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Fotografare il cibo per professione

Intervista alla food photographer Elisa Carlisi

In questa società sempre più multimediale, dove a farla da padrone sono i social network, è sicuramente difficile distinguere dei confini fissi in quella che è la comunicazione enogastronomia. Intorno al cibo si è costruita una cultura fatta di luoghi, immagini, creatività, artigianalità, che ci hanno condotto, da un lato a fare un passo indietro e rivalutare la tradizione dei nostri nonni,  dall’altro lato sono emersi dei talenti, con vere e proprie passioni culinarie. Il risultato? La diffusione di una cultura del “food”, che abbraccia non solo le aziende enogastronomiche ed i ristoratori, ma abbraccia tutti. Nelle cucine di oggi, i tablet hanno sostituito i libri di ricette, YouTube ha preso il posto dell’amica che ci spiega come preparare una ricetta; i blog di cucina, i programmi televisivi ci raccontano cibi particolari e i social network saziano i nostri appetiti virtuali con immagini e commenti. Una vera e propria mania del “food-selfie”, l’autoscatto alimentare. Perché ormai fotografare tutto e, in particolar modo, tutto ciò che si mangia, è la moda del momento. Da tutto ciò ne scaturisce la nascita di nuove figure professionali come ad esempio i food blogger o i food photographer, un vero e proprio fotografo che non fotografa solo il cibo, ma può cimentarsi con un ritratto fotografico di uno chef o di dover fotografare gli interni di un ristorante o di un albergo. Ad Agrigento, Elisa Carlisi, è una giovane fotografa, specializzata nel food photografy, e che ho incontrato per farmi raccontare la sua storia.

L’intervista

Elisa Carlisi, una delle poche food fotographer in provincia di Agrigento.
Da cosa nasce questa passione?

La passione per la fotografia esplode durante il periodo universitario, (di settimana frequentavo il corso universitario di marketing e comunicazione e nel weekend il corso intensivo di fotografia durato circa 2 anni); mi riferiscono che, anche da piccina, rubavo le macchine fotografiche di mio padre, ma ho iniziato a far fotografie dopo nel 2004. Da sempre appassionata d’arte in tutte le sue forme, ma soprattutto quelle visuali, approdare alla fotografia è stato un passo obbligato, necessario, catartico… esistenziale. Adesso è anche un vizio! Qualche anno fa, tra il 2008/09 in quanto siciliana e con la passione per la buona cucina, non tanto mangiare quanto cucinare e decorare (attività che trovo assai rilassante), ho preso una specializzazione come “food photographer”, e nel 2010 ho fatto il primo tentativo di stampa sul cibo. Il reportage gastronomico sotto forma di calendario mi ha fatto ottenere il premio da fotografa come DonnaAttiva, 10 donne siciliane le più attive premiate all Ars.

Cosa pensi del “food photography” e della mania “food-selfie”?

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Fino a qualche anno fa sembrava “eccentrico” dedicare tanta cura nel fotografare il cibo o una pietanza. Ma oggi è diverso! Il cibo è anche ispirazione artistica, alla stregua di un ritratto o di un dettaglio inanimato, a volte anche trascurabile, e per questo “eccezionale”a livello visivo. La nascita della food photography non è casuale, anzi, essa tende a creare una relazione “emozionale” tra cibo e osservatore. Ovviamente ad occuparsi di food photography non sono solo fotografi professionisti, basta accedere a Instagram per imbattersi nei tantissimi utenti che hanno la passione per il cibo o meglio per le immagini di esso, ritraendolo col proprio smartphone (anzichè con una reflex), ovviando ai problemi di ingombro e maneggevolezza e legati alla luce e alla risoluzione.

Usi i social per comunicare il tuo lavoro? Quali consigli dai per chi lo vuole intraprendere?

