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Ilaria Bordenca, l’artista che fa anche la psicologa

Storia di Ilaria Bordenca, psicologa "teatrante" a completo servizio dell'arte

La donna della settimana di A tutta mamma è Ilaria Bordenca. Giovane agrigentina, nata a Roma, da papà Alfredo maestro d’arte e pittore-scultore, e mamma Rosa Tirrito, insegnante di lettere moderne, pittrice e scultrice, da quali assorbe varie influenze artistiche.

Prima la danza, poi il teatro

Ha studiato psicologia all’Universita di Palermo, lei preferisce definirsi “teatrante” e danzatrice poliedrica, psicologo, e specializzata in danza movimentoterapia integrata a drammaterapia, psicodramma, fabulazione e arteterapia, con studi attuati sia in Italia che all’estero. Conduce laboratori di espressione corporea, movimento scenico e coreografico nei laboratori teatrali e di danza in vari corsi e stages di accademie, teatri, istituti scolastici ed enti di formazione, considerando sempre la danza e il teatro con il loro significato profondo non come forma di intrattenimento, ma, esclusivamente, come espressione del Se‘ autentico.

Si è occupata di teatro sociale e teatro verità

Soprattutto in contesti difficili quali carceri, comunità alloggio, zone e scuole a rischio. Nel 2007 le viene riconosciuto il Premio “Ivo Scherpiani” come migliore attrice non protagonista al “60° Festival Nazionale di Arte Drammatica” di Pesaro, con il personaggio di “Iana” nella “Governante” di Vitaliano Brancati, con la regia di Ilenia Costanza. Nell’ottobre del 2011 crea in Sicilia, ad Agrigento, nel cuore della città, il primo effettivo luogo fisico, in cui l’arte e la sua formazione possono manifestarsi, l’OpenSpace Theater, di cui è il direttore artistico, organizzativo e creativo. Oggi è Centro Polivalente delle Arti, all’interno del quale si trova un Teatro Off e una Galleria d’Arte.
Ho conosciuto Ilaria per caso

Tramite amici comuni, proprio all’OpenSpace, abbiamo iniziato subito a chiacchierare. Da lì è nata l’idea dell’intervista a tu per tu.

– Ilaria Bordenca non solo artista, ma anche psicologa. Ci racconti un po’ il tuo lavoro? Nello specifico di cosa ti occupi?

– Svolgo un lavoro poliedrico e con differenti sfaccettature, nello specifico mi occupo di psicologia, di arte e di arteterapia. La mia formazione è varia e mi permette di toccare vari campi. Oramai faccio la psicologa da ben 18 anni, ho uno studio privato ed, essendomi formata come psicologo scolastico, lavoro tanto nelle scuole, sia nella conduzione di gruppi alunni e gruppi insegnanti e sia in enti di formazione per educatori. Mi occupo anche di danza movimentoterapia e di arteterapia sia in campo educativo che clinico, per il benessere psico-corporeo e nella cura di differenti patologie. Inoltre conduco laboratori di espressione corporea, movimento scenico e coreografico nei laboratori teatrali e di danza in vari corsi e stages di accademie, teatri istituti scolastici ed enti di formazione, considerando la danza e il teatro con il loro significato profondo, non come forma di intrattenimento, ma, esclusivamente, come espressione del Sè autentico, come mezzo di trasmissione di contenuti fondamentali che servono all’evoluzione dell’essere umano; l’Arte come mezzo di cambiamento. Negli anni, in varie parti della Sicilia, mi sono occupata di teatro sociale e teatro verità, soprattutto in contesti difficili quali carceri, comunità alloggio, zone e scuole a rischio, e di formazione sul linguaggio del corpo e sul modello funzionale corporeo per insegnanti ed educatori. La mia formazione è da teatrante, perchè non trovo consono definirmi attrice, che integrata alla mia formazione da psicologa e arteterapeuta, mi permette di formare e accompagnare gli allievi, di qualsiasi età, sesso, o con disabilità attraverso il teatro come possibilità di cambiamento, di trasformazione. In questi ultimi anni, mi occupo particolarmente di promozione culturale e produzione teatrale indipendente, soprattutto di teatro-danza sperimentale.

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Crescere in una famiglia di artisti ti ha fatto apprezzare tutte le arti in generali?

