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	<title>A tutta Mamma! e non solo - Stai Leggendo Costume, Società e Tendenze</title>
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	<description>magazine dedicato alle mamme e a ciò che vi gira intorno</description>
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		<title>La follia social di fotografare e condividere anche a rischio della vita</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maristella Panepinto]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Jan 2026 17:21:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L’incoscienza di un selfie sul porticciolo mentre infuria il ciclone Harry. I video della Smart mentre le onde rischiano di travolgere la minuscola autovettura. E ancora i post sfacciati di un padre, che racconta sui social di avere sprezzato il pericolo e di aver ammirato, insieme al figlio, la furia del maltempo. L’allerta rossa stavolta [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">L’incoscienza di un selfie sul porticciolo mentre infuria il ciclone Harry. I video della Smart mentre le onde rischiano di travolgere la minuscola autovettura. E ancora i post sfacciati di un padre, che racconta sui social di avere sprezzato il pericolo e di aver ammirato, insieme al figlio, la furia del maltempo. L’allerta rossa stavolta  è stata ampiamente annunciata e se qualcuno era in mezzo alla tempesta, scampandola, non si può dare la colpa a chi non aveva avvisato prima. Eppure è stato un continuo postare video della pioggia battente, delle raffiche di vento a forza massima, delle onde sbalorditive e perfino di un bagno al mare, fatto da un emerito incosciente, all’alba del giorno segnato rosso da tutti i bollettini meteo. Postare e condividere. Un imperativo che ha invaso le vite dei più. Vale per i momenti catastrofici ma anche per quelli da ordinaria amministrazione: una cena con gli amici, le attività sportive dei figli, una creazione culinaria, un reportage di viaggio e con tanto di scatto  ad alto rischio. Se non fotografi e non condividi è come se non avessi  vissuto. Poco importa se mangerei una pietanza fredda, se rinuncerai alla conversazione o se rischierai di cadere giù da un dirupo pur di fare una foto mozzafiato. Dove è finita l’aderenza con il reale? La domanda é suffragata dal fatto che pur di documentare e fare “sharing” compulsivo si mette a rischio la stessa vita. Perché succede questo? Ne abbiamo parlato con il professore Daniele La Barbera, psichiatra e docente Unipa.</div>
<div dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">
<figure id="attachment_14272" aria-describedby="caption-attachment-14272" style="width: 228px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-14272" src="https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2024/09/67d0480f-21be-41a9-b57b-663653a4fe80-228x300.jpeg" alt="" width="228" height="300" srcset="https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2024/09/67d0480f-21be-41a9-b57b-663653a4fe80-228x300.jpeg 228w, https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2024/09/67d0480f-21be-41a9-b57b-663653a4fe80-778x1024.jpeg 778w, https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2024/09/67d0480f-21be-41a9-b57b-663653a4fe80-768x1011.jpeg 768w, https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2024/09/67d0480f-21be-41a9-b57b-663653a4fe80-1166x1536.jpeg 1166w, https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2024/09/67d0480f-21be-41a9-b57b-663653a4fe80.jpeg 1215w" sizes="(max-width: 228px) 100vw, 228px" /><figcaption id="caption-attachment-14272" class="wp-caption-text">Il prof. Daniele La Barbera, psichiatra</figcaption></figure>
</div>
<h2 dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Condividere sui social è diventato più importante di vivere. Perché ci sta succedendo questo?</h2>
<div dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"></div>
<div class="gmail_signature" dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Penso che certamente ci sia una smania imperante di fissare immagini della realtà per per avere like virtuali e successo mediatico. Nel caso della recente allerta meteo é successo che invece di aderire all’esperienza impegnativa di un ciclone che ti può sommergere, pensiamo appunto  alle immagini della macchinetta Smart in mezzo alla tempesta, é come se fissassimo la realtà come un simulacro di esperienza. Siamo più presi dalla digitalizzazione e dalla condivisione che non dal vivere l’esperienza e nella fattispecie dallo scampare il pericolo.</div>
<div dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"></div>
<h2 dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Questa mania di condividere riguarda anche momenti molto ordinari della vita</h2>
<div dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"></div>
<div dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"></div>
<div class="gmail_signature" dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Certamente. Non ci godiamo un pranzo se prima non abbiamo fotografato il cibo, non iniziamo un momento conviviale se non abbiamo fatto il</div>
<div class="gmail_signature" dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">selfie di gruppo da postare, a dimostrazione della nostra ricca vita sociale. La nostra mente è proiettata alla cattura di immagini e alla condivisione. Tutto ciò crea una cultura per cui è come se non dessimo più importanza alla realtà quanto alla possibilità di condividerla. Si crea uno scarto in cui purtroppo l’umanità perde la profondità e il senso all’esperienza che sta vivendo. Da psichiatra ho la sensazione che buona parte del disagio che la gente vive sia legata a una sorta di erosione progressiva del sentimento del reale. Succede ormai a tutte le età e ahimè questo fenomeno di minimizzazione delle esperienze e dei sentimenti coinvolge anche i giovanissimi.</div>
<div dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"></div>
<h2 dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Ci spieghi meglio cosa rischiano i nostri ragazzi in questa immersione social pressoché totalizzante?</h2>
<div dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"></div>
<div dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"></div>
<div class="gmail_signature" dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">É come se i giovani avessero difficoltà a comprendere che la vita reale ha uno spessore e una consistenza che richiede cautele ed è ben diversa dal mondo patinato dei social dove tutto é perfetto, le vite sono esteticamente intatte come certi panorami, certe comitive o ancora certe deliziose pietanze. Faccio un esempio pratico: il ragazzo che ha accoltellato il compagno pare che desiderasse capire cosa si provi a uccidere una persona. Questa sarebbe la dimostrazione di quanto la realtà virtuale ha invaso la vita reale. Videogiochi violenti, serie tv distopiche, influencer che inneggiano al sangue sono pezzi di un grande puzzle che spiega la deriva emozionale dei nostri giovani. Questo processo l’ho individuato quando si lanciavano le pietre dal cavalcavia e quello è stato il primo episodio in cui abbiamo compreso che i ragazzi non vivono più la realtà ma una rappresentazione distorta di questa. Stiamo facendo una sovrapposizione tragica e terribile tra ciò che è vero e la finzione di un videogame. Tornando quindi al tema centrale dell’intervistato,  il sentimento di realtà si indebolisce al</div>
<div class="gmail_signature" dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">punto da farci rischiare la vita.</div>
<div dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"></div>
<div dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"></div>
<h2 class="gmail_signature" dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">A tal proposito il pensiero va alla tragedia di Crans Montana?</h2>
<div dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"></div>
<div class="gmail_signature" dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"> Assolutamente sì. Invece di scappare io filmo come se lo schermo, proiettandomi nel</div>
<div class="gmail_signature" dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">virtuale, potesse proteggermi. Questa è la prova massima di mancata aderenza</div>
<div class="gmail_signature" dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">con la realtà. Probabilmente se non fosse tanto travolgente e ormai naturale la smania di virtualità e di condivisione, quella notte si sarebbero salvare molte più persone. Il nostro funzionamento mentale sta ahimè regredendo e questo per via dell‘abuso di tecnologia e di virtualità. Lo dimostra il fatto che non ci rendiamo più conto dell’esposizione al</div>
<div class="gmail_signature" dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">pericolo.</div>
<div dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"></div>
<h2 dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Il fenomeno dello sharing compulsivo riguarda tutti, anche gli adulti. Professore, cosa vogliamo dimostrare postando  continuamente il <span style="font-size: 16px;">lato bello o esaltante della nostra vita?</span></h2>
<div dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"></div>
<div dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"></div>
<div dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"> In pochi anni abbiamo sostituito il</div>
<div dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">valore della privacy con la publicy. Se non mi rendo pubblico non sono nessuno e per essere all’altezza degli altri devo ostentare un benessere irreale. La realtà quindi si indebolisce perché questa va vissuta non ostentata. Se continuiamo</div>
<div dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">cosi andremo verso un declino e una banalizzazione della vita e dei suoi valori senza precedenti.</div>
<div dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"></div>
<h2 dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Cosa possiamo fare per migliorarci e per educare i più giovani verso una maggiore consapevolezza dell’uso dei devices e dei social?</h2>
<div dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"></div>
<div class="gmail_signature" dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Il contributo dei genitori é dato dall’esempio. Se un genitore predica bene ma razzola male non abbiamo concluso nulla. Se impedisco a mio figlio di usare il telefonino ma io per primo</div>
<div class="gmail_signature" dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">ne abuso quotidianamente, come faccio a essere credibile? I bimbi hanno un atteggiamento imitativo e comprendono molto di più di quanto noi possiamo immaginare. Un uso regolato, discreto, moderato del cellulare sarà un modello positivo e sano. Insegnare con i fatti ai nostri figli che conta vivere le esperienze, non fotografarle e postarle, può essere l’inizio di quell’inversione di marcia che non possiamo che augurarci.</div>
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		<title>Sette libri per Natale</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Dec 2025 23:22:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Costume, Società e Tendenze]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Natale tempo di preparativi, regali, di vacanze e quindi di possibilità di dedicarsi a hobby e passioni. Quale migliore occasione per leggere un buon libro? Ecco alcuni consigli per le letture natalizie, da fare da soli, in compagnia della famiglia, insieme ai più piccoli o per una strenna natalizia azzeccata. Iniziamo la carrellata di titoli [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Natale tempo di preparativi, regali, di vacanze e quindi di possibilità di dedicarsi a hobby e passioni. Quale migliore occasione per leggere un buon libro? Ecco alcuni consigli per le letture natalizie, da fare da soli, in compagnia della famiglia, insieme ai più piccoli o per una strenna natalizia azzeccata.</p>
