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Il nostro medico di famiglia ci ha salvato dal Covid, le testimonianze di due palermitane

Due forme serie di affezione broncolpomare, il terrore e Giusy Di Gaetano, medico di famiglia, che non ha avuto esitazioni

Questa storia ha per protagoniste tre donne, che incontrano sulla loro strada il Covid. Due di loro si contagiano, la terza, una coraggiosa dottoressa palermitana, Giusy Di Gaetano, comprende la gravità, prescrive la cura e continua a seguire le due pazienti, che eseguono la terapia domiciliarmente. Senza sosta, con quella passione per il proprio mestiere, con un’umanitá che dovrebbe costituire l’alfabeto per qualsiasi medico e con una forte fedeltà al camice bianco.

La prima paziente è la signora Tiziana Di Maro:     , cinquantenne, moglie, mamma, a Palermo gestisce una pizzeria.

Tiziana Di Maro

”Tutto é cominciato il 14 ottobre: ho accusato mal di testa poi dolori muscolari, febbricola. Ho chiamato la mia dottoressa che mi ha detto di aspettare qualche giorno, del resto i sintomi non erano tanti e tali da far temere il Covid. Io per prima avevo pensato al classico colpo d’aria. La situazione ahimè ha iniziato a peggiorare e la mia dottoressa non ha esitato, malgrado il periodo critico e i sintomi sospetti, é venuta a visitarmi a casa ed ha riscontrato una brutta bronchite. Lí il terrore Covid inizia a diventare concretezza. Ho iniziato la cura con cortisone e antibiotico e con il mio medico siamo rimaste in contatto telefonico costante.  Ecco però che arriva un altro peggioramento e a quel punto l’indicazione della dottoressa Di Gaetano di chiamare il 118. Sono stata presa in carico da operatori davvero dolcissimi. Mi sentivo disperata. Avevo fortissimi dolori al petto, una terribile mancanza di respiro, una sensazione drammatica e difficile da spiegare.  Non avevo neppure 90 di saturazione. Solo l’ossigenoterapia, somministratami subito in ambulanza, mi ha dato una tregua. Arrivata al pronto Soccorso dell’ospedale Civico, eseguita la tac che confermava l’affezione alle basse vis respiratorie, mi dicono però che non ci sono posti. Potrebbero ricoverarmi ma a Mazara. A quel punto mi prende lo sconforto, penso alla solitudine, all’incertezza, alla lontananza da casa, dai miei cari. Chiamo al telefono la dottoressa Di Gaetano, mi fido di lei. Il medico mi dice che può seguirmi in telemedicina, mi confronto con i sanitari del Civico. Loro confermano che con la terapia e l’uso due volte al giorno del saturimetro, posso curarmi domiciliarmente. Vengo dimessa, con diagnosi di broncopolmonite da Covid e la terapia standard: antibiotico, cortisone ed eparina. Sento di aver fatto la cosa giusta: mi fido del mio medico e al contempo non avrò occupato un posto in ospedale, che potrebbe essere utile ad altri in condizioni più gravi delle mie.”

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Tiziana in ambulanza in ossigenoterapia

In quanto tempo si è ripresa?

Mi sono ripresa nel giro di sei giorni. Ero terrorizzata, controllavo  la saturazione,  che fortunatamente aumentava di giorno in giorno. La mia dottoressa non mi ha mai lasciata sola, seguendomi tramite telefonate quotidiane, anche più di una al giorno, ed ovviamente i messaggini whatsapp. Finita la cura ha voluto che facessi un’altra settimana di antibiotico. Ed effettivamente mi sono ripresa del tutto.

Adesso è negaTiva al coronavirus?

Non lo so. Io sto bene. Non ho più sintomi, ma nessuno è venuto da noi per il tampone. Siamo chiusi in casa, io, mio marito e i miei figli gemelli di 16 anni, dal 22 ottobre. Le Usca dicono di essere troppo affollate. Non possiamo uscire per fare il tampone drive in alla Fiera del Mediterraneo e un tampone molecolare domiciliare per quattro persone ci costerebbe quasi quattrocento euro e in questo momento di crisi vorremmo evitarlo.”

Come si è contagiata?

Ho motivo di pensare che sia successo tramite un compagno di mio figlio che era venuto a fare merenda da noi. Pochi giorni dopo l’avviso nella chat di classe. A una settimana da tutto ciò, iniziai a manifestare i primi sintomi. Un virus davvero subdolo, perché io con il ragazzino ho avuto solo qualche piccolo scambio nell’offrirgli la merenda. Eppure tanto é bastato.