– Crescere in una famiglia di artisti e di insegnanti mi ha dato il senso profondo dell’arte e della cultura. Mi ha permesso di avere talmente tanti stimoli, che ho dovuto, ad un certo punto, confinarli e cominciare a costruire un mio mondo differente. Chiaramente nella mia evoluzione, mi ha aiutato il vissuto a Roma, gli stimoli artistici, ricevuti durante gli anni 70/80, all’interno della galleria Arte ai Fienaroli in Santa Maria in Trastevere di mio padre, Alfredo Bordenca, pittore-scultore. Gli stimoli di altri artisti, pittori, scultori, attori, danzatori hanno anche contribuito. Venivo portata, ovunque, negli incontri intellettuali e artistici, assorbendo fin da bambina la bellezza della complessità e, paradossalmente, dell’essenziale e il senso dell’estetica. Venivo trascinata a tutti gli spettacoli teatrali da mia madre, Rosa Tirrito, da ottima cultrice della letteratura e della drammaturgia, essendo un’insegnate di italiano, latino e storia, ora anche scultrice e pittrice. Ma il mio linguaggio più consono e rilevante era quello del corpo, quindi sceglievo e mi indirizzavo verso tutte le attività fisiche, come l’atletica leggera e la danza. Quando venivo portata a teatro, lo disdegnavo, la “parola” non era il mio forte. Una volta dissi di fronte ad uno spettacolo su di un testo di Pirandello: Mai salirò su un palcoscenico a recitare!

Fu la mia condanna e la mia delizia…il teatro è Pirandello”.


Arte,musica,teatro…nasce l’OpenSpace theatre. Cosa rappresenta per te questo posto e quali sono le attività che vengono svolte presso la struttura?

– L’OpenSpace Theater l’ho pensato, desiderato e concretizzato dopo vari anni di lavoro sul campo e, 7 anni fa ,volendo mettere radici, decisi di stabilirmi qui ad Agrigento, anche se il mio carattere, la mia personalità e la mia storia mi hanno sempre portata ad essere un po‘ zingara e orientata ai viaggi e alla scoperta, ed è proprio per questo, per vari anni, per lavoro, ho fatto la spola tra Palermo e le varie città siciliane. L’idea dell’OpenSpace Theater nasce come centro polivalente delle Arti, all’interno, infatti, si trova un teatro off e una galleria d’arte. Negli anni è stato contenitore di laboratori teatrali con recitazione, dizione, espressione corporea, canto, mimo, teatro-danza, corso di canto moderno, sede di stage e workshops di fotografia, architettura, teatro, canto, danza, sede di vernissage, happening, spettacoli e rassegne musicali, teatrali, cinematografiche, area danza movimentoterapia integrata, musicoterapia, artiterapia, indirizzari a vari tipi di utenze: adulti, ragazzi, bambini e diversamente abili. Soprattutto, oggi, l’OpenSpace Theater è un’associazione socio-artistico-culturale, che si orienta alla produzione di progetti artistici indipendenti e di denuncia e allo sviluppo di ideazione, progettazione e organizzazione di eventi con l’obiettivo della promozione culturale e sociale attraverso l’arte. L’OpenspaceTheater vive grazie alle varie collaborazioni artistiche e di sostegno dei soci che di volta in volta si succedono in base ai progetti. Un contenitore intriso di arte per tutte le persone e le associazioni che hanno interessanti progetti artistici e culturali”.

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Tra i tuoi spettacoli teatrali quale è quello che ti sta più a cuore?

– Ogni personaggio, e quindi ogni spettacolo rappresenta sempre una parte di ognuno di noi, più o meno emersa, più o meno nascosta. Quindi sono legata in maniera differente a tutti gli spettacoli che ho fatto dal 1997, da quando ho iniziato fino ad adesso. Se devo su due piedi fare una scelta, sceglierei i personaggi che toccano le parti più profonde della mia anima e dalla mia persona: “Legittima Difesa Dossier”, con il monologo di Franca Rame sullo stupro di gruppo da lei realmente subito; “L’Onorevole” di Leonardo Sciascia, nel ruolo di Assunta, personaggio che osserva soffrendo il marito, accettare per ascesa politica e sociale, compromessi nella terra siciliana, ledendo i valori di giustizia più profondi in cambio di favori terreni personali; in ultimo step una piccola embrionale messa in scena indipendente“The Born/Il Parto”, performance di teatro-danza, che mette in luce il parto artistico e la creatività e che conto di limare e renderlo un vero e proprio spettacolo. Ma sono innamorata di tutti “i miei figli, di tutti i miei parti”, li amo tutti in maniera differente.

