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Chi sono i genitori elicottero?

È la tendenza genitoriale della contemporaneità. Ne parlano due scrittrici, in un libro che sta spopolando

Avete presente un canadair che rifornisce di acqua un bosco in fiamme? O ancora un elicottero della Polizia che sorvola una zona della città prima di un blitz?

Questi esempi cascano a pannello con una definizione, in realtà mutuata dal mondo anglosassone, dei genitori di oggi. In realtà di Helicopter parents ne parlarono per primi Foster W. Cline e Jim Fay, nel loro libro, pubblicato negli anni ’90, Parenting whit love and logic. Già in quegli anni, l’idea di genitorialità intesa come iper protettività prendeva piede e scalzava un ideale educativo (quello del rigore, dell’educazione all’indipendenza) che era stato il vulnus delle mamme e dei papà almeno fino alla prima parte degli anni ’80. Oggi i genitori elicottero costituirebbero la norma, anzi, la tendenza all’iper protezione starebbe raggiungendo dei massimi epocali. Ne parlano due scrittrici, Lena Greiner e Carola Padtberg, nel loro Genitori Elicottero (come stiamo rovinando i nostri figli), edito da Feltrinelli.

Secondo il libro, che sta spopolando in mezzo mondo, la maggior parte dei genitori sta diventando “genitori elicottero”, pronti a sorvolare sopra le teste dei loro figli per andarvi in aiuto, anche quando questi stanno facendo un banale starnuto.

Chi sono i genitori elicottero?

Secondo le due autrici, che per scrivere il loro testo hanno intervistato sì i genitori, ma anche esperti nel campo pedagogico, medico, educatrici ed insegnanti, i genitori di oggi, così come gli elicotteri, hanno la tendenza a sorvolare sopra la vita dei propri figli, al fine di controllarla, proteggerla, prevenire tutte quelle brutture di cui è pieno il mondo. Ecco allora, già al nido, le insegnanti che, ogni giorno, si ritrovano a fronteggiare decine di domande, veicolanti altrettanti timori.

“Mio figlio ha mangiato tutto. Perché ha lasciato due cucchiai di pasta? Lui di solito è un gran mangione?”

Ed ancora: “Il bimbo socializza con tutti? Oggi lo vedo un po’ musone.”

Che un bimbo possa avere un’inappetenza passeggera e del tutto innocente o che per un giorno voglia starsene un po’ per conto proprio, sono occorrenze naturali, alle quali, i genitori di un tempo, potevano non fare caso. Oggi è diverso. Vi sono dei canoni precisi, imitanti la perfezione, dentro i quali, inconsciamente, i genitori vorrebbero installare i propri bambini. Ecco che un pranzo non completato, il desiderio di solitudine, uno sguardo storto diventano dei campanelli di allarme.

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Per non parlare del ricorso al pediatra. Fino a un trentennio fa si portava il bimbo dal medico solo in caso di effettivo bisogno. Oggi le sale d’attese dei pediatri, ma anche i presidi di guardia medica e i pronto soccorso, pullulano di genitori in preda all’ansia.

Un foruncolo di troppo sul culetto, l’accenno di un rialzo di temperatura, due rigurgiti messi in fila, il naso chiuso fanno scattare la corsa al medico. La regola non vale per tutti, ma sicuramente per buona parte dei genitori di oggi. A volte sono proprio i medici ad arginare le ansie, arrivando financo a redarguire i genitori troppo apprensivi. I timori però non si placano e cercano quale balsamo confortante il web. Ecco che, nelle classifiche di Google, tra le frasi più ricercate, vi sono proprio quelle che rimandano a malattie dei bambini, per non parlare del ricorso ai forum di “autoaiuto” tra mamme. Un’altra tendenza, di cui parlano le due autrici, è il desiderio dei genitori di oggi di prevenire i bisogni emotivi dei figli. Una pretesa che, fino a un certo punto, potrebbe anche essere legittima. Esistono bimbi che non hanno voglia di esprimere i loro gusti a tavola per esempio. La cosa si fa patologica quando il genitore pretende quasi di leggere nel pensiero del figlio, così da farlo felice. La verità, come sostengono gli esperti, è che il dono di entrare nelle menti degli altri non è prerogativa di alcuno, neanche di una mamma verso il proprio piccolino. È verosimile che uno sguardo triste del nostro bambino, non sempre corrisponda a un bisogno trascendentale, che noi dobbiamo sforzarci di esaudire. Basterà sorridergli, portarlo al parco a fare una passeggiata o iniziare a fare un gioco insieme a casa, e tutto possibilmente passerà, con buona pace di grandi e piccini.