<p>Iniziamo la carrellata di titoli natalizi con un testo senza tempo: Il libro di Natale, del premio Nobel Salma Lagerlöf. Se amate le atmosfere antiche, misteriche, eleganti e molto nordiche, questo libro fa per voi. La scrittura è un balsamo per mente e cuore, le storie narrate sono raffinate, hanno il sapore universale del Natale declinato nei suoi lati luminosi, ma anche in quelli oscuri. Storie e leggende suggestive, con un tuffo anche nella storia. Adatto per un regalo a intenditori o per una rilassante lettura serale. <img decoding="async" loading="lazy" class="size-medium wp-image-11671 aligncenter" src="https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2021/12/4863BA8A-BA44-403E-9A14-25DCDB218505-150x300.jpeg" alt="" width="150" height="300" srcset="https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2021/12/4863BA8A-BA44-403E-9A14-25DCDB218505-150x300.jpeg 150w, https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2021/12/4863BA8A-BA44-403E-9A14-25DCDB218505.jpeg 343w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /><br />
La lettura ideale per i bimbi in età scolare è sicuramente “Il maialino di Natale”. Dall’autrice di Harry Potter un nuovo avvincente fantasy, calato in pieno nel tempo più suggestivo dell’anno. Il testo rispetta lo stile di Rowling inglese ed ha parole schiette, che raccontano l’infanzia dei tempi contemporanei, con tanto di viaggio fantastico alla ricerca di un amico speciale, che si è smarrito.</p>
<p><img decoding="async" loading="lazy" class="size-medium wp-image-11672 aligncenter" src="https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2021/12/16FD762D-E39F-4A1B-AADB-D947C8F4A66C-203x300.jpeg" alt="" width="203" height="300" srcset="https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2021/12/16FD762D-E39F-4A1B-AADB-D947C8F4A66C-203x300.jpeg 203w, https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2021/12/16FD762D-E39F-4A1B-AADB-D947C8F4A66C.jpeg 541w" sizes="(max-width: 203px) 100vw, 203px" />Il regalo ideale per la nonna, la mamma o per l’adolescente romantica. É l’intramontabile “Piccole donne” di Luisa May Alcott. Un romanzo che ha segnato decine di generazioni e che non risulta mai datato. Ci sono dentro passioni, grandi ideali, resoconti storici e il valore fondante della famiglia, unito alla forza delle donne. Un inno alla capacità femminile di risalire la china, verso la realizzazione dei propri sogni.</p>
<p><img decoding="async" loading="lazy" class="size-medium wp-image-11674 aligncenter" src="https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2021/12/16E44EBE-9906-4B15-A605-414CBD9083C1-200x300.jpeg" alt="" width="200" height="300" srcset="https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2021/12/16E44EBE-9906-4B15-A605-414CBD9083C1-200x300.jpeg 200w, https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2021/12/16E44EBE-9906-4B15-A605-414CBD9083C1.jpeg 333w" sizes="(max-width: 200px) 100vw, 200px" /><br />
“Un canto di Natale” è la favola natalizia per antonomasia ed è adatta, nelle sue tante versioni, a lettori di tutte le età. L’edizione classica é un capolavoro stilistico, con una ricerca letteraria  singolare ed un ritmo narrativo degno di un grande scrittore quale è stato e rimane Dickens. Un tuffo nel Natale più nostalgico con l’immancabile lieto fine, che arriva dopo una bellissima morale, dalla quale tutti abbiamo da imparare.</p>
<p><img decoding="async" loading="lazy" class="size-medium wp-image-11675 aligncenter" src="https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2021/12/31C8D9CB-BDD6-40A8-8792-F55846C9869A-214x300.jpeg" alt="" width="214" height="300" srcset="https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2021/12/31C8D9CB-BDD6-40A8-8792-F55846C9869A-214x300.jpeg 214w, https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2021/12/31C8D9CB-BDD6-40A8-8792-F55846C9869A.jpeg 356w" sizes="(max-width: 214px) 100vw, 214px" />Volete vivere la magia del Natale insieme ai più piccoli, regalandovi una favola a tema per ogni giorno dell’attesa? “Le più belle storie di Natale dal mondo” è il libro che fa per voi. Si viaggia da un capo all’altro del globo ritrovando tradizioni, leggende, sapori e colori della festa più celebrata e attesa. Una delle favole più belle è “La leggenda di Papapanov”, un resoconto di quello che dovrebbe essere il vero senso del Natale. Un inno all’integrazione e all’altruismo, che andrebbe insegnato ai bimbi già da piccolissimi. Quale miglior modo per iniziare se non una favola?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img decoding="async" loading="lazy" class="size-medium wp-image-11677 aligncenter" src="https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2021/12/1CE978AF-BBF6-486D-AD2C-23D082F95FF4-238x300.jpeg" alt="" width="238" height="300" srcset="https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2021/12/1CE978AF-BBF6-486D-AD2C-23D082F95FF4-238x300.jpeg 238w, https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2021/12/1CE978AF-BBF6-486D-AD2C-23D082F95FF4.jpeg 396w" sizes="(max-width: 238px) 100vw, 238px" />Siete amanti del mistero, delle storie spaventose, ma calate nella tradizione del Natale? Questo é il libro che fa per voi: “Natale con i fantasmi”. Nove racconti da brivido, che possono tenere buona compagnia nelle lunghe serate di festa e che danno un taglio meno scontato alla letteratura natalizia. Ideale da leggere in seconda serata, con candele accese e una buona tisana. Un regalo di Natale che sarà gradito agli appassionati del soft horror.</p>
<p><img decoding="async" loading="lazy" class="size-medium wp-image-11678 aligncenter" src="https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2021/12/E9682872-943F-4D21-9424-6653DB110027-195x300.jpeg" alt="" width="195" height="300" srcset="https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2021/12/E9682872-943F-4D21-9424-6653DB110027-195x300.jpeg 195w, https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2021/12/E9682872-943F-4D21-9424-6653DB110027.jpeg 519w" sizes="(max-width: 195px) 100vw, 195px" /><br />
Concludiamo la carrellata con un libro natalizio che non può mancare sotto l’albero. Volete regalare un testo a tema e siete dubbiosi? Scegliete Rodari e non sbaglierete mai. Storie e filastrocche, scritte dal genio di Rodari, che tocca il cuore e l’intelligenza di lettori grandi e piccini, raccontando il Natale alla sua maniera, con un calore originale e regalando la speranza di un domani migliore.</p>
<p><img decoding="async" loading="lazy" class="size-medium wp-image-11679 aligncenter" src="https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2021/12/9E14974E-1DCB-4B5A-9A1B-70953061363D-254x300.jpeg" alt="" width="254" height="300" srcset="https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2021/12/9E14974E-1DCB-4B5A-9A1B-70953061363D-254x300.jpeg 254w, https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2021/12/9E14974E-1DCB-4B5A-9A1B-70953061363D.jpeg 456w" sizes="(max-width: 254px) 100vw, 254px" /></p>
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		<title>Il suicidio di Paolo Mendico e il rischio della deumanizzazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maristella Panepinto]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Sep 2025 09:32:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[a tutta mamma]]></category>
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		<category><![CDATA[bulismo grave]]></category>
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		<category><![CDATA[Psichiatra Daniele la Barbera]]></category>
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		<category><![CDATA[suicidio bullismo]]></category>
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		<category><![CDATA[suicidio ragazzino latina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Abbiamo perso l&#8217;umanità? È la domanda a sangue freddo, dopo il clamore mediatico per la morte di Paolo Mendico. Il quindicenne di Latina si è suicidato alla vigilia del primo giorno di scuola. C&#8217;è un&#8217;inchiesta giudiziaria, che dovrà fare luce su eventuali responsabilità. Ci sono i genitori del ragazzino, che parlano di bullismo e di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div>
<div class="gmail_quote">
<div dir="auto">
<div dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature">Abbiamo perso l&#8217;umanità?</div>
<div dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature">È la domanda a sangue freddo, dopo il clamore mediatico per la morte di Paolo Mendico. Il quindicenne di Latina si è suicidato alla vigilia del primo giorno di scuola. C&#8217;è un&#8217;inchiesta giudiziaria, che dovrà fare luce su eventuali responsabilità. Ci sono i genitori del ragazzino, che parlano di bullismo e di istigazione al suicidio. C&#8217;è lo sgomento di quella parte d&#8217;opinione pubblica che si domanda perché sia accaduto. Anzi, perché episodi del genere si ripetano con una frequenza, che inizia a fare paura.</div>
<div dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature">Paolo, secondo i familiari sarebbe stato vessato e isolato e, sempre secondo i parenti, chi doveva accorgersi non è riuscito a capire in tempo. Si attendono gli esiti di un&#8217;ispezione ministeriale per sospetti atti di bullismo non contrastati a dovere. Da par loro, i genitori dei compagni del quattordicenne chiedono che questi vengano tutelati da psicologi. La preside dell&#8217;istituto Pacinotti continua a confermare di aver fatto il suo dovere.</div>
<div dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature">Quindi, cosa è accaduto all&#8217;anima di un ragazzo, che aveva tutta la vita davanti e che ha scelto di farla finita all&#8217;alba del primo giorno di scuola?</div>
<div dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature">Perché ai funerali c&#8217;era solo una delle famiglie della scuola?</div>
<div dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature">Dove sono le cause profonde di una vita spezzata così in fretta e perché pare più necessario scaricare il barile, invece che solidarizzare per evitare che succeda di nuovo?</div>
<div dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature">Ne abbiamo parlato con il professore Daniele La Barbera, psichiatra e docente di Psichiatria all&#8217;Università degli Studi di Palermo.</div>
</div>
</div>
</div>
<div dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature">
<figure id="attachment_14272" aria-describedby="caption-attachment-14272" style="width: 228px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" loading="lazy" class="size-medium wp-image-14272" src="https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2024/09/67d0480f-21be-41a9-b57b-663653a4fe80-228x300.jpeg" alt="" width="228" height="300" srcset="https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2024/09/67d0480f-21be-41a9-b57b-663653a4fe80-228x300.jpeg 228w, https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2024/09/67d0480f-21be-41a9-b57b-663653a4fe80-778x1024.jpeg 778w, https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2024/09/67d0480f-21be-41a9-b57b-663653a4fe80-768x1011.jpeg 768w, https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2024/09/67d0480f-21be-41a9-b57b-663653a4fe80-1166x1536.jpeg 1166w, https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2024/09/67d0480f-21be-41a9-b57b-663653a4fe80.jpeg 1215w" sizes="(max-width: 228px) 100vw, 228px" /><figcaption id="caption-attachment-14272" class="wp-caption-text">Il prof. Daniele La Barbera, psichiatra</figcaption></figure>
</div>
<h2 dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature">Professore La Barbera, parliamo anzitutto di un fenomeno che si allarga: bullismo, che porterebbe ad atti tragici. Cosa sta succedendo?</h2>
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<div class="gmail_quote">
<div dir="auto">
<div dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature">La società contemporanea sta andando incontro a tre aspetti problematici: il calo della dimensione etica, empatica e cognitiva. Questo ha delle conseguenze forti nel vissuto quotidiano: si discrimina meno a livello morale, affettivo e relazionale.  Facciamo la somma del tutto ed ecco venire fuori il bullismo, l’ignavia, la scarsa attenzione verso l&#8217;altro e la facilità di compiere atti ignobili che possono ferire gravemente l’altro. Non penso che i ragazzini di oggi siano consapevoli di attivare pensieri estremi verso il compagno più fragile, ritengo più plausibile una loro banalizzazione del bene e del male. Non si dà il giusto valore a parole e ad azioni, ci si lascia prendere dalla tendenza del gruppo e non si comprendono le conseguenze drammatiche che possono avere taluni atteggiamenti. Ci scappa il morto innocente, perché di questo si tratta e ricordiamoci che un quattordicenne se arriva a suicidarsi avrà una forte sofferenza interiore.</div>