 Anche l’esperienza nel cinema. Cosa ti spinge a rimanere ancorata nella tua terra?

– La Sicilia è terra di fuoco, di conflitti e di paradossi. Qui trovo la grinta, l’energia, il calore e, anche, la rabbia per attivare il fuoco sacro teatrale. Considero la Sicilia come metafora di problemi e dilemmi esistenziali più grandi e universali. Da qui, infatti, ho sentito il dovere di mettere in scena questa metafora, e in maniera naturale è nato lo spettacolo “Canti, Cuntu e Focu della Sicilia Bella”, che non è uno spettacolo popolare, ma una mise en espace tra musica, canti, teatro altamente intellettuale e, nello stesso tempo, accessibile a tutti e che porto in giro non solo in Sicilia, utilizzando come scenografia, chiese e luoghi storici e antichi. Diciamo che sento di avere parte di me in Sicilia e una parte di me in giro per il mondo. La mia sete di sapere e di conoscenza, che non si ferma solo ai libri e ai contenuti astratti, mi portano a girare spesso il mondo, permettendomi di avere una conoscenza più aperta e basata sull’azione e la sperimentazione. Diciamo che ho verso la mia terra un rapporto di amore/odio, come diceva il grande Pablo Neruda, un rapporto un po‘ “borderline”. Ne osservo le virtu‘ e mi distruggono le tante nefandezze, che si commettono in questa fertile e generosa terra. I suoi figli non l’hanno amata tanto e si spera in un tempo migliore. Forse io, come figlia innamorata, aspetto questo, un po‘ come Penelope; aspetto, ma in azione, ed è per questo che rimango, ma, spesso , sento la necessità di „andare“ per non essere risucchiata dalla parte oscura di questa madre terra”.

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– Un consiglio che daresti ai ragazzi che amano fare questo lavoro?

– Cosa consiglio ai ragazzi che si avvicinano a questo mestiere? Quello di psicologa o quello dell’artista? Io li faccio entrambi e non so cosa potrebbe significare l’uno senza l’altro. Spesso mi dicono: Il teatro è la tua passione?Io rispondo: No. Il mio lavoro, insieme al mestiere di psicologa, e diciamo che mi hanno dato da vivere per ben 18 anni. Io li ho scelti entrambi, ma con una modalità differente.Ogni lavoro va scelto con cura e ti deve stare bene come un vestito addosso, nè troppo stretto, nè troppo largo, devi stare comoda e ti devi sentire a tuo agio. Si deve scegliere il lavoro solo se ci si innamora e, chiaramente, bisogna rispettarne tutte le regole e le responsabilità e, anche se arrivano i momenti di stanchezza, di noia e di non amore e, anche vero che, se l’hai amato la prima volta, puoi rinnamorarti nuovamente; capire che magari è finito quel tempo idilliaco e serve sperimentare altro, cambiando, se serve, mestiere, basta esserne consapevoli. Non sono, comunque, la persona idonea alla quale chiedere un consiglio sul mestiere dell’attore, sono assolutamente anarchica, soprattutto in questo campo. Non mi piace stare troppo tempo nelle compagnie, non mi piace fare ripetutamente uno spettacolo, quasi mai faccio provini. Per me il teatro ha solo un obiettivo: comunicare messaggi profondi alle persone, farli riflettere, dar loro lo spunto per cambiare direzione verso valori umani e spirituali universali, dare voce fisica alle riflessioni dei grandi letterati. Per me rappresenta un modo per fare “politica“, occuparsi delle “cose comuni”, “denunciare” quello che non va in questa società umana. Sicuramente quello che consiglio ai ragazzi è che non si devono fare edulcorare dalle promesse di gloria e falso successo. Il vero successo è quando ogni giorno ti alzi e fai quello che desideri, anche se non lavori nel campo dell’arte, non è quello che ti da‘ un valore maggiore. Si ha un valore semplicemente per il fatto di esistere, se poi il desiderio è fare un percorso di questo genere, sicuramente bisogna dire che ci vuole grande disciplina, passione e lasciarsi andare al percorso. E anche se un giorno non si sarà arrivati al successo, poco importa, l’importante è sentire sempre quel famoso fuoco sacro e poter utilizzare la forza del mezzo teatrale per comunicare emozioni e sentimenti. Un consiglio, invece, che do ai giovani, che spesso non credono nella forza del desiderio, è che il desiderio prende forma nel momento in cui crediamo che possa realizzarsi, e mettiamo in atto azioni e comportamenti che lo renderanno concreto”.

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