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Genitori elicottero di figli grandi

La tendenza a essere “elicotteri” non si placa con la fine della primissima infanzia. Anzi. I genitori di bimbi grandicelli e adolescenti finiscono nel dedalo mentale dell’ansia da prestazione. Eccoli iscrivere i figli ai più prestigiosi corsi di musica, lingue e calcetto della città. I papà saranno sempre presenti agli allenamenti, pronti a recriminare contro l’allenatore se per una volta il proprio erede (sicuramente una futura stella del calcio) non giocherà da titolare. Le mamme non si perderanno una lezione del corso di inglese, il cui obiettivo finale sarà quello di accedere alle olimpiadi delle lingue straniere. Vi sono poi i genitori che, alla nascita del figlio, hanno già aperto un conto in banca dedicato ai futuri studi a Oxford. Il risultato è che i bimbi di oggi sono iperstimolati, già da piccoli svolgono decine e decine di attività, per alcune delle quali non sono neppure pronti. Non basta:i bimbi sono grandi osservatori e sanno percepire l’ansia dei genitori prima di chiunque altro. Tutti gli stati emotivi alterati dei genitori hanno sempre qualche ripercussione negativa sui propri figli. Non basta garantire una presunta felicità (alimentata da giocattoli, vestiti, libri, giochi, corsi, passatempi e diversivi) occorre cercare di costruire una serenità familiare, che può avere delle basi semplici, ma che avrà degli effetti molto più efficaci di qualsiasi altro stratagemma, inventato dai genitori di oggi per fare felici i propri figli.

Il rischio dell’essere genitori elicottero

Come sostengono le due autrici, i genitori di oggi sono meno felici di quelli di ieri. La maternità e la paternità sono sovente ammantate da episodi di forte stress, che arrivano a sfociare in casi di esaurimento nervoso o di depressione.

L’essere genitore elicottero comporta un rischio anzitutto per mamma e papà. Vivere in una costante condizione di ansia (da prestazione o da timore che a nostro figlio possa mancare qualcosa) crea irrisoluzioni emotive anche molto pesanti, che alla lunga mineranno la serenità familiare.. Di contro i bimbi troppo vigilati, protetti, stimolati, che non hanno nemmeno necessità di chiedere l’acqua, perché tanto la mamma sa come e quando prevenire qualsiasi bisogno, rischiano di essere adulti poco volenterosi, svogliati, demotivati.

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L’eccesso di stimolazione, poi, porterà, specie nella crescita, a una ricerca continua di sempre nuovi stimoli (anche di quelli negativi) e al non sapersi accontentare neppure quando la circostanza lo richiede. Genitori elicottero e bimbi viziati, ma non solo. Anche bimbi che possono diventare adulti spersonalizzati, inadeguati, incapaci di tracciare la loro strada.

 

Non si può fare di tutta l’erba un fascio. Esistono sicuramente i genitori sereni e appagati. Così come vi sono moltissimi genitori “vecchio stampo”, che hanno azzerato i telefonini e i tablet, che concedono giusto mezz’ora di cartoons al giorno, che non ritengono necessario iscrivere un duenne al corso di inglese, musica, yoga e meditazione. Vi è poi un’ampia quota di genitori deleganti, per lo più appartenenti alla fascia economica medio alta. Fanno ricorso full time alle tate, anche nei week end e nelle feste comandate, poichè per loro il concetto di libertà personale non deve essere intaccato dalla condizione di genitore. Sono tutti stili di vita insindacabili e ingiudicabili, nella certezza che, elicotteri o meno, i genitori perfetti non esistono.

Proprio al concetto di perfezione si riferiscono spesso le due autrici del testo. Il genitore elicottero anela alla perfezione con il risultato di compiere frequenti azioni imperfette per sé e per il proprio figlio. Basterebbero far sì che i nostri piccoli realizzassero un po’ di vuoto intorno, che accettassero il silenzio, la noia (così come li hanno vissuti i bimbi di qualche generazione fa) per resettare la carica di stimoli di questo tempo, per imparare ad ascoltarsi e ad ascoltare.

Una massima che attraversa tutto il testo deve far riflettere: i figli non sono nostri. Possiamo ovattarli, proteggerli, controllarli, regalare loro tutti i tesori del mondo, ma a un certo punto dal nostro nido voleranno, che noi lo vogliamo o no.

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