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<div class="gmail_quote">
<div dir="auto">
<h2 dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature">La dimensione digitale ha la sua parte di responsabilità in tutto questo?</h2>
<div dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature"></div>
<div dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature">Assolutamente sì, poiché ogni cosa, oggi, viene viene amplificata  dalla dimensione narcisistica legata all’uso dei social. Nel mondo virtuale è lecito ingigantire e vantarsi di azioni deprecabili, delle quali nella vita reale ci si dovrebbe vergognare. Sui social invece si è fieri e orgogliosi dello sfottò al compagno fragile, del gosthing, cioè del rendere invisibile una persona del gruppo classe o della comitiva di amici. In rete sembra tutto un gioco, quindi condivido il pensiero e cerco like. La &#8220;banalità&#8221;  della rete  diventa viralità e prende piede nella vita reale, con conseguenze che possono essere deflagranti e peggiorative, per via della IA a cui ormai i giovani stanno iniziando a delegare tantissimo del loro quotidiano.</div>
</div>
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<div dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature"></div>
<h2 dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature">Si rischia una deriva? Che responsabiltà ha la famiglia?</h2>
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<div class="gmail_quote">
<div dir="auto">
<div dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature">Il suicidio di un ragazzino, posto che dovranno esserne accertate le cause e ci auguriamo che le autorità competenti facciano luce in fretta, è sempre sintomo di un fallimento e di una deriva umana. La famiglia, intesa come istituzione sociale primaria, deve interrogarsi sull&#8217;accaduto. Il ruolo dei genitori è quello di connettersi emotivamente con i propri figli, così da capirne i bisogni e l&#8217;agito. Oggigiorno però questa connessione è carente. I genitori sono distratti,  delegano le loro funzioni alle tate digitali e non fanno caso alla vita virtuale dei loro figli, che può nascondere tante insidie. Non solo, i genitori, non tutti per carità, hanno difficoltà a definire una linea educativa. Viviamo l&#8217;epoca del compiacimento dei figli, che vanno premiati, protetti e coccolati, sempre. Temiamo che qualcuno possa rimproverarli e renderli insicuri, quindi no ai richiami e guai se qualcuno si permette di farlo al nostro posto, gli insegnanti in primis. Questo però non concilia l&#8217;autostima buona, quanto il narcisismo delle nuove generazioni. Rischiamo di crescere bimbi che saranno adulti egoisti, insensibili e deresponsabilizzati. Riflettiamoci, finché siamo in tempo.</div>
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<div dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature"></div>
<h2 dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature">Accennava al ruolo della scuola, che nel caso del giovane Mendico ha inizialmente declinato le responsabilità</h2>
<div>
<div class="gmail_quote">
<div dir="auto">
<div dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature"></div>
<div class="gmail_signature" dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature">Credo che in questa vicenda, l&#8217;istituto scolastico abbia privilegiato la difesa di ufficio della propria struttura, invece che entrare in sintonia con la perdita di un figlio. Qualunque fosse stata la ragione, prevale la presa di distanza, un atteggiamento che privilegia lo svincolarsi dalla responsabilità, invece che mostrare vicinanza affettiva. Non esistono istituzioni, gruppi e insegnanti perfetti. Va detto però che oggi la scuola vive un momento difficilissimo e si inserisce in una società che fa acqua da tutte le parti. Manca di  un welfare pensato per creare una buona scuola, così da offrire agli insegnanti strumenti adeguati di contrasto di fenomeni come il bullismo. Ciò non giustifica eventuali mancanze d&#8217;attenzione, nel merito delle quali non possiamo entrare, non conoscendo a fondo i fatti. Resta chiaro però che oggi non viene più riconosciuta al corpo docente l&#8217;autorità di un tempo, questo a partire dalle famiglie. Ci vorrebbero maggiori dialogo e fiducia, insieme alla consapevolezza del lavorare insieme a vantaggio dei nostri figli. Posto che, nella drammatica vicenda in esame, l&#8217;eventuale presa di distanza non deve equivalere con il negare la vicinanza alla famiglia, che ha subito una perdita gravissima.</div>
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<h2 dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature">Vicinanza alla famiglia, che non sarebbe stata espressa neppure dai compagni e dai genitori. Di cosa è spia tutto ciò?</h2>
<div dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature"></div>
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<div class="gmail_quote">
<div dir="auto">
<div class="gmail_signature" dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature">Questo è un fatto molto inquietante, che ci invita a riflettere: abbiamo perso il senso dell&#8217;essere comunità e di solidarizzare anche in un momento estremo. Questo è un sintomo di quanto si stia perdendo il senso delle competenze umane essenziali. Viviamo un fenomeno tragico: la deumanizzazione, ossia la perdita di quelle capacità basilari che fanno provare compassione e vicinanza verso chi sta soffrendo per una tragedia simile.</div>
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<div class="gmail_quote">
<div dir="auto">
<div class="gmail_signature" dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature">Questi eventi micro-sociali sono la spia e il riflesso di un fenomeno più generale. Se non sono vicino a chi mi è più prossimo, come posso prendere a cuore cause più grandi? Riflettiamoci, perché il rischio è quello di orientare la società verso l&#8217;egoismo e la mancata connessione emotiva con l&#8217;altro. Sarebbe una deriva irrecuperabile.</div>
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<div dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature"></div>
<h2 dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature">Si può e si deve fare ancora qualcosa&#8230;</h2>
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<div dir="auto">
<div class="gmail_signature" dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature">Certamente, partendo dalla motivazione personale: dobbiamo credere che è possibile cambiare le cose, partendo dal nucleo familiare. Educhiamo i nostri figli a immedesimarsi nei bisogni dell&#8217;altro. Non pensiamoli come &#8220;i campioni del mondo&#8221;, quanto come individui unici, con risorse e limiti, che devono entrare in empatia con chi gli sta vicino, cercando di comprenderlo ed evitando di  ferirlo. Tutto ciò è possibile intanto se dialoghiamo con i nostri figli, se passiamo del tempo con loro, se inculchiamo loro l&#8217;abitudine all&#8217;impegno e al  rispetto delle regole.</div>
<div class="yj6qo">Non possiamo progredire tecnologicamente e regredire umanamente.</div>
<div class="gmail_signature adL" dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature">
<div class="gmail_signature" dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature">Servono piani pedagogici che si adattino a questo momento di crisi.</div>
<div class="yj6qo">È necessario che la famiglia collabori con la scuola, che si metta in una condizione dialettica rispetto all&#8217;eventuale rimprovero, alla nota sul registro, al cattivo voto. Oggi il rischio è quello di una pedagogia solo difensiva, perché l&#8217;istituzione scolastica teme le conseguenze dei piani educativi classici. Dobbiamo superare questo guado, certi che tutti possiamo sbagliare, ma consapevoli che la collaborazione tra istituzioni, a partire da quelle familiari, sia la strada per migliore il futuro sociale. Tutti dobbiamo fare qualcosa perché non si verifichino altri episodi come quello del povero Paolo. Tutti dobbiamo sentirci genitori colpiti da un simile dramma.</div>
<div class="gmail_signature adL" dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature"></div>
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		<item>
		<title>La felicità “perfetta” delle vacanze e la necessità di estremizzarla sui social</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maristella Panepinto]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Aug 2025 22:00:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[I nostri Esperti]]></category>
		<category><![CDATA[Prof. Daniele La Barbera psichiatra]]></category>
		<category><![CDATA[a tutta mamma]]></category>
		<category><![CDATA[Esibizione sui social]]></category>
		<category><![CDATA[foto di vacanze sui social]]></category>
		<category><![CDATA[perché pubblichiamo tante foto delle vacanze sui social]]></category>
		<category><![CDATA[rilevante]]></category>
		<category><![CDATA[troppa esibizione social]]></category>
		<category><![CDATA[troppe foto sui social]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Passare giro di boa del ferragosto genera due tipi di sentimenti: sgomento per gli amanti dell’estate e sollievo per chi, alla maniera di Natalia Ginzburg, ritiene che passato il 15 si torni a respirare e a vedere più vicino il sollievo d’autunno. Siamo comunque e ancora nel pieno delle ferie agostane e di quella maniera [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Passare giro di boa del ferragosto genera due tipi di sentimenti: sgomento per gli amanti dell’estate e sollievo per chi, alla maniera di Natalia Ginzburg, ritiene che passato il 15 si torni a respirare e a vedere più vicino il sollievo d’autunno.</p>
<p>Siamo comunque e ancora nel pieno delle ferie agostane e di quella maniera contemporanea di intenderle: fotografare ogni cosa, così da immortale cibi, tramonti, aperitivi e qualsivoglia incontro, con amici storici, con conoscenze dell’ultima ora, con parenti di ogni ordine e grado e ovviamente con i congiunti più stretti. Quindi, per la maggior parte, non per tutti, inizia il battage sui social. Nelle ultime ore abbiamo assistito a un tripudio di immagini e video: grandi comitive, famiglie riunite, orde di bimbi nei luoghi di villeggiatura. Imperativi categorici: felicità assoluta, hashtag #solo cose belle#. Tutto deve essere perfetto, esattamente instagrammabile, al limite é concesso l’inciampo nell’opposto (roba da “mai più in questo ristorante”), ma guai a pensare alle vie di mezzo. Le vacanze sui social devono essere “issime”, in un mondo, quello reale che é per natura frangibile e imperfetto. Eppure un tempo le vacanze servivano per fare “vuoto”, per staccare la spina, per disconnetterti dalla vita di sempre. Oggi per molti é impensabile mollare il telefono e non documentare ogni cosa delle proprie vacanze.</p>
<h2> Perché tanta esibizione? É davvero necessaria?</h2>
<h2>Da cosa scaturisce?</h2>
<p>Ne abbiamo parlato con il professore Daniele La Barbera, psichiatra e primario al Policlinico di Palermo.</p>
<p><img decoding="async" loading="lazy" class="size-medium wp-image-11893 aligncenter" src="https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2022/01/danielelabarbera-300x300.jpeg" alt="" width="300" height="300" srcset="https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2022/01/danielelabarbera.jpeg 300w, https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2022/01/danielelabarbera-150x150.jpeg 150w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>“Se autunno e inverno sono stagioni intimiste &#8211; dice La Barbera &#8211; tempi che orientano all’introspezione e privilegiano gli spazi interni, il calore degli ambienti domestici ed il fuocherello del camino, in estate tutto esplode all’esterno. Dai corpi agli amori, dalle emozioni ai desideri, dai colori agli odori e a tutte le sensazioni. In estate le nostre vite vengono dislocate fuori dagli spazi domestici, e riconfigurate tra mari e monti, viaggi ed escursioni, musei e parchi tematici. Ci mostriamo agli altri, a volte con discrezione ed eleganza, altre volte &#8211; non raramente &#8211; in modo esibitivo ed ostentativo, dimenticando che gia’ l’etimo stesso della parola mostrarsi, “monstrum” ci ammonisce sugli esiti di dubbio gusto, se non addirittura nefasti, di una esposizione esasperata e indiscriminata dei nostri corpi e delle nostre vite. Se l’estate e’ il tempo in cui si va fuori e ci si fa vedere, va da se’ che i social rappresentano, di questa stagione, la sponda privilegiata. Gia’ da maggio &#8211; giugno  in poi i loro contenuti sono riorientati da questa dinamica esternalizzante, che li riconverte in viaggi, vacanze, crociere, luoghi di villeggiatura, boschi, campeggi, località esotiche, spiagge, mari e relative nudità al seguito, a volte mostrate con discrezione ammiccante, altre volte con insistenza esasperante.</p>
