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Come sopravvivere ai terribili due anni

Consigli pratici per gestire una delle fasi più complesse nello sviluppo dei piccini

In Inghilterra li chiamano i “terrible two” e li definiscono come una fase fondamentale nella crescita psico-cognitiva di un bambino. I terribili due anni sono sicuramente un periodo frenetico nella vita di una famiglia. I bimbi sembrano assolutamente ingestibili, la parola preferita del loro vocabolario è no, così come continui sono i no dei genitori.

Non saltare sul letto!

Non mettere le dita nella presa della corrente!

Non rovesciare la pasta per terra e via discorrendo.

Capricci, pianti inconsolabili, urla e anche qualche gesto aggressivo caratterizzano la fase che inizia intorno ai 24 mesi e dovrebbe concludersi prima dei tre anni.

La Società nazionale di pediatria spiega cosa succede ai bimbi nella fantomatica fase dei “terribili due”

La dinamiche dei “terribili due anni”

I bimbi a due anni hanno maturato la piena consapevolezza di essere persone indipendenti rispetto a mamma e papà. Hanno contezza di avere due gambe che possono spingerli all’esplorazione del mondo, la possibilità di “nutrirsi” da soli ed anche una (variabile) capacità verbale e non verbale tale da farsi comprendere dagli altri. Sono anche consapevoli che il mondo è fatto anche di altre figure, oltre a quelle di riferimento (genitori, nonni, zii), con le quali possono confrontarsi e che possono rappresentare “delle alternative” ai genitori. È la fase della ribellione. Pare che i piccini non tollerino nulla (o quasi) dei cosiddetti genitori cargiver (coloro i quali “conducono” le loro esistenze) ed è proprio a partire dai due anni, che i bimbi iniziano a sperimentare la strada verso la definitiva indipendenza.

Caratteristiche dei terrible two

Secondo la Società nazionale di Pediatria, vi sono alcune caratteristiche che accomunano i bimbi nella fase dei terrible two. Non si può ovviamente generalizzare. Vi sono genitori pronti a giurare di non aver vissuto questa fase o di averla sperimentata dopo i tre anni.

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Ecco però  gli atteggiamenti comuni tra i bimbi:

Dire spesso di no (o fare no con la manina).

Pianti inconsolabili e a volte improvvisi anche per un nonnulla.

Incomprensione del divieto e attitudine costante a eluderlo.

Capricci continui (dal rifiuti della pappa, al non volere fare la doccia, al saltare sul letto).

Scatti di rabbia. I “duenni” hanno parecchia adrenalina in corpo, che devono in qualche maniera liberare. Può succedere di vederli puntare pugni e piedi, facendosi rossi in viso. Nulla di grave, spiegano i pediatri. È il loro modo di scaricare e quindi non vanno ostacolati. Altro atteggiamento “tipo”, di fronte a un no di mamma e papà, è lo strofinarsi per terra in preda a pianti e urla. È una situazione imbarazzante, in cui, però, il genitore, per quanto possibile, deve cercare di non perdere le staffe. Urlare o dare uno schiaffetto peggiorerebbe le cose. Di contro essere eccessivamente sdolcinati, cercando di far “tornare in se” il piccolo con coccole e carezze, potrebbe non servire a nulla. In questi casi, suggeriscono i pediatri, ci vuole fermezza e forza d’animo. Tono di voce autoritario e indicazioni precise. Se proprio il piccolo non vuole saperne di alzarsi da terra, proporgli un’alternativa: se fai il bravo, mentre mamma e papà terminano la loro commissione, dopo andremo al parco giochi.

Le alternative, secondo i pediatri, possono diventare un valido aiuto nella gestione dei terrible two:

Non vuoi la pasta, allora mangia il riso;

Non vuoi fare il bagno, facciamo la doccia;

Non vuoi montare sul passeggino, andiamo a piedi ma sempre tenendoci per mano, altrimenti si torna a casa.

Cosa evitare

Dire perennemente no a un bimbo di due anni equivale a non farsi ascoltare. La tentazione è immensa, considerata la mole delle loro marachelle, eppure, secondo gli esperti, occorre la pazienza e la forza di circostanziare il divieto, di mettersi fisicamente all’altezza dei piccoli e di spiegare loro perché è meglio non fare questa o quell’altra cosa.

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Il no può diventare frustrante, specie se pronunciato con rabbia e con piglio disperato, da parte dei genitori.

Non è facile. Spesso le mamme sono esauste e non possono fare a meno di alzare il tono di voce. I pediatri suggeriscono la fermezza senza escandescenza, l’autorevolezza in luogo dell’autorità.

È preferibile “etichettare” come sbagliato il comportamento e non il bambino: “stai facendo una monelleria” in luogo di “sei monello”.

Ovviamente, il no deve essere categorico e senza mediazioni quando il capriccio potrebbe mettere e repentaglio la sicurezza del piccolo.

Ad esempio: quando vuole viaggiare in macchina stando in braccio, quando desidera saltare sul letto, quando si rifiuta di prendere una medicina, quando cerca di armeggiare vicino alle prese della corrente, quando vuole camminare per strada da solo.

Evitare sempre che il bimbo si abitui all’aggressività. A due anni, una caratteristica comune a molti bimbi è lo sperimentare l’uso e la potenzialità della forza fisica. Mai avallare uno schiaffo o un morso (dato al genitore, a un fratellino o a un amichetto). In questi casi non vale la regola “tanto sono bambini”. Non si può certo farne un dramma, ma si deve subito rimproverare con fermezza il comportamento e dare una piccola punizione, circostanziata e che sia da insegnamento (es: “Hai morso la mamma e la mamma si è fatta la bua. Ora aiutarla a rimettere in ordine tutti i giochini”).

Consigli per “sopravvivere” ai terrible two

Parola d’ordine: non viziare il proprio bambino.

Non sarà rimpinzandolo di giochi, dolciumi o uso di tablet che il piccolo farà meno capricci. Anzi. L’effetto sortito sarà opposto. A due anni inizia a formarsi la consapevolezza emotiva di se e degli altri. Per cui viziare all’eccesso significa aprire la strada a un temperamento egoista e capriccioso anche nel lungo termine.

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Farlo stare il più possibile con altri bimbi. Specialmente se si tratta di figli unici, il confronto con gli altri bimbi è fondamentale. Aiuta loro a conoscere limiti e possibilità. Via libera al nido e in estate alla ludoteca e alle varie attività di aggregazione.

Essere categorici anche con i nonni, vietando loro “stravizi” ed evitando di usarli come parcheggio.

Stare tanto all’aria aperta. La bella stagione aiuta. Gite al mare, in campagna e in montagna. Contatto con la natura ed attività anche con gli animali. Sono tutte soluzioni che impegneranno costruttivamente le giornate del bambino, lo entusiasmeranno facendo sì che torni a casa più tranquillo.

Tutto quanto scritto in questo articolo non ha la presunzione di voler essere una regola. Vi sono bimbi e bimbi, genitori e genitori. Nessuna mamma deve sentirsi sbagliata per le volte in cui non ha saputo gestire la calma. A chi non è capitato? La certezza, come rassicurano i genitori veterani è una: i terrible two (consigli degli esperti a parte) prima o poi passano 😊

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