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Bimbi: picco di bronchiolite e bronchite, ecco cosa fare

Le affezioni alle vie aeree rappresentano una complicazione dell'influenza stagionale. I consigli del professore Giuseppe Iacono, pediatra

Febbraio è il mese del picco influenzale. Sono circa 3 milioni gli italiani colpiti dai virus influenzali. I bimbi e gli anziani pagano le conseguenze peggiori. L’influenza targata 2019, soprattutto nei più piccini, può portare complicazioni a carico delle vie respiratorie. Faringiti, laringiti, bronchiti e nei casi peggiori broncopolmoniti sono patologie in agguato in questo periodo.

Ne abbiamo parlato con il dottore Giuseppe Iacono, pediatra, gastroenterologo e già primario nel reparto di Gastroenterologia del Di Cristina di Palermo.

Influenza e conseguenze respiratorie

“I virus stagionali, dice il professore Iacono, sono una condizione tipica tanto nel bambino quanto nell’adulto. L’influenza può colpire i bimbi a qualsiasi età e non sono esenti i neonati. In questo caso l’arma di prevenzione più efficace è l’allattamento al seno. Il latte materno costituisce una vera e propria barriera antivirus. Quando però ad ammalarsi sono proprio i piccolissimi occorre fare più attenzione. Occorre premettere che un rialzo della temperatura in un bimbo sotto i tre mesi, va sempre posto all’attenzione del medico. Con i piccini, infatti, la prudenza non è mai troppa.

La bronchiolite

Una delle complicazioni dell’influenza, nei bimbi sotto i due anni di età, è la cosiddetta bronchiolite, che è un’infiammazione della mucosa bronchiale. Non è di per sé una condizione grave, purché sia diagnosticata tempestivamente. Occhio alla maniera di respirare del vostro piccino. Se, durante il sonno, i movimenti dell’addome del piccolo sono vistosi, se il bimbo ha tosse persistente occorre rivolgersi prontamente al medico. La cura, nella maggior parte dei casi  (sempre a discrezione del pediatra) può essere eseguita a casa: antipiretici in caso di febbre sopra i 38, 5 (salvo altra indicazione del medico), suffimigi con acqua e bicarbonato ed eventualmente sì anche all’aerosol con soluzione ipertonica.

La bronchite

Diverso è il caso in cui il medico, all’auscultazione e all’esame obiettivo del piccolo, dovesse arrivare alla diagnosi di bronchite.
La bronchite acuta nei bambini è l’infiammazione con edema e irritazione delle vie respiratorie. Questa irritazione solitamente causa tosse, difficoltà a respirare, vomito, inappetenza, febbre. La forma acuta dura in media 2 – 3 settimane. La causa più frequente è un’infezione virale, ma può essere anche di natura batterica o asmatica/allergica.
Qualora i sintomi e la visita medica, facessero pensare a una condizione di bronchite batterica, sarà cura del medico prescrivere l’antibiotico ed eventualmente anche il cortisone, abbinato alle sedute di aerosol. Qualora, invece, il medico propendesse per l’ipotesi di una bronchite virale o asmatica, la cura prevista è cortisonica, abbinata all’aerosolterapia, in caso di febbre ok all’antipiretico. Sarà comunque discrezione del pediatra, che ben conosce la storia medica del pazientino, di prescrivere la terapia più idonea. L’uso di antibiotici e cortisonici non deve far paura, vuoi perché sono necessari per curare la bronchite ed evitare che questa possa degenerare in broncopolmonite, vuoi perché si tratta di farmaci generalmente ben tollerati. Un’indicazione è quella di somministrare il cortisone la mattina alle 8 e il pomeriggio alle 16, questo per assecondare la naturale curva della produzione di cortisolo, che vede i suoi picchi proprio nei due orari indicati, in tal modo si eviteranno ulteriori picchi nel corso della giornata. Seguendo alla lettera le indicazioni del medico, la guarigione avverrà in tempi brevi. Occorre sempre evitare il fai da te e il passaparola. Ogni bimbo ha una sua storia medica ed è compito del pediatra valutarla e stabilire la terapia migliore.

Latte, letto, lana

I genitori possono seguire poche semplici regole: latte, letto, lana. Sono le 3 L della nonna e sono infallibili, equivalgono a buona idratazione, riposo e uso di fibre naturali. Evitare che il bimbo, per esempio giocando, sudi e si asciughi addosso. Sì ai bagnetti caldi, poiché i vapori aiutano a liberare le vie aeree. Una sana alimentazione farà il resto. No all’uso incondizionato di antipiretici. La febbre è un meccanismo naturale di difesa e serve ad uccidere virus e batteri. Superato il rialzo termico di 38, 5 è indicato l’uso dell’antipiretico. Ovviamente in alcuni casi tale farmaco va somministrato anche in caso di rialzi minori (in bimbi che soffrono di convulsioni febbrili per esempio). Vale sempre la regola della  fiducia nelle indicazioni del pediatra. Questo è il primo passo verso la ripresa.

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