<h2>Non staremo esagerando? Perché lo facciamo?</h2>
<p>Va da se’ che potersi vetrinizzare in uno spazio che amplifica la visione ad un numero piu’ o meno grande di potenziali utenti del nostro corpo, del nostro cibo, delle nostre performance, accentua la tonalità edonistica della nostra esposizione agli altri e delle emozioni che vorremmo poter suscitare in loro. Sono bello, sono bravo, sono ricco, sono contento, sono fortunato, sono in forma, sono gaudente e impenitente.Ecco che i social (provate a verificare anche adesso) divengono il luogo della falsificazione edonica e voyeuristica delle nostre ed altrui esistenze, un catalogo di pseudo bellezza e di felicità simulate, che però &#8211; a ben vedere e a ben pensare &#8211; ci ricordano che le emozioni piu’ belle e più vere sono quelle private, che condividiamo con le persone care e vicine, e che elaboriamo con la nostra anima e non coi Social.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Qual é l’altra faccia della medaglia?</h2>
<p>Tutto quello che stiamo dicendo deve pero’ necessariamente fare i conti col fatto che &#8211; dai tempi, per la verità non lontani, in cui nelle esperienze personali si privilegiava in assoluto la privacy ad oggi &#8211; sono cambiati i costumi, la sensibilità, il comune senso del pudore, e quindi non e’ neanche demonizzabile una eccessiva voglia (anche se a volte diventa frenesia) di esporre le immagini liete e piacevoli della nostra vita. Magari potremmo soltanto ricordare che le esperienze sono piu’ belle e più intense quando le viviamo in maniera piena e partecipata , in totale presenza, che vuol dire senza scattare foto, senza postare, senza contare i like, e quindi senza distrarsi rispetto a cio’ che di bello si sta sperimentando, e che queste esperienze rimangono conservate nella nostra anima dove, come scriveva Francis Scott Fitzgefald, non c’é fuoco, né gelo che le puo’ sfidare. Potremmo pure tenere presente che l’attuale continuo diluvio di immagini digitali dalle quali siamo costantemente allagati, tende a silenziare e a depotenziare le immagini interne, quelle dell’immaginazione, quelle che hanno una grande rilevanza per la nostra vita interiore e per la nostra anima.</p>
<h2>Quale sentimento guida il mostrarci necessariamente felici?</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Pensare di poter rappresentare agli altri le nostre vacanze felici é comunque un’ingenuità: la felicità è un orientamento nei confronti della vita che mette insieme una profonda armonia tra tutti i nostri livelli esistenziali o al massimo, é fatta di fugaci momenti di pienezza e di totale benessere, durante i quali e’ molto improbabile che si senta il bisogno di armeggiare col proprio dispositivo nella nostra spasmodica ricerca di effimero e impermanente apprezzamento da parte degli altri. Piuttosto é interessante notare che nella dialettica tra avere ed essere di cui ci parla magnificamente Erich Fromm, l’uomo postmoderno comincia a dare sempre piu’ importanza all’essere, ma inteso &#8211; con una diversa declinazione da come rifletteva Fromm &#8211; come ricerca continua di esperienze; ecco, i social, rispetto a questo spostamento postmoderno della dinamica esistenziale dall’avere all’essere, potrebbero rappresentare un tentativo illusorio quanto fallace di potenziare il dominio dell’essere, proprio attraverso la condivisione delle esperienze; sotto questa prospettiva non rappresenta un meme banale del pensiero cartesiano dire che oggi “condivido ergo sum”, ma questo tentativo si dimostra fittizio e inefficace se consideriamo lo scollamento irreparabile tra l’intensità dell’esperienza vissuta e l’irrilevanza dell’esperienza trasferita in digitale, suscettibile di attrarre per pochi secondi l’utente dall’altra parte dello schermo che &#8211; al di là di like e faccine d’ordinanza &#8211; ci riserverà, nella migliore delle ipotesi, una benevola indifferenza, nella peggiore una punta di invidia e di livore.</p>
<h2>Qualche ricetta per la nostra estate social?</h2>
<p>Postiamo con equilibrio e discrezione, con buon gusto e senza ostentazione, concediamoci lunghe e ristoratrici pause dal cellulare e dal tablet che ci consentiranno di godere pienamente delle nostre vacanze e dei momenti di meritato relax, e cerchiamo sempre di realizzare un buon uso dei social come parte della nostra piu’ ampia e significativa ricerca &#8211; come scrive Salvatore Natoli &#8211; del nostro buon uso del mondo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Professore, un piccolo esercizio “immersivo” dentro se stessi può aiutare?</h2>
<p>Basterebbe disconnettersi del tutto per una decina di minuti al giorno. Scordarsi del cellulare, chiudere gli occhi e lasciare campo libero all’immaginazione di cose belle. Un po’ come fanno i bambini. Che fantasticano anche su cose impossibili da realizzare. Provare per credere.</p>
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		<title>Giornata della salute del rene, al Policlinico di Palermo screening gratuiti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Atuttamamma.net]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Mar 2025 09:55:40 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[esame urine gratuite policlinico Palermo]]></category>
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		<category><![CDATA[nefrologia screening]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il prossimo 13 marzo al Policlinico &#8220;Porte Aperte in Nefrologia&#8221;. L’unità operativa semplice dipartimentale (U.O.S.D.) di Nefrologia e Dialisi dell&#8217;AOUP aderisce anche quest’anno alla Giornata Mondiale del Rene, patrocinata dalla Società Italiana di Nefrologia (SIN) e dalla Fondazione Italiana del Rene (FIR). Il 13 marzo, dalle ore 15:00 alle ore 19:00, gli ambulatori di Nefrologia [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div>
<div dir="auto"><span style="color: #073763;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="15">Il prossimo 13 marzo al Policlinico &#8220;Porte Aperte in Nefrologia&#8221;. </span></div>
</div>
<div>
<div dir="auto"><span style="color: #073763;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="15">L’<span class="gmail_default" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="15">unità operativa semplice dipartimentale (U.O.S.D.)</span> di Nefrologia e Dialisi dell&#8217;AOUP aderisce anche quest’anno alla Giornata Mondiale del Rene, patrocinata dalla Società Italiana di Nefrologia (SIN) e dalla Fondazione Italiana del Rene (FIR). </span></div>
</div>
<div>
<div dir="auto"><span style="color: #073763;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="15">Il 13 marzo, dalle ore 15:00 alle ore 19:00, gli ambulatori di Nefrologia siti al piano 0 dell’edificio 15 del Policlinico, saranno aperti al pubblico, senza bisogno di prenotazione, per offrire test di screening gratuiti, tra cui la misurazione della pressione arteriosa e la rilevazione di anomalie urinarie. </span></div>
</div>
<div>
<div dir="auto"><span style="color: #073763;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="15">U<span class="gmail_default" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="15">n&#8217;</span>iniziativa <span class="gmail_default" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="15">che testimonia</span> <span class="gmail_default" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="15">l&#8217;</span>impegno dei nefrologi dell&#8217;Azienda ospedaliera universitaria non solo nella cura della malattia renale cronica, ma anche nella prevenzione.</span></div>
</div>
<div>
<div dir="auto"><span style="color: #073763;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="15">Il tema di quest&#8217;anno, promosso dalla Società Internazionale di Nefrologia (ISN) e dalla Federazione Internazionale delle Fondazioni Renali (IFKF-WKA), è: &#8220;Come stanno i tuoi reni? Promuovere la diagnosi precoce e la protezione della salute dei reni.&#8221;</span></div>
</div>
<div>
<div dir="auto"><span style="color: #073763;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="15">La Malattia Renale Cronica (MRC) colpisce circa 850 milioni di persone nel mondo e, se diagnosticata tardivamente o non trattata adeguatamente, può progredire con gravi complicanze ed elevata mortalità. In Italia, interessa circa il 10% della popolazione adulta e rappresenta l&#8217;ottava causa di morte.</span></div>
</div>
<div>
<div dir="auto"><span style="color: #073763;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="15">Dati <span class="gmail_default" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="15">, </span>questi, che sottolineano l&#8217;importanza della diagnosi precoce e della consapevolezza sui fattori di rischio della malattia renale</span></div>
</div>
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		<title>Arnas Civico di Palermo, oggi la giornata regionale della lotta all’endometriosi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maristella Panepinto]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Mar 2025 17:42:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Dott. Antonio Maiorana Ginecologo]]></category>
		<category><![CDATA[Pediatria, Ginecologia, Medicina]]></category>
		<category><![CDATA[Salute]]></category>
		<category><![CDATA[9 marzo giornata endometriosi]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio maiorana endometriosi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“La competenza medica e l’ascolto”. Sono queste le chiavi per la cura dell’endometriosi. Lo ha ribadito con fermezza il dottore Antonio Maiorana, ginecologo e pioniere della lotta alla malattia endometriosica. Tre milioni di donne in Italia soffrono di endometriosi. Il dato siciliano rispecchia quello nazionale. Sono più di duecentocinquantamila le pazienti con endometriosi, con un&#8217;incidenza [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">“La competenza medica e l’ascolto”. Sono queste le chiavi per la cura dell’endometriosi. Lo ha ribadito con fermezza il dottore Antonio Maiorana, ginecologo e pioniere della lotta alla malattia endometriosica.</p>
<p dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Tre milioni di donne in Italia soffrono di endometriosi. Il dato siciliano rispecchia quello nazionale. Sono più di duecentocinquantamila le pazienti con endometriosi, con un&#8217;incidenza della malattia su circa il 15% delle donne in età riproduttiva, con un picco tra i 25 e i 35 anni di età. I dati emergono nella giornata regionale dedicata alla patologia,  che si è svolta nella sala multimediale dell&#8217;Arnas Civico di Palermo. A coordinare la tavola rotonda il dottore Antonio Maiorana, direttore dell&#8217;Uoc di Ginecologia e Ostetricia dell&#8217;ospedale di città, da oltre un ventennio al timone della ricerca e della cura della complessa patologia infiammatoria femminile.</p>
<p dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Una patologia a lungo incompresa, erroneamente ascrivibile ai “dolori mestruali da sopportare”. Non é così, poiché l’endometriosi é una malattia infiammatoria cronica, che, se non trattata, può portare disagi addirittura invalidanti e conseguenze anche gravi in chi ne é affetta.</p>
<h2 dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Cos’é l’endometriosi?</h2>
<p>L&#8217;<strong>endometriosi</strong>, o <strong>malattia endometriosica</strong>, è una condizione caratterizzata dalla presenza di tessuto endometriale in organi diversi dall’utero in porzioni non appropriate dell&#8217;organo stesso.</p>
<h2>Sintomi dell’endometriosi</h2>
<p>Tra i sintomi più caratteristici dell&#8217;endometriosi, figurano senza dubbio:</p>
<ul>
<li>Dolore pelvico ricorrente (in genere, ricompare poco prima e durante le mestruazioni);</li>
<li>Vulvodinia  ricorrente (dolore cronico a carico della vulva e dei tessuti che circondano l&#8217;accesso alla vagina);</li>
