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Epatite pediatrica di ceppo sconosciuto, il punto in Sicilia

Intervista al professore Antonio Cascio infettivologo e primario al Policlinico di Palermo e alla professoressa Claudia Colomba, infettivologa primaria al Di Cristina di Palermo

Il timore di essere davanti a una nuova malattia di diffusione globale è alto. Il riferimento é ai casi di epatite, da ceppo sconosciuto,  che stanno colpendo bambino e ragazzini, nella fascia di età che va dagli 0 ai 16 anni. Poco meno di 200 casi accertati in tutto il mondo, di cui una cinquantina solo nei paesi dell’Unione europea. Otto quelli sospetti in Italia, con un dato aggiornato a poche ore fa. L’incidenza maggiore è in Gran Bretagna, con 114 casi sospetti.

“L’Ue segue molto da vicino la situazione, che è preoccupante” e gli Stati dovrebbero condividere tutte le informazioni possibili – dice la Commissaria Ue alla salute Stella Kyriakides – . Al 25 aprile erano approssimativamente 50 i casi negli Stati membri finora i casi si registrano tra bambini tra un mese e sedici anni di età, la probabile origine è virale, ma abbiamo bisogno di più informazioni. L’invito agli Stati è di condividere tutte le informazioni possibili.”

In Gran Bretagna, il paese che ha registrato più casi e anche con alcuni pazienti sottoposti a trapianti di fegato, ritengono di aver individuato il responsabile. “L’adenovirus è l’agente patogeno più comune rilevato nel 75% dei casi confermati” in particolare, “il ceppo di adenovirus chiamato F41 sembra la causa più probabile” sottolinea l’Agenzia per la sicurezza sanitaria del Regno Unito (UKHSA) in un report, che mantiene aperta l’ipotesi che questo virus possa essere all’origine delle rare epatiti dall’origine sconosciuta verificatisi in diversi paesi, inclusa l’Italia. Gli scienziati stanno studiando se c’è stato un cambiamento nella composizione genetica del virus che potrebbe innescare più facilmente l’infiammazione del fegato.

Tre i casi sospetti in Sicilia: due nel palermitano, un cinquenne, un adolescente e un neonato nell’agrigentino. Solo il piccolo di cinque anni é ancora ricoverato al Di Cristina, ma in condizioni non preoccupanti ed anzi con ampi margini di miglioramento delle sue condizioni.  Sempre al Cristina si era verificato un caso altamente sospetto, a fine anno, in concomitanza con la larga diffusione delle bronchioliti. Un neonato, con in corso il virus respiratorio sinciziale, ebbe un aumento delle transaminasi, che sfiorarono il valore di 1000. In quel caso, il sintomo e la sofferenza epatica erano evidenti, ma gli esami non davano positività ai ceppi noti dell’epatite. Il bimbo si è ripreso del tutto e i suoi esami sono oggi al vaglio degli esperti di Roma, per fare ulteriore luce sull’accaduto.

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Sulla diffusione delle epatiti pediatriche abbiamo chiesto un parere agli esperti siciliani, il professore Antonio Cascio infettivologo e primario al Policlinico di Palermo e la professoressa Claudia Colomba, infettivologa e primaria all’ospedale pediatrico Di Cristina di Palermo.

Il professore Antonio Cascio, infettivologo

Professore CaScio, sui suoi social ha allertato I medici. La situazione è preoccupante?

Al momento occorre attenzione ma non terrore. Abbiamo pochi dati certi e quindi i pediatri devono fare attenzione ad eventuali segnalazioni di sintomi sospetti. La circolare ministeriale parla chiaro: occorre segnalare casi di sospetta epatite in età pediatrica a eziologia sconosciuta, con transaminasi superiori a 500, con test negativo si virus epatici noti, ossia i ceppi A, B, C, D, E.

Potremmo essere di fronte a una nuova malattia epatica?

Non possiamo dirlo con certezza. Sappiamo poco o nulla pure sulla genesi di questa patologia. Non abbiamo certezza se sia virale o batterica, né su come si diffonde il contagio. La storia ci insegna che esistono malattie infettive che nascono dal nulla, che possono anche rientrare e che, non necessariamente debbano rappresentare un fenomeno di diffusione capillare. Quindi attenzione, ma senza eccessivo allarmismo. É bene, per i medici, monitorare i casi sospetti e per gli esperti più in generale avere una visione globale del fenomeno, tracciando sintomi, patologie concomitanti, etá, provenienza del caso.

La professoressa Claudia Colomba

Professoressa Colomba, lei dirige un reparto all’interno di un centro d’eccellenza pediatrica di riferimento per tutta la Sicilia, Vi sono casi sospetti?

Non abbiamo al momento e fortunatamente alcun caso conclamato di epatite acuta. Capita di verificare casi di transaminasi alte nei bimbi, soprattutto durante un processo virale e quindi, considerata l’allerta, di fronte a tali circostanze è bene fare i prelievi del caso e inviare i campioni a Roma per le valutazioni. Può succedere che le transaminasi aumentino in corso di Covid, di Adenovirus o di qualsiasi altra manifestazione infettiva. Un virus comune può attaccare in modo importante un organo. Sono per fortuna condizioni rare. Al momento, però, non abbiamo avuto pazienti sospetti per epatiti a eziologia sconosciuta.

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Si parla di un adenovirus mutato quale causa di queste epatitI, cHe ne pensa?

Al momento non vi sono certezze circa l’eziopatogenesi di queste epatiti. Alcuni studi britannici ipotizzano un collegamento con un adenovirus mutato. L’esperienza clinica conferma che i virus mutando possano diventare più cattivi. Non é però ancora confermata la matrice virale, quindi non si esclude una causa batterica. Non sappiamo quali siano le modalità di contagio (aeree, per via sanguigna o di liquidi biologici?). Dobbiamo anche tenere in considerazione l’ipotesi che i bimbi, in questi due anni di pandemia, tra restrizioni sociali e uso di dpi, potrebbero essersi indeboliti in termini di difese immunitarie e quindi potrebbero essere più responsivi ad attacchi virali o batterici. Non escludiamo alcuna ipotesi e come medici cerchiamo di fare rete nel tracciamento di eventuali casi sospetti.

Quali i consigli ai genitori?

Di non entrare nel panico. Il fenomeno c’è ma al momento é assai contenuto. I bimbi devono continuare a fare la vita di sempre ovviamente nel rispetto delle norme igieniche basilari. Inutile inoltre intasare i pronto soccorso al primo episodio di vomito o mal di pancia. La figura centrale deve essere sempre il pediatra di libera, che saprà indirizzare al meglio i genitori. Occhio all’associazione di sintomi quali vomito, febbre, dolore addominale e colorito giallastro (ittero) della pelle e/o delle sclere oculari. Ma anche in questi casi non si deve perdere la calma. Contattare il pediatra che indicherà il da farsi.

 

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