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In Sicilia vi è un posto chiamato Farm. Lì il bello è padrone di casa

La Farm Cultural Park di Favara è uno dei principali siti di arte contemporanea al mondo. Io lo esploro con i miei figli ed è sempre una nuova scoperta

“Nessuno mai si allontana di qui con la sua nave nera,
se prima non sente, suono di miele, dal labbro nostro la voce;
poi pieno di gioia riparte, e conoscendo più cose”.
Odissea, libro XII, vv.148-200

Per un siciliano fuori sede

 la Sicilia ha lo stesso richiamo del canto delle sirene. Chi nasce e cresce in un’isola porterà sempre quella terra con sé, tenderà a cercare il mare con gli occhi e a riempire lo sguardo di quegli stessi colori brillanti, frutto dell’unità armonica tra cielo e mare che hanno incorniciato la prima parte della sua vita. Tempo fa, passeggiando per il litorale agrigentino, mia figlia Anna mi disse una frase che mi stupì per la semplicità e l’efficacia descrittiva: “Mamma in Sicilia il sole è più basso e più luminoso!” Queste sue parole dette così all’improvviso, mi hanno fatto capire che anche lei, mezzosangue siculo, avrebbe sempre portato con sé quel sole così brillante.
 

Sia Anna che Niccolò hanno conosciuto la loro seconda terra, Agrigento, a 3 mesi

e hanno imparato ben presto che, vedere all’orizzonte la Valle dei Templi, significa essere arrivati a destinazione e che, da quel momento in poi, avranno del tempo da trascorrere in totale “libertà”, lontani dagli impegni della loro quotidianità e vicini ai “vizi” dei nonni siciliani!
Passeggiare con loro nei miei luoghi d’infanzia è un’esperienza surreale, perché mi permette di rivivere quegli stessi luoghi, che ben conosco, sotto un altro punto di vista, come se li rivedessi per la prima volta, dato che il punto di vista dei miei figli, ovviamente, non corrisponde al mio.
Ma c’è un posto nell’agrigentino che, negli ultimi anni, ho scoperto insieme ai miei figli proprio perché è “nato” lo stesso anno di Anna, il 2010: si tratta di Farm Cultural Park, uno spazio sorto all’interno del Cortile Bentivegna di Favara, un comune a pochi chilometri da Agrigento.
 

I fondatori, Andrea Bartoli e Florinda Saieva

marito e moglie, hanno pensato bene di ristrutturare questo spazio costituito da sette cortili di antichi palazzi in modo davvero lungimirante e originale, all’insegna dell’arte contemporanea, dell’architettura e del design, tanto da essere “ospitata” alla Mostra Internazionale di architettura di Venezia e segnalata da “Purple Travel” tra i primi dieci siti di arte contemporanea al mondo da visitare.
 

Adoro questo luogo

 scoperto quasi per caso, non solo per la mia naturale inclinazione per tutto ciò che è la visione dell’arte, ma per lo stupore che ogni volta stimola in Anna e Niccolò: quando “entriamo” alla Farm, li lascio liberi di esplorare spazi che ormai già conoscono perché permanenti e di scoprire spazi sempre nuovi, perché costituiti da mostre o allestimenti temporanei.
Nel romanzo “Il Gattopardo” di Tomasi da Lampedusa, ad un certo punto, viene pronunciata la frase: “Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”, in un duello tra vecchio e nuovo che, secondo me, viene ben risolto negli ideali di fondo della Farm: all’interno di questi “Sette Cortili”, infatti, oltre a respirare “arte”, non puoi non apprezzare la portata innovativa del Bello che genera Bello; intorno a Farm Cultural Park sono sorti altri angoli che hanno risentito di questa portata innovativa e stimolante, invogliando, pertanto, molti giovani a vivere la realtà in cui sono nati e cresciuti non come un limite da cui, a volte, fuggire, ma come uno stimolo a migliorare sempre di più.

Una nuova visione del senso civico a cui Farm Cultural Park tiene particolarmente

 
avendo anche fondato SOU, una scuola di architettura rivolta ai bambini che, attraverso attività legate all’urbanistica e all’ambiente, ha il fine di stimolare non solo la creatività, ma anche i valori indispensabili dell’impegno sociale. Anna e Niccolò, data la “leggera” distanza, non hanno mai potuto frequentare le lezioni di SOU, ma puntualmente esplorando le aule così particolari di questa scuola, desiderano che la loro cameretta sia arredata allo stesso modo!
 
I bambini, infatti, non possono che diventare piccoli esploratori alla Farm, andando su e giù per scale e scalini, entrando e uscendo da spazi espositivi sempre diversi e colorati, volgendo lo sguardo all’insù per guardare la “grande lumaca rosa” e spaziando lo sguardo da una parte all’altra perché la prospettiva magicamente cambia. E i genitori, un passo dietro di loro, non possono che partecipare alle loro scoperte e farsi guidare da quello stesso stupore che provano i bambini.
Un fascino esplorativo che può continuare qualche chilometro più in là all’interno del parco archeologico della Valle dei Templi, perché, tra tante problematiche, la mia magica terra ha il pregio di stupirti sempre, in un ideale ponte temporale che va dall’immobile e gloriosa bellezza dell’antichità della Valle dei Templi allo spazio contemporaneo dell’arte come impegno sociale di Farm Cultural Park.

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