<li>Dismenorrea (mestruazioni estremamente dolorose);</li>
<li>Dispareunia (dolore genitale e in zona pelvica durante i rapporti sessuali);</li>
<li>Menorragia (ingente perdita di sangue durante le mestruazioni) e/o meno metrorragia.</li>
</ul>
<h2 dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"></h2>
<h2 dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Endometriosi complicanze</h2>
<p>Infertilità, che può essere prevenuta con una diagnosi precoce e le cure adeguate.</p>
<p>Gravidanza</p>
<p><em>“L’endometriosi, dice il dottore Maiorana, è una malattia estrogeno-dipendente e, sebbene in gravidanza le pazienti possano sentirsi meglio per l’assenza di mestruazioni, ciò non significa che la patologia progredisca. Tuttavia, l’adenomiosi, condizione simile all’endometriosi, comporta un rischio maggiore in gravidanza, in particolare per anomalie della placenta e del travaglio. Per questo é raccomandato il parto in strutture con esperienza specifica nella gestione di queste patologie.</em></p>
<h2 id="v55598639_it" class="TopicPara_topicGHeadSectionWithScroll__BOrGY readable TopicPara_topicPara__U9gFm para" data-testid="topicPara"><span class="TopicPara_topicText__CUB0d" data-testid="topicText">Complicanze multi-organo </span></h2>
<p class="TopicPara_topicGHeadSectionWithScroll__BOrGY readable TopicPara_topicPara__U9gFm para" data-testid="topicPara"><span class="TopicPara_topicText__CUB0d" data-testid="topicText">Il tessuto endometriosico dislocato può presentarsi anche in altri punti della pelvi e dell’addome o, raramente, sulle membrane che rivestono i polmoni o il cuore </span><span class="TopicPara_topicText__CUB0d" data-testid="topicText">e può irritare i tessuti adiacenti, provocando la formazione di bande di tessuto cicatriziale (aderenze) tra le strutture dell’addome. Il tessuto dislocato, inoltre, può bloccare le tube di Falloppio e causare la sterilità.</span></p>
<p>Una complicanza assai rara é anche la formazione di neoplasie dell’apparato riproduttivo.</p>
<h2 dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Il confronto odierno all’Arnas Civico di Palermo</h2>
<p dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">“Endometriosi team, è questo di fatto il nome del gruppo multidisciplinare che nel nostro reparto ha in carico le pazienti, che soffrono della patologia infiammatoria cronica, causata da anomalie delle cellule endometriali, dice il primario Maiorana. All&#8217;Arnas Civico vi è uno dei due centri di riferimento regionali per la diagnosi e la cura dell&#8217;endometriosi e qui afferiscono pazienti da tutta la Sicilia occidentale. Ci occupiamo di loro a trecentosessanta gradi, poiché questa malattia riguarda tante sfere della vita della donna: ginecologica, riproduttiva, sessuale, psicologica, sociale e perfino professionale. Il sintomo più importante è quello del dolore, cronico e acuto, che condiziona il quotidiano della donna che ne soffre.  A questo si possono associare delle perdite ematiche importanti, anche al di fuori dal ciclo mestruale. Fino a venti anni fa l&#8217;endometriosi era come una perfetta sconosciuta, la nostra paziente zero difatti risale al lontano 2003. Da allora tanti sono i passi avanti compiuti e molti ancora quelli da fare. Oggi sappiamo che si tratta di una patologia benigna, che può andare sì incontro a complicazioni importanti, quali l&#8217;infertilità, le complicanze multi-organo, ma che è curabile grazie a terapie farmacologiche e, quando necessario, a procedure operatorie. Fondamentale è la diagnosi tempestiva, per questo è importante non sottovalutare mai il dolore pre-mestruale e mestruale acuto se non addirittura invalidante.&#8221;</p>
<h2 dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">La normativa per le donne con patologia endometriosica</h2>
<p dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">La malattia è inserita nell&#8217;elenco delle patologie croniche/invalidanti solo negli stadi clinici più avanzati, quindi le esenzioni per le visite e i farmaci, come confermano i dati del Ministero della Salute, sono previste solo per il 10% delle donne che ne sono affette.</p>
<p dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"><strong>In Sicilia, la <a href="http://siciliamedica.com/wp-content/uploads/2025/03/g19-59-endometriosi.pdf">legge regionale n.27 del 28 dicembre 2019</a> ha istituito un quadro normativo per supportare le donne affette da questa malattia, promuovendo la formazione dei medici e la creazione di una rete di sostegno. </strong></p>
<p dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"><em>La </em>Regione Sicilia ha istituito una <strong data-start="36" data-end="73">rete regionale per l’endometriosi</strong>, con l’obiettivo di garantire un’assistenza strutturata e specializzata alle pazienti affette da questa patologia – ha spiegato Maiorana -. L’Assessorato alla Salute ha incaricato <strong data-start="229" data-end="258">due centri di riferimento</strong> di elaborare il <strong data-start="275" data-end="332">PDTA (Percorso Diagnostico-Terapeutico Assistenziale)</strong> per l’endometriosi e di organizzare la rete di assistenza. La rete seguirà il modello <strong data-start="418" data-end="433">Hub &amp; Spoke</strong>, con i centri periferici a indirizzare le pazienti verso incentri di maggiore specializzazione in base alla gravità del quadro clinico. Nei <strong data-start="570" data-end="597">centri di terzo livello</strong>, in particolare, viene assicurata la presenza di un <strong data-start="650" data-end="676">team multidisciplinare</strong>, capace di gestire sia gli aspetti chirurgici più complessi della malattia, sia il dolore cronico e i problemi di infertilità”</p>
<p dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Nel corso della conferenza si è discusso dell&#8217;approccio chirurgico, di quello farmacologico, che oggi ha un impatto minimo sulla donna quanto a effetti collaterali, di una nuova prospettiva terapeutica in via di sperimentazione, che sfrutterebbe le piante mediterranee. C&#8217;è stato un focus sull&#8217;importanza della cura della sfera alimentare, riabilitativa e psicologica della paziente con endometriosi. L’incontro ha anche fatto il punto sulla necessità del fare rete in Sicilia. I due centri di riferimento siciliani sono l’Arnas Civico a Palermo e il Garibaldi a Catania. Non solo medicina intesa come terapia organica o interventistica, ma anche la cosiddetta medicina narrativa, che ascolta e comprende la paziente, affetta da una malattia che, più di altre, oltrepassa la sfera organica per riservarsi in quella emotiva, della relazione di coppia e più in generale di quella sociale.</p>
<p dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Presenti i ginecologi:  Domenico Incandela, Giovanni Parisi, Luca Di Gesaro, (eziopatologia), Gabriella Minneci (diagnosi clinica), Miriama Sutera (diagnostica per immagini), Antonella Mercurio (terapia medica), Walter Alio (chirurgia), le psicologhe Arianna Mellina e Raffaella Mineo, le ostetriche Sara Landromo e Chiara Pecoraro, la nutrizionista Martina Cottone, la fisioterapista Silvia Sorce e la data manager Marina Campione. Ha aperto i lavori Walter Messina, direttore generale Arnas Civico.</p>
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		<title>Come affrontare l&#8217;ultimo miglio nel rispetto di chi resta e di chi se ne va</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maristella Panepinto]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jan 2025 23:40:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di tutti i giorni]]></category>
		<category><![CDATA[a tutta mamma]]></category>
		<category><![CDATA[come affrontare il fine vita]]></category>
		<category><![CDATA[cure palliative approccio psicologico]]></category>
		<category><![CDATA[eutanasia in europa]]></category>
		<category><![CDATA[eutanasia in italia]]></category>
		<category><![CDATA[fine vita]]></category>
		<category><![CDATA[hospice]]></category>
		<category><![CDATA[professore la barbera psichiatra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Malattia terminale: il confine filiforme tra la vita e la morte. Un tema drammatico per il malato e profondamente doloroso per chi assiste. Hospice, cure palliative, terapia del dolore, sedazione terminale sono termini conosciuti allorquando quando si percorrono i corridoi ospedalieri e umani del fine vita. Può succedere d&#8217;improvviso, ma anche dopo percorsi di malattie [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Malattia terminale: il confine filiforme tra la vita e la morte.</p>
<p>Un tema drammatico per il malato e profondamente doloroso per chi assiste.</p>
<p>Hospice, cure palliative, terapia del dolore, sedazione terminale sono termini conosciuti allorquando quando si percorrono i corridoi ospedalieri e umani del fine vita.</p>
<p>Può succedere d&#8217;improvviso, ma anche dopo percorsi di malattie lunghe, intrecciati con timori, speranze e rassegnazione.</p>
<p>Cosa sappiamo di questi temi? Quanto il nostro paese è preparato alla questione &#8220;dell&#8217;ultimo miglio&#8221; anche in termini di eutanasia?</p>
<p>Quest&#8217;ultima è legale in pochissimi paesi europei: Svizzera, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna. Non si tratta di leggi identiche, quanto di varianti all&#8217;autorizzazione al suicidio medicalmente assistito, che hanno in comune l&#8217;oggettiva condizione di gravità e la libera scelta dell&#8217;ammalato.</p>
<p>In <b>Italia</b>, sebbene l’<b>eutanasia</b> sia considerata <b>illegale</b>, con la <strong><a href="https://www.cortecostituzionale.it/actionSchedaPronuncia.do?anno=2019&amp;numero=242" rel="noopener noreferrer nofollow">sentenza 242 del 2019 della Corte Costituzionale</a></strong>, è stato sancito che non si integra il reato di aiuto al suicidio, se l’aiuto viene fornito a una persona malata che possegga i requisiti previsti dalla sentenza stessa e quando la valutazione delle condizioni di salute viene fatta all’interno del <b>Sistema Sanitario Nazionale</b>.  Grazie a questa decisione, sono già stati diversi, i casi di persone che, seguiti dall’<strong><a href="https://www.associazionelucacoscioni.it/">Associazione Luca Coscioni</a></strong>, sono riuscite a congedarsi da una vita di sofferenze.</p>
<p>Del fine vita, dei suoi aspetti emotivi, abbiamo parlato con il professore Daniele La Barbera, psichiatra e primario al Policlinico di Palermo.</p>
<figure id="attachment_14272" aria-describedby="caption-attachment-14272" style="width: 228px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" loading="lazy" class="size-medium wp-image-14272" src="https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2024/09/67d0480f-21be-41a9-b57b-663653a4fe80-228x300.jpeg" alt="" width="228" height="300" srcset="https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2024/09/67d0480f-21be-41a9-b57b-663653a4fe80-228x300.jpeg 228w, https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2024/09/67d0480f-21be-41a9-b57b-663653a4fe80-778x1024.jpeg 778w, https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2024/09/67d0480f-21be-41a9-b57b-663653a4fe80-768x1011.jpeg 768w, https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2024/09/67d0480f-21be-41a9-b57b-663653a4fe80-1166x1536.jpeg 1166w, https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2024/09/67d0480f-21be-41a9-b57b-663653a4fe80.jpeg 1215w" sizes="(max-width: 228px) 100vw, 228px" /><figcaption id="caption-attachment-14272" class="wp-caption-text">Il prof. Daniele La Barbera, psichiatra</figcaption></figure>
<h2>Professore La Barbera, il malato terminale e chi lo accudisce, un dualismo doloroso e profondo, parliamone</h2>
<p>Inizierei con una premessa semplice: non si è mai del tutto preparati al fine vita. Vuoi quando questo accade dopo un percorso di malattia breve, vuoi a margine di una lunga convivenza con una patologia grave.</p>
<p>Prendersi cura di chi sta per morire rappresenta per il caregiver una condizione difficilissima sia da accettare che da metabolizzare. Negli ultimi decenni il Sistema sanitario nazionale garantisce delle strutture ad hoc, che accompagnano il malato terminale verso la fine dei suoi giorni, garantendogli dignità e soprattutto lenendo il dolore fisico, occorrenza fondamentale nel rispetto del malato.</p>
<h2>Entrano in gioco termini quali hospice, cure palliative, parole che sembrano lontanissimi &#8220;luoghi degli altri&#8221; e che invece possono riguardare da vicino chiunque. Come sostenere il malato e chi assiste?</h2>
