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Giornalisti tra i banchi: vi racconto l’anoressia

Secondo appuntamento con la rubrica curata dagli allievi della prof Rosaria Cascio, studenti del liceo Regina Margherita di Palermo

Secondo appuntamento con “Giornalisti tra i banchi”, che vede nel ruolo di cronisti gli studenti del liceo Regina Margherita di Palermo, coordinati dalla professoressa Rosaria Cascio. Oggi affrontiamo un tema caldo nel periodo adolescenziale (e non solo): i disturbi alimentari, nella fattispecie l’anoressia. La cronista di oggi è Francesca La Guardia, della IIE. Francesca ha raccolto testimonianze e  “voci” di suoi coetanei e ne ha realizzato un articolo, con la forma dello sfogo personale, sebbene, ci teniamo a puntualizzarlo, il pezzo non è autobiografico, quanto la somma di una serie di storie, che tutte insieme e coralmente, ne fanno, una. Facciamo i complimenti a Francesca per il lavoro svolto e vi invitiamo a seguire la rubrica.

 

Avete presente quella voglia matta di uscire? Mi sentivo così dentro a quel corpo sfinito e privo di ogni tipo di emozione, sformato dalla mia stessa ossessione; non mi rendevo conto di quello che ero, non mi rendevo conto che mi stavo rovinando con le mie stesse mani, non mi rendevo conto che non ero più dentro a quella poca pelle che rimaneva di me. Ero merce da buttare, ossa finite da spolpare, ero carne da macello, ero quello che la gente lasciava nel piatto. Di me rimanevano ossa, rimanevano occhi grandi e stanchi, rimanevano braccia fragili per qualsiasi tipo di sforzo.

Alla gente sembravo un mostro

La gente mi guardava come se fossi un mostro, uno scheletro vivente, come se non avessero mai visto nulla del genere, mi guardavano come si guarda qualcosa che ti infastidisce, come si guarda qualcosa di estremamente brutto, tanto da girarsi dall’ altro lato. Ero sola dentro a quel mostro, ero sola perché volevo star sola, le persone mi parlavano ma non ascoltavo, lasciavo scivolare come fosse acqua in una discesa, nessuno mi aiutava per davvero,tutti volevano starmi vicino ma mai per davvero, ma mai per me ma per loro stessi, per auto compiacere se stessi, per dire che avevano fatto qualcosa per qualcuno quando, in realtà, l’unica frase che avevano saputo dire era: “mangia un po’”. La mattina, prima di andare a scuola, mi guardavo allo specchio e non vedevo quello che vedevano gli altri.

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Ero davvero grassa?

Ero grassa, ero pelle che doveva solo scomparire, ero quello che non volevo essere, ero l’imperfezione in persona, il mostro della situazione, ero un corpo che, a mala pena, riusciva ancora a reggersi in piedi. Il cibo era il mio peggior nemico. Tutti continuavano a dirmi che ero MALATA, ma non era così; volevo scomparire dal mondo, volevo eliminare tutto il mio dolore, volevo che la mia famiglia per una volta mi capisse, volevo che le persone evitassero di giudicare sempre quello che vedevano, volevo che la mia vita si trasformasse nel buio più totale dove non esisteva più la sofferenza e la mancanza di qualcosa che non c’è. Volevo scappare, andare in un mondo di approvazione reciproca, un mondo di vita e non di morte, un mondo di luce propria, un mondo di persone e non di gentaglia abituata a criticare; criticare un vissuto che non conoscono, criticare la vita di qualcuno che non conoscono, criticare la personalità, l’amore, la sofferenza, il dolore …

Il cibo: un nemico

Il cibo non è mai stato il mio migliore amico, l’avevo sempre ritenuto un danno della vita, un elemento da distruggere, da evitare. Aveva portato solo dolore nella mia vita, un dolore insopportabile, un macigno. Mi sentivo inutile, frantumata in mille pezzi, uccisa dalla vita, uccisa da un corpo impietrito, da un corpo di rocce che pian piano si stava sgretolando. Non mi amavo e forse proprio per questo non riuscivo a vedere qualcosa di buono in me, qualcosa per cui valesse la pena sorridere, per cui valesse la pena alzarmi al mattino con la piena convinzione di me stessa, con la piena convinzione di essere bella anche così, piena di difetti e di così pochi pregi, con la massima autostima di quello che sono e di quello che potevo essere. Tutto finisce così, mi sveglio, mi alzo e sono io, la solita me, ringrazio me stessa, mi guardo intorno “è stato solo un brutto incubo”, mi distendo nuovamente sul letto, ma la mia mente è persa, catturata dall’immagine di un sogno che sembrava quasi reale … perché lo fanno? Mi chiedo, perché vi rovinate? perché non vi guardate davvero allo specchio?

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Siamo tutti belli

Perché non vi rendete conto che in realtà siete belli così, con i vostri difetti, con le vostre imperfezioni, siete belli semplicemente perché siete voi stessi e nessuno sarà mai come voi. Abbiate la forza e il coraggio di dirvelo, abbiate il coraggio di guardarvi allo specchio e di dire: “io sono bella anche così, con un po’ di grasso, con un po’ di cicatrici, ma sono bella perché sono unica”! Non siate timorosi nel mostrare ciò che di più bello nascondete, di più prezioso, non siate timorosi nel mostrare il vostro vero volto e non quelle finte maschere che vi create per compiacere gli altri, dovete compiacere solo voi stessi.

Amiamoci per come siamo

Amatevi così come siete, amatevi per quello che create quando le persone vi parlano, siate quello che siete, senza fingere di essere chi in realtà non siete. Amatevi, davvero, amate ogni vostro difetto, mostratelo e ammettetelo, ammettete a voi stessi che nessuno è perfetto. La vita è una sola, ed è inutile ascoltare sempre quello che dicono gli altri, fate ciò per cui batte il cuore, correte non fermatevi, inseguite l’orizzonte e non la meta, inseguite i vostri sogni e non i vostri limiti,il vostro unico limite siete voi stessi. SMETTETELA di sentirvi sbagliati in un mondo di pazzi, smettetela di sentirvi inutili in un mondo di utensili, smettetela di abbassare la testa quando camminate,smettetela di non mangiare per sentirvi più belli, smettetela di togliervi la vostra stessa personalità.

L’anoressia è una malattia

L’anoressia è una malattia dell’animo e non come dicono molti “malattia fisica”, l’anoressia è la malattia della mente, l’anoressia è un disturbo psicologico, l’anoressia non siete voi, ma sono solo stupide parole dette per dare una spiegazione a tutto questo. Voi non lo siete, guardatevi dentro e scavate dentro di voi: non troverete una “malata\o” troverete una mente persa nel vuoto, un animo che aspetta soltanto che qualcuno lo illumini per brillare. Non siete soli, non siete malati e non siete un difetto. Entrate nel vostro essere e curatevi con le vostre stesse mani, siamo capaci di tutto, perché non dovremmo affrontare anche questa avventura? Siamo forti, siete forti, siete davvero tanto e non ve ne rendete conto, siete l’esempio perfetto di forza! alzatevi, fate vedere davvero quello che siete, ribellatevi ai pregiudizi altrui, ribellatevi alla malattia, ribellatevi e siate perfetti con le vostre imperfezioni, siate il vostro idolo, il vostro esempio di forza interiore, siate quello che siete dentro!

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FRANCESCA LA GUARDIA 2E

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