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Covid Sicilia, infettivologo Prestileo: presto rete di medici per la cura dei malati a domicilio

Con il noto infettivologo palermitano facciamo il punto sulla situazione Covid nell'Isola

C’è attesa per le decisioni del Governo sulle festività natalizie. Nessun liberi tutti, ma regole che dovrebbero essere ferree soprattutto nei giorni delle feste comandate. I numeri dei contagi diminuiscono, ma i dati sono ancora alti: preoccupa la circolazione vasta del virus (non si è mai scesi sotto i 20.000 nuovi contagi giornalieri) e il numero di morti (non se ne sono contati mai meno di 600 anche dopo il semi lockdown).

La Sicilia, che nelle settimane scorse ha temuto seriamente che il sistema sanitario non reggesse, registra da settimane una fase di plateau che però merita attenzione. Il numero dei nuovi contagi non è mai sceso di netto, ma si assesta da almeno una quindicina di giorni sulla media di 1200 nuovi casi giornalieri. Preoccupa il dato dei morti, che nei giorni scorsi ha sfiorato il record di 48 decessi.

Facciamo il punto sulla situazione Covid in Sicilia con il dottore Tullio Prestileo, infettivologo palermitano e dirigente medico all’Arnas Civico di Palermo.

Dottore, quale la situazione alla vigilia del nuovo dpcm?

 

Ci vuole cautela e in questo periodo va ribadito più che mai. Il passaggio di colore dall’arancio al giallo deve essere corroborato da regole che possano evitare una nuova ripresa dell’ondata. A livello nazionale abbiamo un’evidente riduzione delle nuove infezioni, anche in Sicilia registriamo una lieve e stabile flessione verso il basso. Non dobbiamo però dimenticare che mille infezioni al giorno equivalgono a 50 posti letto necessari nel quotidiano. Sono numeri importanti, vuoi dal punto di vista del carico sanitario, vuoi da quello economico, organizzativo, strutturale. In questo momento non mi sento assolutamente di dire che siamo a buon punto.

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Quale secondo lei una criticità da evitare nei giorni a venire?

 

Occorre sicuramente molta attenzione allorquando ci sarà l’apertura delle regioni per consentire di passare le feste in famiglia a chi vive lontano dalla propria terra d’origine. Ovvio che va scongiurata un’apertura di massa di strutture e impianti turistici invernali, ipotesi che pare peregrina secondo i rumors delle ultime ore. Comprendo bene la crisi del settore turistico, che ha il diritto di non crollare. Penso però che vada evitato l’errore della scorsa estate, che potrebbe essere disastroso in questo periodo in cui sta anche per arrivare la stagione delle influenze e quindi si potrebbero accavallare diverse infezioni. Se, e speriamo che così non sia, dovesse esserci una seconda ondata, le spese dello Stato per la Sanità sarebbero altissime. Perché non evitare le aperture di massa, risparmiando su spesa sanitaria d’emergenza e devolvendo le cifra ai settori in crisi? Potrebbe essere una soluzione saggia.

Teme che il Natale possa essere foriero di una nuova grossa ondata?

Potrebbe accadere. Pare che il nuovo dpcm, atteso per stasera, non prevederà aperture radicali. Fortuna se sarà così. Un liberi tutti sarebbe disastroso e potremmo leccarci le ferite già nel giro di pochi giorni. Viviamo un momento pandemico molto delicato. Non mi sento di parlare di un picco ormai alle spalle, perché i numeri sono davvero ancora molto alti: sia in termini di contagi, che di ricoveri, che di morti. Se a ciò aggiungiamo che manca poco e arriverà la grossa ondata influenzale, i numeri dell’emergenza potrebbero diventare ingestibili. Una eventuale apertura del turismo natalizio: impianti sciistici, cenoni negli hotel, rifugi e via discorrendo potrebbe avere conseguenze davvero pesanti. Tutto ciò dovrebbe essere evitato e mi auguro che sia così. Ribadisco che quando ci sono 600 morti al giorno, parlare di turismo invernale mi sembra follia. Sarebbe più oculato prevedere norme rigide, ma necessarie, in vista dei giorni di festa.

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Quali limitazioni suggerisce?

Scordiamoci cenoni e pranzi con tanti commensali: sia al ristorante, che a casa. Lo dico da tradizionalista, che ha sempre amato le reunion familiari durante le feste. Limitiamoci a banchetti tra congiunti e tuteliamo i nostri anziani. Ricordiamoci che da quando c’è il Covid vi è un aumento delle morti degli over 70 di circa il 50% rispetto a un anno prima. A Natale non dobbiamo lasciare soli gli anziani.  Coinvolgiamoli ma con senso di responsabilità: locali areati, niente baci e abbracci, teniamo le distanze (possibilmente mettiamo il nonno a capo tavola), se è il caso usiamo la mascherina e istruiamo i più piccoli a tutelare i loro nonnini. Per quanto riguarda il culto, a Natale suggerisco più messe con meno persone per celebrazione. É giusto essere liberi di esprimere la propria fede, ma anche in questo caso vanno evitati assembramenti che, ahimè, nelle messe natalizie si verificano.

Parliamo di assistenza medica domiciliare, ci sono novità importanti?

Stiamo tentando di mettere in piedi una rete di medici di medicina generale per assicurare la cura e l’assistenza domiciliare dovuta così da cercare di risolvere anche il problema dei tamponi di controllo, che ad oggi sono un nodo importante da sciogliere, da attenuare il senso di isolamento che queste persone hanno, da evitare il ricorso ai pronto soccorso. Saremo inizialmente una dozzina di medicina, considerato che ogni medico ha più 1500 assistiti, si creerà già in prima battuta una rete notevole. Io sarò una sorta di supervisore.  Speriamo nel giro di poche settimane di partire. Sarà un braccio teso ed efficace verso la comunità vasta dei positivi che non necessitano di cure ospedaliere.

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