Questo lavoro? Nei canali sociali è insito l’obiettivo delle relazioni, dell’interazione e del coinvolgimento. Ciò significa che, se usato in modo corretto, il canale può garantire grandi risultati in termini di visibilità, ed i clienti ottenuti saranno più consapevoli e più in linea con la nostra offerta, quindi capaci di individuare subito ciò che vogliono ed apprezzare veramente ciò che facciamo (al di là del  numero  di  like).  La  rete  allunga  i  tempi  di  contatto  e permette  di  curare  il  proprio  target  avendo  come  guida l’identità  che  si  vuole  veicolare.  È  per  questo  che  molte aziende hanno intuito le potenzialità e si sono affidate a figure capaci  di  “ far  circolare   l’identità  aziendale”  anche  e soprattutto in rete. Consiglierei in primis di essere autentici ed originali,  mai  mentire  e  mai  copiare…non  dimenticare  che stile e personalità e caratteristiche devono essere coerenti tra loro. Poi, “raccontare sempre una storia”. Qualunque immagine, anche la più banale, deve avere un motivo, per essere condivisa, deve suscitare una sensazione: la freschezza di un sorbetto, la naturalezza degli aromi in vaso, il calore di una tazza fumante, l’eleganza e la raffinatezza di un piatto di alta cucina, l’allegria della frutta colorata. Altro consiglio: divertitevi! Non trovo ci sia nulla di sbagliato nei selfie e nelle fotografie in generale, a meno che non siano volgari, chiunque può osare e scattate: se non è il vostro lavoro, consiglio di provare senza timore a giocare con le immagini.

Instagram è senza dubbio una fonte inesauribile di ispirazione permette non solo di entrare in contatto con altri utenti ma di realizzare gratuitamente i propri progetti (fotografici).

Ormai sono tanti i ristoratori si affidano al fotografo perché?

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Cibo e fotografia sono diventati un binomio imprescindibile. Nelle cucine di oggi i tablet hanno sostituito i libri di ricette, youtube ha preso il posto della mamma che ci spiega come preparare un piatto, alcuni blog gastronomici raccontano l’origine dei cibi o delle pietanze, i social network saziano  i  nostri  appetiti  virtuali  con  immagini  e  commenti. Insomma cibo e social network sono un accostamento perfetto! Dai tweet e dai post su Facebook che divulgano le specialit à culinarie, alla ricerca di nuove ricette sui blog di cucina, passando per il check-in e recensioni di ristoranti, bar e trattorie sui vari Foursquare, Tripadvisor, Yelp& co, sono tutte attività che ormai fanno parte delle nostre attività culinarie e naturali quotidiane. Si è vero, l’educazione, quella del buon costume, vieterebbe il cellulare a tavola, ma la verità che lo smartphone è parte del coperto! Piatti, bicchieri, posate e smartphone. I social network sono stati pensati per le persone e, solo in seguito, adattai alle aziende. Questo significa, non usarli come mezzo pubblicitario, ma come amplificatore di una comunicazione nuova bidirezionale, capace di coinvolgere e ricca di contenuti, non volta (esclusivamente) alla vendita.

Attraverso il cibo si riesce anche a comunicare il territorio?

Sui social una delle regole fondamentali è quella di alleggerire i toni. Questo è il motivo per cui il cibo funziona sui social e rappresenta un grande aiuto alla strategia di comunicazione. Ad esempio c’è  chi ha deciso di comunicare l’identità del territorio, attraverso cibo e cultura. Senza contare che quando si tratta di promozione turistica, i prodotti tipici e le specialità culinarie rappresentano un argomento di grande interesse per il turista. Dunque se usati coerentemente e in linea con la strategia comunicativa, le immagini (e i video) hanno un grande appeal nei confronti del pubblico. I contenuti visuali sono più immediati di quelli testuali; sono più affidabili e quindi avvalorano il testo (soprattutto quando di tratta di hotel e di agenzie, di attività commerciali in genere); non hanno bisogno di traduzione.

Una risposta

  1. Meravigliosa intervista!! Da Food Photographer mi trovo concorde con quanto detto da Elisa.
    Aggiungo che mi trovo spesso a guardare il lavoro dei miei colleghi e trovo lostile di Elisa molto bello e in linea con il mio. Complimenti. michelangeloconvertino.it

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