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Il sogno di una ginecologa palermitana: ritrovare tutti i “bimbi” che ha fatto nascere

É l’idea della dottoressa Paola Geraci, che ha un filo conduttore, un regalo fatto dopo la nascita ai “suoi” bimbi

Una ginecologa palermitana che ha un grande desiderio: ritrovare i bimbi che ha fatto nascere. I numeri sono sicuramente alti, considerati gli anni di onorata carriera della dottoressa Paola Geraci, che é stata una delle punte di diamante del reparto di Ostetricia e Ginecologia del Policlinico di Palermo, ma mai porre limiti alla Provvidenza (con la p maiuscola), come ci tiene a sottolineare la dottoressa Geraci. Non un conteggio, ci tiene a precisare, ma un ritrovarsi, per capire a quale punto siamo arrivati e perché no magari per intraprendere un pezzo di strada insieme, fosse solo la bellezza di un incontro. Per i bimbi, che oggi sono tutti grandi, un indizio, un regalo che la dottoressa Geraci ha fatto alle “sue” neo-mamme.

Dottoressa, perché questo desiderio?


Questa idea
l’ho avuta (e l’accarezzo) da quando sono andata in pensione dalla Clinica Ostetrica e Ginecologica dell’Università di Palermo, dove ho lavorato dal 1973 per 35 anni.  Nel 2010 ho “fatto nascere” una onlus, Per dare vita, con questa mission: Dopo avere dedicato 35 anni di lavoro a fare venire al mondo la vita, desidero ora impegnarmi per dare vita alla vita già nata, là dove non si sviluppa in condizioni confacenti alla sua dignità.

Questo messaggio l’ho scritto sul depliant della onluspensando soprattutto ai bambini che ho aiutato a nascere e che pensavo potere ritrovare e coinvolgere in questa esperienza.

Di fatto non è andata così, poiché mettere in moto questo tipo di  ricerca non è facile, ma comunque sono riuscita a mettermi in contatto con alcune mamme, con cui è rimasto un legame dal tempo del parto.

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Quindi alla domanda perché c’è una risposta, che si collega alla onlus, ma ce n’è un’altra che la sottende, e che forse è la più vera e profonda: chi sono diventati quei neonati,  che ho accompagnato all’ingresso della vita?

Non solo curiosità?

Una curiosità? Un po’ sì, una curiosità ma stimolata dal fatto di avere incontrato casualmente qualche mamma, che mi ha riconosciuto e che con tanta gioia mi ha mostrato la foto del bambino o della bambina che adesso era la prima ballerina di un importante teatro,  che era una scienziata in Svezia, che era un sacerdote della Diocesi di Palermo.

Mi sono sentita piccola piccola,  pensando di essere stata strumento della Provvidenza per fare venire alla luce tanti neonati e consegnati ai genitori,  che li hanno accompagnati nella crescita e a loro volta li hanno consegnati alla vita.

Qualcuno di questi neonati l’ho consegnato solo alla mamma, avendo l’opportunità anche di aiutarla per la crescita, qualcuno l’ho consegnato alle Istituzioni perché trovassero genitori che li facessero crescere, pur non avendoli generati.  “Nati dal cuore” come ha detto una mamma alla figlia adottata. E qualcuno è nato grazie all’aiuto che la mamma, da me  direttamente o indirettamente, ha ricevuto.

Non una statistica, ma un ritrovarsi

Non voglio sapere quanti, non voglio fare un censimento delle gravidanze che ho seguito e dei parti che ho assistito, perché il valore dei bambini non è nel numero e io non voglio fare elenchi statistici. Vorrei soltanto sapere cosa fanno nella vita queste donne e questi uomini e  gioire per loro, dopo tanti anni in cui ancora ricordo momenti di grande preoccupazione, per il travaglio e il parto, e anche momenti di grande gioiaappena venuto alla luce quell’esserino, che da 9 mesi avevo aspettato insieme alla mamma e al papà, presente nella maggior parte dei casi  e molte volte presente anche al parto, se le condizioni lo permettevano.

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Un segno di riconoscimento

Per tanti anni, alla mamma, che tornava allo studio per la visita di controllo dopo il parto, facevo un regalo dedicato al neonato: un libro intitolato “Il Vangelo narrato ai piccoli”, su cui scrivevo questa dedica “ Non è un libro di racconti, è Gesù stesso che ti parla, ti fa una proposta di vita e ti invita ad imitarlo. Firmato Paola Geraci”.

Da qualcuno dei contatti che ho avuto con qualche mamma, mi risulta che questo libro è ancora nella libreria di casa.

Il pensiero di incontrare questi uomini e queste donne, due delle quali, sorelle fra loro, che ho accompagnato per la prima gravidanza, prima di chiudere la mia attività,  mi emoziona. Non so se ci sarà un vero incontro ma, in ogni caso, vorrei dire loro che sono stati presenti nelle mie preghiere, che ho rivolto al Padre della VITA e a Maria, madre di Gesù e madre nostra, chiedendo per loro una pienezza di vita, con pace, bene e gioia.

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