Home » Facciamo il lavoro più bello del mondo, ma per ora possiamo solo sognarlo

Facciamo il lavoro più bello del mondo, ma per ora possiamo solo sognarlo

Storie di professionisti fermi per via dell’allarme Covid. Storie di sogni e voglia di ripresa

Ci sono mestieri incompatibili con l’isolamento e il distanziamento sociale. Ci sono professioni che non potranno riprendere d’emblèe allorquando le restrizioni saranno allentate. Si tratta di settori non strettamente necessari per la sussistenza, ma che aiutano questa ad essere migliore. Consapevoli e certi che il distanziamento sociale sia la cura più semplice per fronteggiare il Coronavirus, raccontiamo però cinque storie, che hanno per protagoniste altrettante persone volenterose, sognatrici, caparbie. Ci descrivono descrivono i loro mestieri bellissimi fermi per Coronavirus, con l’augurio che tutto presto possa ripartire e volare alto.

Azzurra Capodici, produco grappa in Alto Adige

Lavoro in una piccola fabbrica che produce grappa e liquori. Siamo in tutto  sette dipendenti. Il 12 marzo ci arriva la comunicazione che purtroppo dovevamo fermarci visto che noi forniamo baite ed hotel. C’era stato lo stop di tutto, da lì a pochi giorni hanno chiuso anche gli impianti sciistici quindi per noi non aveva molto senso continuare .
Con la tristezza nel cuore iniziamo questa avventura a casa,  una bimba di 3 anni da gestire. I casi nel posto in cui vivo, vicino Bolzano, continuavano ad aumentare. Mio marito è sempre fuori per lavoro e io ho la paura nel cuore .
Ma non ci siamo persi d’animo e abbiamo iniziato ad avere tanta fantasia a casa..ai fornelli , lavoretti di ogni insomma stiamo cercando di andare aventi.
Da qualche giorno in azienda si parla di iniziare a produrre un gel igenizzante, così da non fermarci e da renderci utili per l’urgenza. Aspettando la parte burocratica si spera di ripartire più forti di prima.

 Federico Longhi, cantante lirico di fama internazionale

Sono un baritono e lavoro in tantissimi teatri d’Opera d’Italia e del mondo.  Il sei marzo ho avuto l’ultima recita di Rigoletto a Wurzburg, un Germania. Fine produzione per fortuna. Sono rientrato giusto in tempo a casa in Valle d’Aosta dove sono nato e tutt’ora vivo, vivo si vivo e voglio vivere e continuare a cantare, riprendere a viaggiare per il mondo per riabbracciare tutti col mio canto, questo abbraccio  ora si può fare,si, con la distanza dovuta, ma il potere del  canto  della  voce e della musica  arrivano al cuore diretti. Spero che questo momento di silenzio forzato abbia portato in tutti noi qualcosa di bello per il nostro futuro,qualcosa di speciale da poter condividere e vivere ancora come prima,anzi meglio di prima. Riprenderemo, io a cantare nei teatri, gli altri a fare ciò che amano e ciò in cui credono.

Può interessarti:  Perchè a Natale sono infelice?

#AVANTITUTTA

Cinzia OrabonA, Gestisco un’enoteca letteraria

Essere libraia ai tempi del Covid significa immaginare nuovi modi di interagire con il pubblico ed efficaci strumenti per lavorare.

Io provo a fare rete con il mio pubblico di lettori attraverso video sui social e letture per bambini. Sto pensando a presentazioni digitali con la partecipazione di autori nazionali utilizzando ZOOM, la piattaforma che consente la partecipazione e interazione audio\video fino a 100 persone simultaneamente.
La spedizione a domicilio gratuita in tutta Italia rappresenta solo la punta dell’iceberg. Il valore aggiunto? Il 5% dell’importo speso sarà devoluto alla protezione Civile. Ce la faremo.

 

Samantha Panepinto Travel blogger e appassionata di Oriente

Essere una viaggiatrice ai tempi del Covid significa proiettarsi nel futuro con speranza, non smettere di sognare nuove mete e pianificare nuovi viaggi. Stare a casa è l’occasione per progettare quel viaggio che non avresti mai pensato di fare, quello difficile di cui avevi un po’ paura, quello che richiede tempo e soldi, denaro che, ironia della sorte, il forzato stare a casa aiuta a tenere da parte. Ma non solo, è anche un’opportunità per rinsaldare i legami nati durante i viaggi, coltivare a distanza le amicizie sparse per il mondo e la promessa di rivedersi quando tutto sarà finito.

Chiara Sicola, critico enogastronomico Gambero Rosso

Senza la possibilità di visitare i ristoranti, è necessario reinventare le prospettive attraverso cui si guarda al mondo della cucina. Dalle ricette condivise degli chef, alla fedele documentazione dell’attuale situazione in cui versa il settore, ai progetti futuri della ristorazione che tengano conto di un cambio di rotta sugli aspetti che finora l’hanno sorretta.
È vero che cambierà tutto, non so in che direzione e in quanto tempo, ma non necessariamente il cambiamento sarà peggiorativo. Capacità di adattamento e inventiva sono fra le qualità migliori che contraddistinguono gli italiani. Vale per la mia professione, ma ancora di più per chi della creatività a tavola ne ha fatto vanto in tutto il mondo. Ci si stringe forte in questo momento, non vediamo l’ora di farlo, come una sorta di rituale, seduti al tavolo di un ristorante circondati da commensali galvanizzati dalla possibilità di con-dividere nel senso etimologico del termine: possedere e partecipare insieme di tutta la bellezza che ci circonda.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

WC Captcha − 8 = 2