di rito.

Cosa pensi della musica di oggi?

Che è diversa dalla musica che facevo io ai tempi del grande successo. Ciò non vuol dire che sia peggiore. La musica va contestualizzata con il tempo. Oggi ci sono cose belle, così come cose meno belle. Lo stesso accadeva negli anni ’90 o nei mitici ’60. Certo, vi sono canzoni che non temono il tempo e restano senza tempo.

La forza della vita è una di queste?

Lo dite voi. Certo, se ancora tutti la ricordano ed è facile canticchiarne l’inciso un motivo ci sarà.

Qual è il ricordo più bello della tua carriera?

Sei siciliana e voglio raccontarti di un’emozione provata nella tua terra. Palermo, 1 marzo 1992 (reduce dal terzo posto con la Forza della vita). Teatro Dante (esiste ancora?) gremito in ogni ordine di posto. Era il mio primo vero concerto. Si apre il sipario e davanti a me il buio, illuminato da decine e decine di micro lampadine (somigliano ai più moderni led, ed erano un must negli anni ’90). Il mio cuore iniziò una galoppata difficile da descrivere. Mi tremarono le gambe e pensai ai miei genitori, Oriana e Isio. In pochi istanti li ho rivisti accanto a me, a sostenere la mia passione per la musica. Mio papà operaio, mia mamma casalinga, fecero una montagna di sacrifici per farmi studiare musica. Sai che petto gonfio di orgoglio quando vinsi Sanremo. Oriana è Isio, un grande esempio. Sai, oggi vivono sul mare, vicino Livorno, perché Firenze è bella ma caotica. A loro dedico anche questa seconda chance, sperando di dargli grandi soddisfazioni.

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Grazie Paolo, te lo auguriamo e ad maiora!

 

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