<p>Il malato, se arriva in queste strutture sanitarie in piena coscienza, è sicuramente al corrente di una patologia non più guaribile e sa bene che non sarà curato, ma che sarà assistito affinché non patisca dolore fisico. Si tratta di centri sanitari dotati di sostegno psicologico. Quando il malato vi afferisce in uno stato di incoscienza è necessaria la presa in carico del suo assistente, cosicché sappia cosa lo aspetta. Non c&#8217;è più la prospettiva del lieto fine, quanto quella del dovere accettare la fine.</p>
<h2>Cosa non semplice per i più?</h2>
<p>In quanto uomini, dotati di un complesso sistema emotivo, tendiamo a investire di emozioni molto forti il periodo finale della vita di una persona cara. Non è semplice prendersi cura di chi abbiamo amato, nella consapevolezza che assisteremo ai suoi ultimi respiri. Per questo sarebbe necessaria una rete sociale di sostegno, cosa che al giorno d&#8217;oggi è un&#8217;evenienza alquanto rara. Come farsi forza? Con una compensazione interna, che è possibile attivando una serie di ricordi positivi, legati alla persona che ci sta lasciando. Pensare che il tempo condiviso, se di buona qualità, si dilata in grande misura e può darci la forza per assistere il nostro caro nel suo ultimo pezzo di tragitto. Se riusciamo a ricontestualizzare la persona che soffre nel vissuto positivo condiviso insieme, nel tempo che ci ha uniti nelle cose belle, allora il dolore inizierà a trasformarsi in una forma di difesa e di controllo delle nostre emozioni più tragiche.</p>
<h2>È vero quindi il detto che chi muore in realtà resta?</h2>
<p>Questa frase ha un forte valore spirituale e umano poiché ci spiega che il modo migliore per elaborare una perdita è conservare la persona cara dentro di sé, renderla vitale nella nostra vita e riattivarla nel nostro quotidiano. Deve trattarsi di un atteggiamento oculato, non paranoico o ossessivo. Dobbiamo comprendere che la nostra vita deve continuare anche senza avere accanto quella persona cara, ma che potremo attingere alla comune eredità sentimentale, ogniqualvolta ne sentiremo il bisogno.</p>
<h2>Quanto è importante sapere lasciare andare la persona cara?</h2>
<p>È fondamentale e non solo per chi resta. Un&#8217;antica credenza indiana dice che un ammalato terminale ha maggiore difficoltà a morire quanto più lacrime e dolore lo trattengono su questa terra. Ed è così che, volendo seguire la cultura indiana, è bene aiutare il malato  con frasi incoraggianti, il cosiddetto augurio di &#8220;andare con Dio&#8221; e di lasciare serenamente questa terra.</p>
<p>Non vi sono fondamenti scientifici, che confermino questa tesi, è certo però che anche il malato incosciente, necessiti di un clima di serenità intorno. Altro discorso riguarda invece chi resta. Sovente non si accetta la fine, si vorrebbero tentare tutte le carte possibili pur di tenere in vita la persona cara. È bene comprendere quale sia il confine tra l&#8217;amore e l&#8217;egoismo dell&#8217;accanimento terapeutico. Quando una malattia non è più curabile è bene accettare le terapie palliative nel rispetto della dignità di chi soffre, che viene prima di qualsiasi forma di attaccamento.</p>
<h2>Eutanasia, in Italia a che punto siamo?</h2>
<p>È un nodo difficile da sciogliere, che tocca tematiche etiche, morali, religiose. L&#8217;Italia, con l&#8217;azione di alcune note associazioni, ha ammorbidito certe posizioni. Resto del parere che una questione tanto importante e difficile da generalizzare, vada approfondita con una maggiore conoscenza del tema, con una condivisione comunitaria e con un confronto sano.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il 2025 delle ragazze d’ogni età, segno per segno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Atuttamamma.net]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jan 2025 14:05:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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		<category><![CDATA[Oroscopo 2024]]></category>
		<category><![CDATA[oroscopo delle donne]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; L&#8217;oroscopo di Paris Palomar Donne, pronte per il 2025? Avete già smontato gli addobbi e iniziato la remise en forme post festività? A buoni propositi come siamo messe? Intanto facciamo il punto per il nuovo anno segno per segno. &#160; Donna Ariete, avanti tutta con i progetti in grande, all&#8217;orizzonte ci sono tanti sogni [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;oroscopo di Paris Palomar</p>
<p>Donne, pronte per il 2025? Avete già smontato gli addobbi e iniziato la remise en forme post festività?</p>
<p>A buoni propositi come siamo messe?</p>
<p>Intanto facciamo il punto per il nuovo anno segno per segno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Donna Ariete, avanti tutta con i progetti in grande, all&#8217;orizzonte ci sono tanti sogni e desideri da realizzare. Occhio però, l&#8217;egocentrismo può giocare brutti scherzi. Sei di natura una donna che ama stare al centro, ma bada a non rubare sempre la scena alle altre e doma anche l&#8217;indole &#8220;paracula&#8221;, che alla lunga potrebbe ritorcersi contro. Il savoir faire e la capacità di controllo delle situazioni saranno le tue armi vincenti per questo 2025.</p>
<p>Mamma Arietina, sparlotta meno e concentrati di più!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Toro, il tuo motto &#8220;O con me o contro di me&#8221; ti rende granitica agli occhi degli altri, occhio però a non tirartela troppo, rischieresti di rimanere sola. La tua naturale attitudine all&#8217;indipendenza ti aiuterà molto nei momenti difficili del 2025. Il sapere trovare il lato positivo delle cose sarà il tuo punto di forza. Investi in viaggi e ristrutturazioni e molla l&#8217;ancora delle paroline gentili. Un &#8220;ti voglio bene&#8221; a chi lo merita ti aiuterà a saldare rapporti, che valgono la pena di essere vissuti.</p>
<p>Mamma toro cerca di essere meno furbastra e coltiva di più la spontaneità.</p>
<p>Gemelli, sei testarda ma dal cuore dolce. La scorza dura, se viene valicata, nasconde una donna generosa, capace di capitolare e di ammettere gli sbagli. Il tuo egocentrismo è un punto di vantaggio, soprattutto quando vedrai realizzare dei nuovi progetti umani o professionali, nei quali hai creduto tanto. Cerca di essere più attenta e presente nelle relazioni sentimentali.</p>
<p>Mamma gemelli, dì la verità credi di essere la migliore di tutte, ricorda però che c&#8217;è sempre chi è e sarà migliore di te.</p>
<p>Cancro, non ci crederai, ma la tua emotività quest&#8217;anno sarà smussata. Non piangerai a ogni piè sospinto e sarai capace di lasciare andare persone e cose, che non ti servono. La vita ti deve un&#8217;opportunità e questo è l&#8217;anno giusto per coglierla. Credi più in te e gira alla larga da superficiali e arrivasti. Non è semplice, considerata la sensibilità del tuo segno, ma ti servirà a rinfrancarti. Rimugina meno e perdona di più.</p>
<p>Mamma cancerina, lo sai che sei capace di diventare cattivissima se ti deludono o se solo guardano storto il frugoletto, quindi più elasticità, please.</p>
<p>Leone, sciogli più il cuore e meno la lingua. La tua caratteristica è quella di pensare d&#8217;avere sempre ragione, difatti non manchi di vaticinare su tutto e tutti. Metti a riposo il cervello e coccola di più il tuo lato migliore. Sei una donna generosa, hai coraggio e tempra forte, sfrutta questi talenti per un progetto lavorativo, un cambio vita o nuove esperienze umane.</p>
<p>Mamma leoncina prova essere più fiera e meno feroce, la vita ti ripagherà.</p>
<p>Vergine: parola d&#8217;ordine maggiore coerenza. La generosità da sola non basta per farsi volere bene, è importante che tu sappia tenere fede alla parola data e prendere decisioni ferme, anche quando queste sono impegnative. Sei cocciuta ed egocentrica, calibra questi vizi/virtù con maggiore fermezza d&#8217;animo e gli altri potranno apprezzarti al meglio. Punto di forza é la tua generosità, abbine cura.</p>
<p>Mamma della vergine, ricorda che il bene fatto non si rinfaccia, sennò a che serve farlo?</p>
<p>Bilancia, meno rigidità e qualche errore in più. Il 2025 ha per te la parola chiave della leggerezza. Per il segno che pesa tutto e mette in asse non è semplice perseguirla, ma se ci proverai il nuovo anno sarà meno impegnativo del precedente.</p>
<p>Mamma bilancia, sii meno soldatessa e più cuore di panna.</p>
<p>Scorpione, per la donna più enigmatica dello zodiaco non è semplice essere trasparenti. Sforzati di capire che mettersi a nudo non sempre significa essere fessacchiotte, anzi, sarai più apprezzate nelle tue doti: sensibilità, acume, creatività. Libera la mente dalle architetture: non tutto può essere controllato e non puoi calcolare ogni cosa dei legami e degli eventi che ti capitano.</p>
<p>Mamma Scorpioncina, lo sguardo (in cagnesco) non mente e dice molto di più di certe tue paroline dolci.</p>
<p>Sagittario, evviva la vita, sei una donna allegra e indipendente. Punto di forza: la libertà, di debolezza la testardaggine estrema. Compensa l&#8217;uno con l&#8217;altro e il mix ti renderà vincente nel nuovo anno. Occhio alla salute, qualche controllo in più non guasterà. Impara ad ascoltare e ad ascoltarti.</p>
<p>Donna sagitta, occhio che la tua gentilezza non diventi ruffianeria. Occhio!</p>
<p>Capricorno, sei una donna sorridente in pubblico, malinconica nel privato e tanto sensibile alle fasi lunari. La leggerezza continua a essere la chiave di volta delle tue giornate. Quando ti sfuggono il motivo e la ragione delle cose, tu la prendi in filosofia, lasci andare quel che non ti va (fossero cose o persone, poco importa) e fai benissimo! Sai gestire bene anche le relazioni difficili, grazie a un fair play, che fa invidia a tutti gli altri segni dello zodiaco. Un progetto molto importante è alle porte, bada a non farlo sfuggire.</p>
<p>Mamma Capricorno sei gentile con tutti ma non ami impegnarti, un po’ più di coinvolgimento sentimentale nei rapporti umani ti aiuterà ad affrontare meglio l’anno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Acquario, il segno in apparenza più docile dello zodiaco. In apparenza! Quando serve sai tirare fuori le unghia e incattivirti. Prova a dimenticare più in fretta, a lasciare andare le zavorre dei brutti ricordi e a proiettarti verso cose nuove (lavoro, nuove amicizie, nuova casa). Sei generosa, ricambi il bene dato ma anche il mal ricevuto. Hai la dote di sapere ascoltare, potenziala ancora di più nel 2025.</p>
<p>Mamma acquario lascia perdere il rancore, ti imbruttisce parecchio. Occhio a certe tue sfuriate, non tutti sono disposti a sorvolare e ricorda che le buone maniere sono necessarie, sempre!</p>
<p>Pesci, il segno più furbo dello zodiaco, soprattutto quando è declinato al femminile. Occhio al doppio però, alla lunga potresti venire scoperto e sarebbero guai, soprattutto nei rapporti umani più importanti. Non lasciarti ingabbiare dall&#8217;egocentrismo, che potrebbe renderti insopportabile, piuttosto metti a disposizione degli altri il tuo estro e la tua laboriosità. Obiettivo del 2025: essere più altruista!</p>
<p>Mamma pesciolina meno parole dolci e più opere di bene, perché la leziosità viene fuori prima o poi, pesciolina bella!</p>
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		<title>Di notte spegnete le lucine di Natale, l’invito dei Vigili del fuoco è virale</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Dec 2024 07:45:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>“Prima di uscire di casa ricordatevi di spegnere le luci dell’albero di Natale. Usate la stessa precauzione di notte: non lasciate lucine accese”. È la raccomandazione fatta dai Vigili del Fuoco in un tweet in cui mettono in guardia sui pericoli d’incendio legati alle luci degli alberi di Natale che in questo periodo decorano le case [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>“Prima di uscire di casa ricordatevi di spegnere le luci dell’albero di Natale. Usate la stessa precauzione di notte: non lasciate lucine accese”. È la raccomandazione fatta dai Vigili del Fuoco in un tweet in cui mettono in guardia sui pericoli d’incendio legati alle luci degli alberi di Natale che in questo periodo decorano le case di molti italiani e lanciano l’hashtag<strong> #</strong>nonbruciareilnatale. Avvertimenti che potrebbero sembrare scontati ma non lo sono dal momento che arrivano dopo l’ennesimo caso di cronaca: solo pochi giorni fa infatti, l’11 dicembre, in provincia di Pistoia un uomo<strong> è</strong> morto, mentre la moglie e la figlia sono state ricoverate in seguito ad un incendio divampato nella loro casa proprio a causa di un cortocircuito delle luci dell’albero di Natale. Il post è diventato subito virale, anche data l’importanza del messaggio che racchiude però solo una sintesi delle loro raccomandazioni che hanno pubblicato in versione completa sul loro sito ufficiale.</p>
