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In famiglia abbiamo avuto tutti il Coronavirus. Vi raccontiamo la nostra storia

La testimonianza di un giovane ligure, i cui genitori sono stati tra i primi positivi in Italia

Jacopo vive a La Spezia, ha 24 anni, è uno studente universitario ed è positivo asintomatico al Coronavirus. I suoi genitori invece di Covid-19 si sono proprio ammalati e sono stati due dei primi casi italiani. Jacopo ci racconta la sua storia.

Jacopo, come è cominciato tutto?

Sono risultato positivo al tampone, dopo la scoperta della positività dei miei genitori. Per capire l’accaduto dobbiamo fare un passo indietro. Era il 25 febbraio e i miei tornavano da Milano. Erano stati a teatro a vedere uno spettacolo. Un’occorrenza comune, nessuna situazione di rischio estremo, perché sì i teatri sono posti chiusi, ma non era sicuramente una condizione da centinaia di persone ammassate. Al rientro i primi sintomi, riconducibili a una banale influenza: febbre, tosse secca, spossatezza e disturbi respiratori per fortuna non gravi. Il 2 marzo sono andati in ospedale perché i sintomi non regredivano e nel frattempo in Italia l’allarme Coronavirus era diventato generale. Ancora però in quel periodo non c’era la consapevolezza e l’informazione di oggi. Tant’è che i miei si sono fiondati al pronto soccorso, cosa che non si deve fare assolutamente onde evitare contagi a tappeto.

Risultano positivi al Coronavirus?

Il due marzo era ancora un momento di poche idee chiare in merito a dove e come fare il tampone. In ospedale i miei vengono visitati e quindi sottoposti al test rino-faringeo. Risultano positivi e vengono ricoverati all’ospedale San Martino di Genova, dove per sei giorni sono stati sottoposti a una cura antivirale generalmente usata per l’Hiv. Non sono mai stati in condizioni gravi ed hanno risposto bene alle terapie. I miei sono entrambi cinquantenni e godono di buona salute. Nel frattempo anche io mi sottopongo al tampone e risulto positivo.

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Come ha vissuto la notizia della sua positività al Coronavirus?

Sono sempre stato del tutto asintomatico. Niente, neppure un minimo colpo di tosse. Sono sempre stato benissimo. L’ho però vissuta male. Immagini l’angoscia: io isolato a casa a La Spezia, i miei in ospedale a Genova. Non è stato facile.

Oggi come sono le condizioni dei suoi genitori?

Sono a casa, stanno proseguendo una terapia antivirale ma clinicamente sono guariti, poiché non hanno più sintomi. Siamo tutti e tre in quarantena assoluta a casa e stiamo bene. I sanitari ci sono vicini. Chiamano ogni giorno per informarsi sulle nostre condizioni di salute. Ci hanno raccomandato di monitorare i sintomi ed in particolare di misurare giornalmente pressione sanguigna e temperatura. Qualsiasi sbalzo va attenzionato e comunicato. Finora però noi stiamo bene e ci auguriamo continui così.

Cosa aspettate per avere conferma della vostra guarigione?

A brevissimo faremo due tamponi consecutivi. Se saranno entrambi negativi potremo dire di essere guariti. Non per questo però allenteremo la cautela e le attenzioni per noi e per gli altri.

Cosa ha imparato da questa esperienza?

Che il virus può avere tempi di incubazione anche lunghi, così confermavano i medici in ospedale ai miei genitori. Si parla di tempi superiori anche ai 14 giorni, occorrenza che deve farli riflettere ed invitarci alla cautela. Che il virus può essere sconfitto ma che ci vuole prudenza e rispetto delle regole. In questo momento difficile ho imparato a mantenere la calma. Nei giorni più complessi, quando io ero a casa isolato e i miei in ospedale, non gravi, ma comunque sofferenti, sono stato molto propositivo e sono sempre stato vicino alla mia famiglia, anche se a distanza, cercando di dare loro la forza necessaria per superare questo momento. Mi sento di dire alla gente di seguire scrupolosamente le regole. Non è una malattia sempre fulminante, ma può esserlo per varie fasce di popolazione, per cui la prudenza e il rispetto delle regole devono essere un imperativo per tutti. Consiglio, se si hanno sintomi sospetti, di non correre in ospedale, ma di chiamare il medico curante o il 188. Non muovetevi da casa, potreste essere un rischio per la collettività. Credetemi ci si ammala ed è facile diventare positivi più di quanto non si immagini.

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Cosa farà quando tutto sarà finito?

Desidero solo tornare alla normalità, che spero di vivere al meglio.

Auguri Jacopo!

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