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Coronavirus, cibi freschi, pane e salumi, frutta e verdura,come comportarsi

Ecco i consigli degli esperti su come gestire la spesa e i cibi freschi

Il capo della Protezione Civile, Borrelli, in un’intervista radiofonica, ha ventilato che si potrebbe rimanere a casa fino a metà maggio. Colpa di una curva dei contagi che è sì in miglioramento, ma non ancora in discesa. Più ragionevole parlare di un altopiano, che non di un percorso a scendere. Quindi agli italiani sono richiesti ancora dei sacrifici. Intanto dall’Oms si parla della possibilità di rivedere le linee guida. Uno studio del’Accademia nazionale delle Scienze degli Stati Uniti relativo alla diffusione del coronavirus, parlerebbe di una possibilità di contagio fino a due metri di distanza,, anche mediante il respiro e non solo tramite le particelle volatili sprigionate da starnuti e colpi di tosse. L’Oms potrebbe rivedere le direttive relative all’uso di mascherine.

La gente è preoccupata e si fa molte domande.

Con l’allarme contagio con il respiro (che è ancora tutte da verificare con ulteriori evidenze scientifiche) montano le paure che riguardano i cibi freschi: pane, salumi e formaggi da banco e non confezionati, frutta e verdura e più in generale la spesa.

Le rassicurazioni arrivano dagli esperti, che anzitutto invitano a non cadere nella psicosi da contagio. Le precauzioni sono d’obbligo, il terrore peggiorerebbe queste giornate già di loro non facilissime.

Il professore Antonello Paparella, docente di Microbiologia alimentare all’Università di Teramo, intervistato dal Fatto alimentare, rassicura:

Pane e salumi, come comportarsi

“Gli alimenti sono dei sistemi vivi, contenenti nutrienti e umidità e sono abitati da una comunità microbica, che influenza l’evoluzione delle caratteristiche fisiche e chimiche dell’alimento nel tempo. Ciò significa che durante la vita commerciale di un prodotto alimentare la sopravvivenza di ogni microorganismo, virus inclusi, è condizionata da una serie di fattori, che sono diversi rispetto ai piani inerti (quali superfici di plastica, acciaio, cartone). Queste caratteristiche degli alimenti potrebbero rendere più difficile la vita al virus, in particolare se, dall’acquisto al consumo, passa del tempo e se a casa avviene un’ulteriore manipolazione (per esempio quando mettiamo il pane in un sacchetto di plastica per alimenti e lo tagliamo e dunque rimuoviamo parte dei microrganismi superficiali con il taglio e lo sbriciolamento). La stessa cosa vale quando acquistiamo affettati e formaggi, che a maggior ragione oggi, devono essere manipolati dall’operatore con guanti (lo stesso operatore deve avere la mascherina, che quindi protegge gli alimenti da eventuali secrezioni). Inoltre salumi e formaggi, generalmente, non sono consumati immediatamente dopo l’acquisto, occorrenza che, a maggior ragione di questi tempi, va suggerita. Un consumo a distanza di circa tre ore dall’acquisto e un precedente trasferimento dei salumi e dei formaggi in involucri casalinghi ci darà maggiori garanzie.”

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Quanto vive il virus sulle superfici?

Il noto virologo Roberto Burioni conferma, in varie interviste in Rai, che non deve esservi un allarmismo eccessivo quanto una sana prudenza.

“Gli studi parlano di una sopravvivenza del virus sul cartone di 24 ore, su plastica e acciaio da 48 fino a 72, su rame di circa 7 ore. Va però specificato che non si hanno certezze di contagio dalle cose alle persone. Inoltre prende sempre più piede la certezza che sulle superfici il virus perda fino alla metà della sua carica virale. Per cui, la prudenza è d’obbligo, purché non diventi ossessione. Un esempio pratico, la pizza d’asporto. Posto che il fattorino ce la consegnerà munito di guanti e mascherina, posto anche che chi l’ha lavorata in pizzeria abbia utilizzato i medesimi strumenti di protezione, una volta arrivata a domicilio, muniti di guanti togliamo l’involucro, lo buttiamo e possiamo quindi gustare la pizza. In merito agli alimenti, la cosa più importante da fare per fugare i rischi è lavare spesso e più di spesso le mani. Solo così potremo dirimere il dubbio di essere vettori di agenti virali presenti negli involucri. Quello a cui si deve fare più attenzione sono le maniglie, i soldi, il bancomat, i pulsanti dell’ascensore. Sono oggetti che entrano in contatto con una mole enorme di persone e possono essere esposti accidentalmente alla contaminazione da secrezione aeree. In tutti questi casi occorre ricordare che non ci si deve toccare occhi, bocca e naso (quando siamo in autobus, in ascensore o al super) e che un lavaggio accurato e frequente delle mani con acqua e sapone potrà aiutarci tantissimo a eludere il rischio del contagio”.

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Frutta, verdura e sacchetti della spesa

In merito al consumo di frutta e verdura e alla gestione della spesa, ci dice la sua il dottore Tullio Prestileo, infettivologo palermitano.

“Frutta e verdura vanno lavate accuratamente con acqua. Abbondanti risciacqui e quindi via a sbucciare tutto quel che si può sbucciare. In questo momento è meglio lavare anche la frutta che solitamente ci limitiamo a sbucciare (es. mele, banane, pere). Non occorre diluire nell’acqua nulla, perché un lavaggio accurato elimina virus e batteri. Per quanto riguarda il rischio di contaminazione della spesa, possiamo eluderlo con un espediente molto semplice. Basterà far decantare le buste della spesa sul balcone di casa per circa tre ore. All’aria aperta il virus si diluisce e poi va via. É un’accortezza molto semplice, che se serve a farci stare più tranquilli può essere assolutamente presa. A ogni modo, per evitare contaminazioni, le regole principali sono due: lavarsi spesso le mani con acqua e sapone ed evitare di portarsi le stesse mani in bocca, naso e occhi. L’evitare il contagio parte proprio da lì.”

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