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Chat di classe: a Milano un putiferio e a Ravenna predisposto il vademecum

In una scuola dell'infanzia di Milano una bimba sarebbe stata espulsa a causa di una chiacchierata tra mamme in chat. Nella città romagnola, invece, sono state messe delle regole per i gruppi WhatsApp

La notizia è uscita nei giorni scorsi su alcuni siti di informazione lombardi e da lì è partito il rimpallo su tutto il web. A Milano, in una scuola dell’infanzia, una bimba di 4 anni sarebbe stata espulsa a causa di una chat di classe tra mamme. La colpa sarebbe stata quella di un “chiacchiericcio” eccessivamente “libero da freni” in merito a maestre e personale presente a scuola. Colpevole dal “fattaccio” la mamma della bambina. Da lì non solo la decisione di allontanare la piccola, ma anche il depennamento del fratellino, pre-iscritto per l’anno 2019/2020. Questi i pochi dettagli trapelati su un fatto, avvolto sicuramente dalla giusta privacy, ma anche da una notevole nebulosa. Può essere verosimile che una bimba innocente paghi le colpe del gossip della madre? La questione pare improbabile e ci pare legittimo pensare che ci saranno state altre concause. Tuttavia la notizia è diventata virale, al punto da far scattare un’iniziativa in Romagna. Nella bella città di Ravenna, con tanto di proposta informale al provveditorato, le scuole dell’infanzia hanno pensato di dotarsi di un vademecum che “metta in riga” le chat di classe. Poche e semplici regole, volte  a evitare inconvenienti.

Per stilare le regole della chat, si sono riuniti docenti, genitori, pedagogisti e psicologi.

Ecco il risultato

Le regole delle chat scolastiche

  1. Il moderatore non deve avere il solo ruolo di organizzare tecnicamente la chat e di inserire o eliminare i componenti. Deve essere scelto dai componenti la chat, nella consapevolezza che a questi sarà affidato un ruolo di responsabilità. Il moderatore infatti deve avere il polso di interrompere discussioni non pertinenti, evitare che si cada nel pettegolezzo, provvedere allo smistamento delle informazioni tra la scuola e il genitore, eliminare, se è il caso, uno o più componenti che non abbiano rispettato le regole del gruppo. Ruolo fondamentale del moderatore sarà anche quello di stemperare eventuali conflitti e di farlo con toni miti (impresa ardua? Sicuramente non facile).
  2. La netiquette. Il termine, entrato in voga una ventina di anni fa, si riferisce alla buona educazione da adottare nel mondo virtuale. Quindi: no all’uso di linguaggio scurrile. No ai “buongiorno” e “buonanotte”  seriali, che innescano decine di risposte e che hanno il solo esito di intasare di notifiche le memorie dei cellulari. Ed ancora evitare post troppo lunghi, condivisione di allegati (a meno che il tema scolastico del giorno non lo preveda).
  3. Gli orari per chattare. Sono quelli convenzionalmente indicati dal buon senso. Dalle otto del mattino alle nove di sera. Ovvio che sarà tollerabile una comunicazione di servizio fatta alle 21, volendo anche alle 21 e 30 (se proprio dovesse trattarsi di un argomento importante per l’interesse di genitori e bambini). Mai inviare messaggi di notte o all’alba. In molti tengono il telefono con le suonerie attive anche di notte. Sarebbe sgradevolissimo essere svegliati solo per sapere che “i nostri bimbi oggi mangeranno minestrone invece che pasta asciutta”.
  4. No a sfoghi personali, patemi d’animo, soliloqui in cerca di consigli. La chat è sicuramente una maniera per tenere in contatto le mamme, si può avere la tentazione di cercarvi all’interno un conforto in un momento “no”. Ricordiamoci però che si tratta di un gruppo “di servizio” e non della chat “comitiva” o “famiglia”.
  5. Sintesi, essenzialità, rispetto: le tre parole chiave delle chat. Evitare di montare una chiacchierata lunga 300 messaggio solo per decidere il regalino da fare alle insegnanti a Natale o la cifra da devolvere (4 o 5 euro a testa poco cambia. Deve essere il moderatore, in caso di mancati accordi tra le mamme, a prendere in mano la situazione e rispettosamente a chiudere la partita).
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Le maestre e le chat di classe

Il vademecum non si esprime chiaramente in merito alla presenza in chat di una rappresentanza della scuola. Le statistiche confermano che per ogni asilo nido o scuola dell’infanzia esiste almeno una chat (spesso ve n’è più di una. Es: “regali alle maestre”, “tempo prolungato”, “compleanni”. Nel 40% delle chat è presente anche un rappresentante della scuola. Un recente articolo del Corriere della sera ha ironizzato sulle chat di classe, raccontando la storia di un papà che ha disattivato What’s app perché rischiava di cadere in depressione per vie delle numerose notifiche, delle diatribe tra genitori e delle decine di foto con bimbi ora con il graffietto sulla mano “ed è stato tuo figlio, rimproveralo perché così non si fa” o il morso sul braccio e via discorrendo. Il sedicente e fantasmagorico papà, di cui non si cita il nome, dichiara: “fuori dalle chat sono rinato!”.

Sarà una storia vera? Come vera del tutto sarà la vicenda della bimba espulsa dalla scuola di Milano? Non lo sappiamo, possiamo comunque affermare che, con un pizzico di buon senso, anche le chat possono diventare uno strumento di costruzione e non “armi di distruzione e distrazione di massa”.

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