<h2>Nel periodo natalizio aumentano gli incendi</h2>
<p>“Un bell’albero addobbato crea atmosfera e trasmette calore, però nasconde anche dei pericoli. È proprio nel periodo natalizio, infatti, che si ha un aumento degli incendi in appartamento spesso causati proprio dall’albero di natale – si legge nel vademecum per un Natale sicuro -. Un malfunzionamento delle catene luminose, l’eccessiva vicinanza a fonti di calore (camini, candele, etc.), <strong>la </strong>cattiva qualità dei materiali con i quali è realizzato questo simbolo natalizio ed ecco che un giorno di festa si può tramutare in tragedia”. Per evitare incidenti è importante seguire alcuni accorgimenti: “Innanzitutto la scelta dell’albero. Se preferite un albero artificiale verificate che sia del tipo autoestinguente. Controllate che sia indicato sulla confezione o nelle istruzioni all’interno (a volte è scritto ignifugo o non infiammabile) – spiegano i Vigili del Fuoco -.</p>
<h2>Albero di Natale sicuro</h2>
<p>Qualora preferiate un albero naturale controllate che, all’atto dell’acquisto, non sia già secco. Verificate ad esempio che il colore degli aghi sia verde intenso oppure che gli aghi stessi non si stacchino facilmente. Un albero secco in presenza di fiamme si incendia molto velocemente (può bruciare completamente nell’arco di 20-30 secondi). Qualora invece si scelga un albero naturale è da preferire un abete vivente, cioè piantato con le radici nel vaso. Anche in questo caso <strong>verificatene la stabilità</strong> (grandezza del vaso sufficiente e ricordatevi di innaffiarlo periodicamente per evitare che si secchi). Se avete scelto un albero artificiale attenzione al piedistallo dove è montato. Controllate che sia di grandezza adeguata. Un albero con un piedistallo troppo piccolo può rovesciarsi facilmente.”</p>
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		<title>I rami di Natale e l’odore delle feste</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Valentina Fasciana]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Dec 2024 01:00:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ogni anno apro la porta al Natale: faccio entrare ricordi, profumi, sogni. Uso il mese di Dicembre come un fermo immagine; congelo ogni pensiero e mi dedico totalmente all’esercizio dell’incanto; mi circondo di luci e decori e Villa Volli profuma costantemente di marmellata di arance e biscotti appena sfornati. Da bambina ero timida, ma avevo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.atuttamamma.net/i-rami-di-natale-e-lodore-delle-feste/">I rami di Natale e l’odore delle feste</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.atuttamamma.net">A tutta Mamma! e non solo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Ogni anno apro la porta al Natale: faccio entrare ricordi, profumi, sogni.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Uso il mese di Dicembre come un fermo immagine; congelo ogni pensiero e mi dedico totalmente all</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">’</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">esercizio dell</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">’</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">incanto; mi circondo di luci e decori e Villa Volli profuma costantemente di marmellata di arance e biscotti appena sfornati.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Da bambina ero timida, ma avevo occhi curiosi e attenti; sempre attaccata alle gonne di mia mamma, ho preso da lei la passione per i dolci, l</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">’</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">amore per la casa e per l</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">’</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">armonia familiare. Gi</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">à </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">a fine Novembre, mia mamma metteva in casa gli ingredienti necessari per preparare i dolci tipici della nostra tradizione natalizia: i rami di Natale.</span></span></p>
<h2>odore di arance, farina e biscotti</h2>

<a href='https://www.atuttamamma.net/i-rami-di-natale-e-lodore-delle-feste/b842157a-45fc-495a-bc58-a6b2f3010ca3/'><img width="225" height="300" src="https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2019/12/B842157A-45FC-495A-BC58-A6B2F3010CA3-225x300.jpeg" class="attachment-medium size-medium" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2019/12/B842157A-45FC-495A-BC58-A6B2F3010CA3-225x300.jpeg 225w, https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2019/12/B842157A-45FC-495A-BC58-A6B2F3010CA3.jpeg 600w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" /></a>
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<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">La prima cosa da fare era la marmellata fresca fatta in casa d</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">’</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">arance primizie; contemporaneamente, con le loro bucce essiccate sul termosifone, si realizzava una sorta di </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">“</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">farina</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">”</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">, perfetta per dare </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">ulteriore </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">fragranza ai biscotti.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Arrivava finalmente il giorno.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Tutto era pronto, e per un</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">’</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">intera giornata si faceva solo quello: sfornare i rami di Natale</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">…</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Che profumi, che incanto per me ed i miei fratelli. </span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">L</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">’</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">intenso effluvio dei fichi secchi cotti, misto a quello che sprigionavano anche la marmellata e la scorza d</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">’</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">arancia, </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">è </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">per me il Profumo Del Natale. </span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Ancora oggi, quando preparo i rami di Natale, il Profumo mi riporta indietro, come una macchina del tempo, a quei giorni spensierati della mia infanzia, e per un attimo sono ancora una bambina</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">…</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Buon Natale a tutti.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Vi metto il link della ricetta, rubata alla mia mamma 🙂</span></span></p>
<p><a href="http://www.villavolli.com/it/2019/12/13/rami-di-natale-o-buccellati/">http://www.villavolli.com/it/2019/12/13/rami-di-natale-o-buccellati/</a></p>
<p class="s3">
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		<title>Natale, quando non conoscevamo il calendario dell’Avvento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maristella Panepinto]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Dec 2024 23:12:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Quando ero piccina il calendario dell’Avvento non esisteva. Non dalle mie parti almeno. Sono nata e cresciuta in Sicilia e il rito delle ventiquattro caselline apparteneva, all’epoca, a latitudini tanto lontane dalle mie. Oggi è diverso. Sono settimane che mi prodigo per realizzare un calendario dell’attesa così da far felice mio figlio, che ne sente [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><span style="text-transform: initial;">Quando ero piccina il calendario dell’Avvento non esisteva. Non dalle mie parti almeno. Sono nata e cresciuta in Sicilia e il rito delle ventiquattro caselline apparteneva, all’epoca, a latitudini tanto lontane dalle mie. Oggi è diverso. Sono settimane che mi prodigo per realizzare un calendario dell’attesa così da far felice mio figlio, che ne sente parlare in tv ormai da settembre. Quando ero bambina questi giorni di dicembre erano più da annusare che non da toccare. Ecco cosa era Natale quando ancora non esisteva il calendario dell’Avvento. Era l&#8217;odore di panni messi ad asciugare vicino alla stufa. Con quel profumo di vapore &#8220;al Vernel&#8221; che usciva fuori delizioso ed inondava la casa all&#8217;angolo dei nonni. La loro era un’abitazione poderosa, dove c’era spazio per ciascun componente la monumentale famiglia, che all’epoca era unita e pareva impermeabile alle tempeste della vita. Natale era l&#8217;albero storto con gli aghi scoloriti e pungentissimi. Le palline multicolori, che si sbriciolavano se solo ti scivolavano di mano. Era il mio giocattolo preferito, &#8220;acquistato da Babbo Natale&#8221; in un negozietto storico di via Roma a Casteltermini. Quel posticino accogliente avrà avuto sicuramente un nome ma per me, per tutti, era &#8220;u zzi Natali&#8221;, così si chiamava il proprietario che, manco farlo apposta, di cognome faceva Buono.</span></p>
<h2>Le cuddureddi mangiate di nascosto</h2>
<p>Natale era quel vassoio di &#8220;cuddureddi&#8221; che io e mio cugino Caló mangiammo di nascosto dal mondo intero il pomeriggio di una vigilia. Accomodammo quella disobbedienza all’angolo della camera da letto dei nonni. Lí avevano nascosto la guantiera con i deliziosi dolci di frolla e composta di fichi, uvetta, cioccolato e arancia. Un altro mio cugino, uno dei più grandi, si era fidanzato “ufficialmente” e quel vassoio era stato pensato in onore degli “ziti”. Poche cose furono belle come quella marachella da preadolescenti. Natale era il &#8220;Principe e il povero&#8221;, quel pomeriggio che lo vidi con nonno Raffaele, perché non avevamo nulla di meglio da fare. Era il 24 dicembre e noi lo passammo seduti su una vecchia poltrona cremisi, davanti a un piccolo Sinudine a colori, a non dirci nulla pur essendo esattamente felici. Ed anche quel film di Charlot, che guardai in una serata di festa con nonno Cola. Tutti erano nella sala grande a giocare a tombola e sgranocchiare dolciumi, in un rumore scomposto che sapeva di festa, di famiglie, di cose che ti fanno sentire al sicuro. Io e nonno Cola restammo in cucina a guardare un film in bianco e nero e non ci scambiammo una sola parola, perché mio nonno parlava poco e niente. In compenso ridemmo all’unisono e a crepapelle, regalandoci  un ricordo che è ancora qua, nonostante le tante stagioni trascorse.</p>
<h2>Natale alla Standa</h2>
<p>Natale era la &#8220;gita&#8221; alla Standa di via Gioeni ad Agrigento, io, mia mamma e mia sorella. A comprare panforte, ricciarelli e finte praline svizzere, stucchevoli e disgustose, ma che puntualmente riacquistavamo &#8220;perché faceva tanto Natale&#8221;. É la Meano blanca, che Babbo Natale non mi portò mai, perché a me mancó il coraggio di chiedergliela. É mia zia che stilava una lista della spesa sufficiente a sfamare un reggimento. Ma se così non fosse stato, lei non ci avrebbe provato gusto e non sarebbe stato Natale. Natale é nonna Tatá, che era una donna intelligente ed aveva il dono del saper raccontare. Ed era anche quasi del tutto  sorda, ma in pochissimi ne erano al corrente e quasi nessuno se ne accorgeva. È i polli allo spiedo, la tavola calda &#8220;fredda&#8221;, lo sparecchiatavola che era trono di vassoi di mandaranci, ravanelli, finocchi e frutta secca. É il Melegatti al profitterol. Si faceva a gara a mangiarne &#8220;la crosta&#8221; di cioccolato e a evitare il resto. É i posacenere pieni di mozziconi. L&#8217;aria fumigante di sugo, sigarette e mandarini. É &#8220;é uscito il 27 ed il 39?&#8221;. Natale era mia nonna Stella, una donna piccina, elegante, dotata di una megalomania innocente. Non era fatta per stare in cucina a preparare manicaretti. Era esilissima, aveva seri problemi alla vista, al netto di tutto ciò però sono convinta che lei non fosse tagliata per la vita provinciale da casalinga. Aveva uno charme innato e a Natale, piuttosto che stare in cucina,  amava fare visite di cortesia ai tantissimi parenti ed amici, con i quali manteneva rapporti amabili, perché lei amabile lo era e senza alcuna altalena.</p>