Cosa le ha insegnato il Coronavirus?

Anzitutto a non prenderlo sottogamba. Sono una persona grosso modo sana, soffro solo di una lieve ipertensione. Eppure il virus mi ha colpito in maniera pesante, facendomi temere il peggio. Ora speriamo di uscire da questa carcerazione, che chi deve si ricordi di noi, venga a tamponarci e ci liberi da questa bolla, consentendoci di lasciarci alle spalle questa terribile esperienza. Mi auguro che, chi come noi si trova in isolamento, abbia lo stesso nostro buon senso. Noi rimaniamo a casa, pur stando bene e malgrado le istituzioni sembrano essersi dimenticate di noi.

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La storia di Daniela D’Alessandro

Daniela D’Alessandro

Daniela D’Alessandro è un’insegnante cinquantenne. Ha ancora addosso i sintomi del Covid ed anche il terrore del pericolo corso. Ha avuto una dispnea severa, con una saturazione che è arrivata al minimo di 88, un valore davvero allarmante. Mentre la intervistiamo si interrompe per via di quella riconoscibilissima tosse da Covid. Poi riprende, perché, parole sue, vuole sensibilizzare la gente sui rischi del Covid, ma anche sull’altro male causato dal Coronavirus: la solitudine. Anche nel suo caso il contagio è avvenuto tra le mura domestiche. Anche per Daniela il salvavita è arrivato dalla sua dottoressa di famiglia, Giusy Di Gaetano. “La sola a occuparsi della mia salute è stata ed è il mio curante. Per il resto l’Asp e le Usca sono totalmente irrintracciabili e questo non è ammissibile. Mi chiedo quanti anziani, soli e poveri muoiono nel silenzio e nell’indifferenza per via di un Covid mai diagnosticato.”

Ecco il video dell’intervista telefonica fatta a Daniela.

 

 

 

 

E in ultimo, ma non per importanza, non potevamo non intervistare la dottoressa Giusy Di Gaetano. Andiamo al suo studio che sono quasi le 20, eppure si continua a lavorare. Il telefono della dottoressa suona di continuo. Qualcuno chiede del vaccino antinfluenzale, qualche altro riferisce sintomi sospetti.

Dottoressa, sono giornate difficili?

Assolutamente sì. É un periodo che ricorderemo: appuntamenti fissati in maniera rigorosa, timori da gestire, ma soprattutto la certezza che i pazienti non vadano mai lasciati alla loro sorte.

lei non ha esitato a visitare una paziente con Covid?

È successo con più di un paziente. Ma era giusto così. Non si può abbandonare chi ha sintomi così gravi, ed è confuso, impaurito. Siamo medici per libera scelta e questo fa parte del nostro mestiere. Non penso di aver fatto nulla di eccezionale. Ovviamente ho usato tutti i presidi di protezione e mi sottopongo a tampone settimanale, a tutela mia, della mia famiglia e dei miei assistiti.

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Quanto Sono importantI la terapia domiciliare e la telemedicina?

In questo momento lo sono tanto. Si deve evitare di intasare i Pronto Soccorso. Occorre capire i propri sintomi, non perdere tempo, poiché il virus prima lo combatti e prima lo sconfiggi. Bisogna affidarsi al proprio medico, il quale deve monitorare anche più volte al giorno i propri pazienti. Avere in casa un saturimetro è fondamentale, questo strumento ci aiuta a conoscere la nostra saturazione, valore fondamentale per capire se vi è una situazione di allarme respiratorio.

Quanti casi Covid sta curando?

Una ventina e tutti in questa seconda ondata.

 

Cosa aiuterebbe a fare diagnosi e cure più veloci ed efficaci?

Sicuramente rendere più accessibile l’esecuzione del tampone e agevolare gli screening di massa gratuiti.

Non di solo Covid vive la medicina

Assolutamente no. Infatti seguito a visitare almeno 15 pazienti al giorno, che presentano le problematiche più varie. Visto lo scaglionamento si fanno le ore piccole. Ma è giusto così. Dobbiamo tenere fede al camice bianco e a chi si fida di noi.

Grazie dottoressa, grazie Tiziana, grazie Daniela  e ad maiora

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