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Chiara Ferragni, ti spiego io chi sono i “nonni fuorisede”

I genitori della generazione anni '80 spesso fanno la spola per vedere i nipotini e sanno tutto, un po' a malincuore, delle "diavolerie" tecnologiche che accorciano le distanze

La generazione nata negli anni 80 è quella che è andata in giro con fuseaux e tute in acetato, con colori fluo e spalline da giocatori di rugby, con ciondoli a forma di ciuccio e walkman; che ha collezionato i rossetti cangianti di “Cioè” e le figurine “Panini”; che è cresciuta guardando cartoni animati vietati ai minori come “Georgie” e “Ransie la strega” e serie tv vietate ai maggiori come “Genitori in blue jeans” e “Beverly Hills 90210”. Ma è anche la generazione che più di tutte, raggiunta la maggiore età, si è spostata per motivi di studio, di lavoro o per scelte di vita privata, fino a decidere di stabilirsi in una città diversa da quella natia, mettendo su famiglia e creando così una nuova categoria di parentela:

i NONNI FUORI SEDE!

Da siciliana trapiantata “in continente”, quando più di 8 anni fa ho dovuto annunciare ai miei genitori che sarebbero diventati nonni per la prima volta, ho deciso di farlo in maniera “tradizionale”. Non reputandola una notizia da dare per telefono, io e mio marito ci siamo imbarcati sulla Tirrenia (tipica nave dei viaggi in famiglia anni ‘80, giusto per restare in tema!) e, sbarcati a Palermo all’alba, siamo arrivati ad Agrigento a colazione, un orario quindi adattissimo per dare certe notizie considerando che io la mattina presto sono allo stadio iniziale dell’evoluzione umana “Australopiteco”.
Avendo da poco ristrutturato casa, i miei genitori erano eccitati all’idea di farcela vedere e, dopo aver constatato con piacere che la mia cameretta era diventata il “bagno buono” di casa e dopo aver bevuto un caffè che lentamente mi accompagnava allo stadio dell’evoluzione “Homo Sapiens”, ecco che arriva il fatidico momento dell’annuncio.

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Dopo averli fatti sedere

(prevenire è meglio che curare!), scartano il nostro regalo per la casa nuova, un centrotavola contenente un libro intitolato “Nonni moderni”: da quel momento hanno capito che le loro vite sarebbero cambiate e che la tecnologia sarebbe stato il loro quarto figlio.

Nel “lontano” 2009 il mezzo di comunicazione più evoluto era Skype, installato nel pc e con la webcam in equilibrio sul monitor: lo zoom delle webcam del periodo, al massimo, faceva vedere il mignolo grande quanto il pollice e per rendere partecipi i miei genitori della lievitazione della pancia sono stata costretta a fare un corso accelerato al Circo Orfei.
Poi è nata Anna e Skype è diventata quasi una presenza fissa con i nonni che, per attirare l’attenzione della nipote, dall’altra parte producevano più suoni di un cd della Chicco, con mia madre che entrava in loop ripetendo la frase :”Gioia, quanto è bella!” e con mio padre che, alla chitarra, suonava il medley dei più grandi successi dello Zecchino d’Oro alternati ai più grandi capolavori del folklore siciliano.

Tre anni dopo è nato Niccolò

quasi contemporaneamente all’avvento degli smartphone e anche la distanza è diventata più “smart”, non costretta alla postazione fissa del pc e della mitica webcam. La svolta, però, è arrivata con Whatsapp: foto e video mandati al momento per coinvolgere i nonni “fuori sede” in momenti salienti come i primi passi del piccolo o il primo giorno di scuola elementare della grande; messaggi vocali che i bambini mandano ai nonni e che ricevono la stessa identica risposta in loop con la piccola variante al plurale “Gioia, quanto siete belli!”; per non parlare della messaggistica in stile antico Egitto per cui i nipoti inviano emoji (anche detti geroglifici) che ricevono un’immediata risposta (anch’essa geroglifica) da parte dei nonni lontani.

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Annunciare ai propri genitori che diventeranno nonni

è uno dei momenti più emozionanti della maternità, ma gestire il loro ruolo di “nonni lontani” è uno degli aspetti più delicati della genitorialità: la distanza va di pari passo con la paura di perdere momenti fondamentali della crescita dei propri nipoti, ma anche con l’ansia di non poter aiutare quando è necessario.
Certo, diventare dei geni dell’informatica o studiare il manuale perfetto per diventare “Nonni moderni” può aiutare a sentirsi più vicini, ma solo “chilometricamente” parlando. Perché nel rapporto “nonni fuori sede-nipoti fuori sede” fondamentale è la regola che vale per ogni rapporto: la qualità più che la quantità!

Noi genitori dobbiamo RACCONTARE ai nostri figli dei nonni

e della loro famiglia lontana, perchè i bambini così impareranno a conoscerli e a riconoscerli; d’altra parte abbiamo anche il compito di rassicurare i nonni lontani della loro presenza nella vita dei nipoti non solo attraverso scambi di foto e video, ma semplicemente raccontando aneddoti della loro giornata, per lo più scandita da quel “fuggi fuggi” della quotidianità che lascia poco spazio alla qualità anche per noi genitori che viviamo con loro tutti i giorni.
Tutto ciò insegnerà ai protagonisti di questa storia, genitori/figli/nonni/nipoti, a godere del PIACERE DELL’ ATTESA, valore fondamentale in tempi così “smart” e “social”, e mi riferisco alla fibrillazione di preparare le valigie e alla genuina ansia di arrivare a casa dei nonni lontani, quella casa che nell’immaginario dei bambini è un mix tra Disneyland e il Paese dei balocchi. Certo, poi ci sarà l’amarezza della partenza e del ritorno, ma chi l’ha detto che la tristezza e la nostalgia sono dei sentimenti negativi? La consapevolezza che quel viaggio prima o poi avrà una data di rientro, permette di dare un valore diverso ai momenti trascorsi con i nonni; il ricordo di un oggetto, di un profumo, di un cibo, di un gesto, vi assicuro che rimane indelebile nella memoria anche dei più piccoli oltre che di noi adulti.

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P.S.: ringrazio i nonni “fuori sede” Ninetta e Luigi che si sono prestati a fare da modelli in questa foto. Ovviamente si tratta di una foto scattata appositamente per questo articolo, perché vi assicuro che i loro volti non erano così rilassati quando 9 anni fa hanno ricevuto in dono il fatidico libro “Nonni moderni”!

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