<h2>Natale tra &#8220;amore e odio&#8221;</h2>
<p>Natale é le liti e le conciliazioni. La ribollita familiare di nuovi e vecchi livori. Ed ancora: &#8220;per quest&#8217;anno in famiglia, ma il prossimo giuro che sarò in vacanza.” Perché all’epoca, in un paesino di collina, parlare di vacanze a Natale era un azzardo. Natale non sempre è una felicità perfetta. Magari è un ricordo che viene a prenderti alle spalle, mentre apri per caso un flacone di Vernel.</p>
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		<title>Inès e l&#8217;uomo cattivo, una storia vera</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maristella Panepinto]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Nov 2024 23:26:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Costume, Società e Tendenze]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di tutti i giorni]]></category>
		<category><![CDATA[25 novembre]]></category>
		<category><![CDATA[25 novembre donne]]></category>
		<category><![CDATA[a tutta mama]]></category>
		<category><![CDATA[giornata contro la violenza sulla donna]]></category>
		<category><![CDATA[rilevante]]></category>
		<category><![CDATA[violenza psicologica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;È stato solo un brutto sogno&#8221;. Inès aveva risposto così alla domanda assonnata di Stefano, il suo compagno. Si era girata dall&#8217;altra parte del letto e si era raggomitolata intorno a quel dolore sordo, che capitava la svegliasse di notte o la sorprendesse di giorno, mentre era impegnata a fare tutt&#8217;altro. Le bastava annusare nell&#8217;aria [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;È stato solo un brutto sogno&#8221;. Inès aveva risposto così alla domanda assonnata di Stefano, il suo compagno.</p>
<p>Si era girata dall&#8217;altra parte del letto e si era raggomitolata intorno a quel dolore sordo, che capitava la svegliasse di notte o la sorprendesse di giorno, mentre era impegnata a fare tutt&#8217;altro. Le bastava annusare nell&#8217;aria profumo di dopobarba alla mirra, per riaccendere quel focolaio di dolore e da lì innescare  un incendio. Così si devestava la serenità che, a piccoli passi e con grande fatica, Inés stava provando a mettere su.</p>
<p>Chiudeva i pugni dentro quel cappotto gigantesco, che annebbiava la sua silhouette mediterranea, buttava all&#8217;indietro due lacrime e camminava a passi spediti, ma a testa bassa.</p>
<p>Raggomitolata nel lato più solitario del letto, Inès ricordava quanto accaduto almeno un decennio prima.</p>
<h2></h2>
<p>Aveva 20 anni ed era bella. Gli occhi grandi, scuri e disegnati a perfezione nel suo ovale senza asimmetrie, la bocca con una grazia da bambina, completava la perfezione del suo viso. In tanti le giravano intorno, ma lei aveva altro per la testa: l&#8217;università, la facoltà di Medicina, la specializzazione in Psichiatria e poi chissà. Aveva anche un certo candore, quella mentalità d&#8217;altri tempi che l&#8217;aveva convinta a preservarsi, per quel che poteva, non cercando &#8220;amorini&#8221; ma aspettando il &#8220;per sempre&#8221;. ‘Ché nei paesi &#8220;usava così&#8221;.</p>
<p><img decoding="async" loading="lazy" class="size-medium wp-image-4663 aligncenter" src="https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2018/11/violenza-donne-2-5-300x169.jpg" alt="" width="300" height="169" /></p>
<h2>L&#8217;incontro</h2>
<p>&#8220;Sei bellissima, sei la donna più bella che io abbia mai conosciuto e credimi, di donne ne ho viste tante. Tu hai qualcosa in più. Sei speciale, sei unica&#8221;.</p>
<p>L&#8217;uomo cattivo l&#8217;aveva sorpresa in una serata come tante, nel bar della piazza, mentre Inès mangiava un gelato con le amiche di sempre.</p>
<p>L&#8217;uomo cattivo l&#8217;aveva agganciata con gli occhi e poi si era avvicinato con una scusa senza qualità. Le aveva poggiato sulla testa una corona di frasi banali, adulazioni, complimenti e soliti cliché da maschio cacciatore. Aveva però così spalancato davanti a Inès le porte di una stanza nuova, quella segreta, quella proibita, dove i grandi dicono ai bambini di non entrare.</p>
<p>L&#8217;aveva anche sfiorata e lei era trasalita di piacere ma anche di vergogna. Le guance rosse, la mente confusa, il cuore al galoppo.</p>
<p>Inès aveva abbassato gli occhi e la notte a venire non aveva pensato ad altro.</p>
<p>Non conosceva l&#8217;amore. Aveva avuto giusto un fidanzatino, di cui però non era mai stata capace di innamorarsi. L&#8217;uomo cattivo era un uomo, era grande, molto più di lei e il pensiero di lui le tamburellava tra pancia e testa. Non la lasciava più.</p>
<p>Lui, nel frattempo, le ronzava intorno come un moscerino fa con la luce di un neon.</p>
<p>Arrivò il giorno sbagliato, quello in cui Inès sacramentò che non vi fosse  nulla di male ad accettare un invito a cena. Solo quello e basta.</p>
<p>Aveva dedicato un pomeriggio intero a prepararsi per essere bella come non era stata mai. Il tubino nero a costine cremisi le scivolava a pennello sui fianchi accoglienti e sopra il seno turgido da ventenne. Lui l&#8217;aveva aspettata sotto “acchittato” come un parvenu, a bordo d’un auto sí di lusso, ma pure di pessimo gusto. In sottofondo una vecchia canzone di Alan Sorrenti, un cantante dei tempi di lui, non di quelli di Inès. Nell&#8217;aria odore di mirra: dolciastro, sgradevole da dare alla testa. Una, due, dieci cene. Una, due, cento rose rosse. Poi i regali, pregiati come Inès, che veniva dal mondo dei semplici, manco poteva immaginare. In mezzo grandi storie, vagheggiamenti e la promessa dell’amore eterno. Lei ascoltava, spalancava gli occhi e si sentiva importante, la più bella di tutte. Aveva pure pensato di lasciare Medicina per dedicarsi solo a quell&#8217;uomo, che le ingombrava i pensieri.</p>
<h2>Il giorno infelice</h2>
<p>Si incontrarono ogni giorno per oltre due mesi. Si baciarono, sfiorano e palpitarono insieme. Lei aveva paura di andare oltre. Gli svirgolava sotto le mani piccole, sudaticcie e ben curate con il pretesto che si era fatto tardi e che poi suo padre, uomo troppo &#8220;antico&#8221;, il giorno dopo non l&#8217;avrebbe fatta uscire di casa. Lui annuiva: &#8220;Vai pure fatina mia. A domani amore del mio cuore&#8221;.</p>
<p>Usava frasi banali, pronunciate tra le labbra minuscole e a doppia piega, come quelle dei vecchi. Quel tono di voce liquido e l’incapacità di guardarla negli occhi, destava appena un’ombra di sospetta in Inés, che lei cacciava in fretta perché  di quell&#8217;uomo amava già  ogni cosa, seppur nulla in lui fosse amabile.</p>
<p>Una sera però, quando Inès voleva svirgolare come sempre, lui fu convincente.</p>
<p>&#8220;Andiamo a casa mia, vediamo un film d&#8217;amore. “Pretty woman” ti piace? Piace a tutte. Poi ti riaccompagno. Sei maggiorenne, dai, non farla lunga. Tra un anno al massimo ti sposo. Dí così a tuo papà quando tornerai a casa&#8221;.</p>
<p>L&#8217;uomo cattivo aveva cambiato strada, sguardo e perfino tono di voce. Si era infilato in un viottolo di campagna. In fondo c&#8217;era una casa di quelle che sembrano piene di fantasmi. Così penso Inès vedendola in lontananza. L&#8217;uomo cattivo non parlava più.</p>
<p>&#8220;Scendi!&#8221;.</p>
<p>Era un ordine.</p>
<p>&#8220;Dimmi che mi ami. Che tra un anno mi sposi&#8221;.</p>
<p>&#8220;Scendi!&#8221;</p>
<p>Aveva ribadito lui con severità.</p>
<p>&#8220;Voglio andare a casa. Portami a casa mia&#8221;.</p>
<p>&#8220;Scendi e basta&#8221;.</p>
<p>&#8220;Voglio andare a casa mia. Devo tornare a casa&#8221;.</p>
<p>Lui l&#8217;aveva presa di forza per un braccio e non aveva nemmeno sentito quel solo grido di paura che era uscito dalle viscere di Inès.</p>
<p>&#8220;Cammina dai. Ma credevi davvero che mi bastava contemplarti. Sei la Madonna? Sei una femmina come tutte le altre. Forza andiamo che pure tu non aspetti altro&#8221;.</p>
<p>Dentro quella villa buia e piena di fantasmi Inès era rimasta per un tempo che non aveva saputo calcolare. Aveva eseguito alla lettera tutti gli ordini dell&#8217;uomo cattivo. Aveva pensato che era giusto così. Che quel &#8220;passo&#8221; andava fatto e che lei era stata una stupida a non essersi concessa prima. Di quel tempo, di quei gesti, di quel darsi senza volerlo ricordava solo una sensazione di amaro, installata tra la bocca e lo stomaco. Solo quello. Una volta sotto casa, scendendo da quella macchina da ricchi senza garbo, aveva implorato tra i denti:</p>
<p>&#8220;Dimmi che mi ami. Dimmelo ti prego. Che al massimo tra un anno ci sposiamo e saremo felici per sempre&#8221;.</p>
<p>&#8220;Addio fatina mia, buona vita&#8221;.</p>
<p>L&#8217;uomo cattivo era uscito dalla vita di Inès quella sera stessa. Senza avviso, come se non esistesse il prima, come se non contasse il dopo, come se quella ragazza fosse uno scarafaggio da schiacciare e lanciare lontano con un piccolo calcio. Eppure l’aveva fatta sentire la regina più bella di qualsiasi reame, l’aveva adulata, acclamata e colmata di cose. Quindi aveva giocato a calcio con il suo cuore, l&#8217;aveva strappato come la pagina di un vecchio giornale e l&#8217;aveva buttato nel cestino della carta straccia. Peggio, quella sera l&#8217;aveva mutilata del cuore. Inès ingoiava lacrime. Mandava messaggi, che non avrebbero mai ricevuto risposta. Il giorno dopo e quello dopo ancora lo aveva cercato battendo tutte le strade e usando ogni mezzo. Il telefono non aveva più squilli, la macchina da ricconi senza garbo era scomparsa dai radar di quel borgo di provincia. Un buon conoscente di lui, l&#8217;aveva liquidata:</p>
<p>&#8220;È partito. Un viaggio d&#8217;affari. Non ci pensare più. Ti passerà&#8221;.</p>
<p>Inès, quella notte, ripensò a ogni cosa di quel triste pezzo di vita condiviso con l&#8217;uomo cattivo. Raggomitolata tra le braccia del dolore, allungò una mano verso Stefano. Lui ricambiò la presa. Fece di più. L&#8217;abbracciò stretta e quel calore l&#8217;accompagnò silenzioso verso l&#8217;alba. Fortuna che c&#8217;era Stefano, che dell&#8217;uomo cattivo sapeva pochissimo, quasi nulla. Fortuna che era riuscita a farsi coraggio e ad addomesticare tutto quel dolore che l&#8217;aveva colta di sorpresa mentre, piena di sogni, mangiava un gelato con le amiche di sempre. Dai tempi dell&#8217;uomo cattivo sono passati tanti anni. Inès ama Stefano e insieme condividono un sentimento solido. Hanno due figli e insieme sanno godere della felicità, quando questa arriva. Inès però non ha mai dimenticato l&#8217;uomo cattivo, la  casa piena di fantasmi e tutto quel dolore provato quando aveva solo vent&#8217;anni. Addomestica il dolore ed anche l&#8217;odio, ma non riesce a cacciarlo via del tutto. A volte vorrebbe saperlo morto, schiacciato sotto un camion. Poi ci ripensa e si pente. Perché Inès è una donna buona. Spera di farcela un giorno, ma quel giorno è sempre troppo lontano.</p>
<h2>Una storia vera</h2>
<p>Questo racconto è tratto da una storia vera, di cui scrissi dieci anni fa su Live Sicilia. Ho romanzato alcuni passaggi. La vicenda finì sui giornali perché Inès denunciò &#8220;L&#8217;uomo cattivo&#8221; per violenza sessuale, stalking, ingiuria, diffamazione e violenza psicologica. L&#8217;uomo fu condannato a una pena irrisoria per i reati minori, ingiuria e diffamazione. Ho conosciuto Inès e ho letto nel suo sguardo spento, nel gesticolare insicuro e nella testa, istintivamente, tenuta bassa, i segni di un dolore profondo. Non so se Inès abbia raccontato tutta la verità su quella storia. Da donna penso di poter dire con certezza che Inès aveva ancora negli occhi i segni di un grande dolore. Ogni tanto penso a lei, ma in questa giornata speciale la penso ancora più forte.</p>
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