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Daniela: per anni cerco invano di diventare mamma. Poi “il miracolo”

Anni passati alla ricerca del bebè, poi la bella notizia ed il tris a distanza ravvicinata. Il tutto sotto le scosse del terremoto di Camerino

 

Daniela Gaglio è siciliana, di Agrigento. Bruna, schietta e determinata, come le donne del sud. Dopo la maturità si trasferisce a Camerino dove studia Giurisprudenza, conseguendo la laurea in Legge e abilitandosi alla professione forense. Daniela vuole fare l’avvocato, magari tornare nella sua terra, dove sono rimasti gli affetti: i suoi genitori, l’amatissima nonna, le amiche più care, alcune delle quali conosciute al glorioso liceo classico Empedocle. Ogni storia ha il suo “però”. Quello di Daniela è un incontro, con Giovanni, che di mestiere fa l’allenatore di calcio nel mondo del professionismo.

Scocca la scintilla

Daniela e Giovanni si innamorano, si mettono insieme e la loro storia procede con il vento in poppa. Daniela sceglie di rimanere a Camerino, città del futuro marito. Sì, perchè Giovanni e Daniela, pochi anni dopo la scintilla, decidono di sposarsi.

La cerimonia è all’ombra dei Templi, nella suggestiva chiesa di San Nicola. Daniela è una sposa in grande stile, con un abito sontuoso, Giovanni non è da meno con un elegantissimo frac e tanto di cappello a cilindro.

La coppia gode la vita da sposini, tra viaggi oltreoceano e tifo allo stadio. Quando si sentono pronti pensano al bebè. Il desiderato test positivo però si fa attendere. Un anno, poi due. La coppia non si arrende: sono giovani, belli e sani. Iniziano la trafila comune a tante coppie: studi medici ed esami alla ricerca del perché. Daniela e Giovanni sono determinati: vogliono farcela.  Prendono la non facile decisione di un percorso di fecondazione assistita. Pellegrinaggi, terapie e poi l’impianto. Riposo, speranza e attesa. Non va bene al primo colpo. La vita però ha più fantasia di noi. Il resto della storia lo chiediamo direttamente a Daniela.

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Daniela, come avete maturato la scelta della fecondazione assistita?

Anzitutto voglio dire che sono felice di fare parte di questo mondo delle mamme! Dopo diversi anni di matrimonio, non per mia scelta, quanto perché non riuscivamo ad avere figli, io e mio marito abbiamo pensato tanto ed alla fine ecco l’importante decisione. Il percorso è stato lungo e faticoso, sia fisicamente che psicologicamente, ma finalmente dopo due fecondazioni la felicità: sono incinta. Anche in questo caso mi ritengo fortunata, perchè diverse coppie, con le quali ci siamo confrontati, ci raccontavano di aver provato svariate volte. Mi hanno impiantato due embrioni: entrambi attecchiti. Quando abbiamo scoperto che erano due ero raggiante, felice e molto sorpresa, per nulla preoccupata anche perché, dopo tutto quello che avevo passato, Matilde e Carlotta erano il giusto premio. Era più preoccupato il papà, che dal ginecologo, durante la prima visita, ha dovuto sedersi per non cadere per terra.

La gravidanza procede bene, con le giuste cautele

Le bimbe però  nascono premature e tu vivi la forte esperienza della terapia intensiva neonatale.

Il 5 settembre 2016, ben 37 giorni prima del termine previsto della gravidanza, abbraccio le mie piccoline nate premature. La prematurità pare sia capitata  per due ragioni: vuoi perché era una gravidanza multipla, vuoi perché, il 24 agosto, data del terremoto ad Amatrice, avvertito molto bene anche dalle mie parti, comincio, per la paura, ad avere le prime contrazioni. Il 5 settembre 2016 comincia questa nuova avventura nel reparto di Terapia intensiva neonatale dell’ospedale di Macerata, perché Matilde e Carlotta non avevano ancora i polmoni ben formati. Sono stati giorni molto pesanti, difficili. L’umore era abbastanza altalenante: momenti di ansia e di preoccupazione ogni volta che incontravamo i dottori, che ci aggiornavano sulle
condizioni di salute delle piccole. Alternavamo la preoccupazione a momenti di felicità e tranquillità. Ogni volta che entravamo in reparto (subito dopo avere lavato accuratamente le mani e indossato l’apposito camice) e riuscivamo a stringere la manine alle piccole era bellissimo. Passano 12 giorni e finalmente riusciamo a ritornare sereni a casa, grazie alle dritte e ai consigli ricevuti da tutto il personale del reparto. Dodici giorni molto positivi per noi. Le nostre dolci gemelline dormivano e mangiavano nello stesso momento erano ben sincronizzate.

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La vostra felicità però è funestata da un evento drammatico

Dopo i primi giorni di serenità purtroppo accade qualcosa che stravolge nuovamente la nostra routine: il terremoto del 26 ottobre 2016. Camerino, dopo quella data, diventa tutta zona rossa. Il mio quartiere è uno dei pochi rimasti illesi ma nonostante tutto decidiamo di traferirci verso la costa. Passiamo due mesi in una stanza di albergo con le nostre principessine prima di prendere coraggio e rientrare a casa. Decidiamo di rientrare a dicembre per passare il nostro primo Natale da genitori a casa con i nonni e tutti i parenti. Un tentativo di cercare di ritornare alla normalità, così da non festeggiare il primo Natale, da genitori, in una stanza di albergo. Anche l’esperienza dell’albergo ci lascia qualcosa di positivo. Le gemelle sono abituate a mangiare fuori e stanno tranquille anche al ristorante.

Una volta tornati a casa, riprende la vostra routine

Finché ecco un’altra notizia sconvolgente

Ritornati a casa tutto procede alla grande: i primi vaccini, lo svezzamento, i primi gattonamenti. Il mondo ruota attorno alle gemelle, tutto passa in secondo piano. Finchè, a luglio del 2017, arriva una notizia che ci stravolge la vita nuovamente: sono di nuovo incinta. Le piccole hanno appena nove mesi. Non nego che quando l’ho scoperto mi sono messa a piangere. Ero disperata. Non  ero pronta ad avere un terzo figlio. Ci ho messo un po’ di tempo prima di accettarlo (mi vergogno un po’ a dirlo ma è quello che ho provato. Sono umana). Non ero pronta ad avere nuovamente il pancione, ad affrontare le varie visite ma soprattutto a “combattere” con tre nanetti in casa.
Finalmente dopo qualche mese comincio ad accettare questa nuova gravidanza.

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Com’è la vita con tre bimbi piccolissimi?

È abbastanza faticosa. Non faccio altro che cambiare pannolini, preparare le pappe, allattare, fare bagnetti, lavatrici stirare.  Ma sono davvero contenta… stanca ma molto contenta.

La tua esperienza ha quasi dell’inverosimile

Cosa dici alle coppie che desiderano un figlio e non riescono a realizzare il loro sogno?

Penso che questa mia esperienza possa essere positiva per tutte quelle coppie che non riescono ad avere figli. Mi hanno sempre detto che la testa incide tanto. Ormai posso confermare che è vero. Proprio quando non ci pensavo più e in un clima di assoluta serenità, perché avevamo coronato il nostro sogno, il 10 marzo 2018 arriva finalmente Emiliano, il principino di casa. Cos’altro aggiungere. Forza e coraggio sempre!

Grazie Daniela e ad maiora!

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