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In Sicilia possiamo spezzare la catena del virus

Intervistiamo l’infettivologo palermitano Tullio Prestileo, che è fiducioso in merito al decorso del virus nell’Isola

Spezzare la catena del virus. È l’obiettivo, plausibile visti i fatti, della sanità siciliana. Nell’isola infatti è fermo a tre il numero dei contagi certi di Coronavirus. Sono tutti concentrati a Palermo e non si tratta di casi secondari, ossia  nati nell’isola. Sono tre turisti bergamaschi, arrivati nel capoluogo lo scorso venerdì. La prima paziente diagnosticata è ricoverata in buone condizioni all’ospedale Cervello, il marito e un altro membro del gruppo di gitanti lombardi, sono risultati positivi ma asintomatici. Restano in osservazione ed in quarantena nell’hotel del centro, insieme al resto della comitiva. Sebbene il capoluogo siciliano sia entrato in allarme già da quasi quarantotto ore – scuole chiuse fino  al prossimo lunedì, disinfestazioni straordinarie negli uffici pubblici, centro storico semi deserto, saracinesche abbassate in diversi negozi, bar, ristoranti e librerie vuoti e supermercati con un’impennata di utenti – dal fronte medico arrivano segnali incoraggianti.

Abbiamo intervistato il dottore Tullio Prestileo, noto e stimato infettivologo palermitano, dirigente medico all’ospedale Civico di Palermo.

Dottore Prestileo, facciamo il punto sulla situazione coronavirus in Sicilia?

Fuor di retorica, siamo ottimisti. Il fatto che il numero di contagi sia fermo a tre, ci fa ben sperare sul fatto che stiamo riuscendo nell’intento di spezzare la catena del contagio.

Come aiutare i medici in questo obiettivo?

A Palermo in ambito sanitario si stanno rispettando norme strettissime di sicurezza. Di contro si chiede la collaborazione della gente. In che modo? Rispettando le ormai famose dieci regole, in cima alle quali  vi è quella di lavarsi frequentemente le mani. Considerato poi che le scuole, precauzionalmente, sono state chiuse, sarebbe opportuno non affollare altri luoghi: ludoteche, palestre, cinema, ristoranti, centri commerciali. La vita quotidiana non può essere interrotta, però, in questo momento storico, evitare e limitare le situazioni di assembramento aiuterà a far passare più in fretta questo periodo di allarme. Restano valide le indicazioni a rimanere a casa se si hanno i sintomi dell’influenza, a usare fazzoletti di carta, da buttare subito dopo l’uso, a limitare contatti fisici come baci, abbracci, strette di mano. Rendere noti viaggi in Cina o comunque nei paesi stranieri più interessati all’emergenza. Stessa regola vale per chi torna dalle regioni d’Italia più colpite dal Coronavirus. In tutti questi casi utile un autoisolamento. Non sono indicazioni  coercitive, ma condizioni che possono farci uscire in tempi brevi dall’allerta.

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Se i contagi dovessero fermarsi a tre, già da lunedì a Palermo si tornerebbe a fare la vita di sempre?

Lunedí mi pare un termine prematuro. Non fosse perché l’andamento di fenomeni epidemici necessitano di un tempo più lungo. Tra una decina di giorni potremo avere le idee più chiare.

Conferma che l’allarmismo intorno al Coronavirus è in ampia parte infondato? Eppure in Cina sono morti anche dei contagiati relativamente giovani.

L’infezione da coronavirus, osservata in Cina su 73.000 persone, nell’83% dei casi decorre senza sintomi o con sintomi lievi. Una malattia con ricovero ha riguardato  circa il 15% dei contagiati.  Solo il 2% dei casi è arrivato al decesso e si è trattato, nella maggior parte, di soggetti con patologie preesistenti ed un’eta superiore ai settant’anni. È vero sono morti anche dei giovani, ma in una percentuale piccola, che rientra nella statistica. Una cosa é morire a causa diretta del Coronavirus, una cosa è ritrovarsi ad avere il Coronavirus con patologie già preesistenti. Ovviamente, anche se si gode di ottima salute, è meglio non infettarsi quindi seguiamo le regole di cui abbiamo parlato, manteniamo la calma e attendiamo che questo periodo critico passi.

Quali le misure sanitarie a Palermo?

Due grossi ospedali della città sono attrezzati a fronteggiare i ricoveri in reparto di Malattie infettive, con eventuale terapia intensiva, si tratta del Cervello e del Policlinico. Nei nosocomi della città sono stati disposti degli accessi ad hoc al triage per chi presenta i sintomi del Coronavirus. Sono state adibite delle tende da campo, dove sarà possibile trovare personale medico per i primi controlli. Sono state inoltre attivate delle ambulanze dedicate. Queste accortezze però non devono far correre in ospedale in maniera dissennata. Non si può intasare il ps per qualche linea di febbre o un paio starnuti. In prima battuta é bene chiedere consulto al medico di famiglia o chiamare il 112 o il 1500. La psicosi é un fenomeno reale. Anche a Palermo, in queste ore, si sono moltiplicati i falsi allarme. Considerate che siamo ancora nel periodo dei virus influenzali comuni ed entrare nel panico per un banale raffreddore è facile. A tal proposito suggerisco agli anziani e più i generale a chi soffre di patologie pregresse, donne incinta, bimbi immunocompromessi o con danni d’organo/diabete, di sottoporsi al vaccino antiinfluenzale, che intanto protegge da una batteria di virus e quindi rende meno cagionevoli. Per il resto affidiamoci al buon senso e cerchiamo di essere fiduciosi. Le premesse perché tutto rientri ci sono eccome.

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