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Antonio Cadili, ho otto anni e sono già un “puparo”

Storia di un bimbo prodigio, che ha 40 paladini, suona il piano e ama Andrea Camilleri

Pupo deriva dal latino pupus, che vuol dire bambino. Non è un caso se partiamo da lontano per raccontare una bella storia, di quelle che, una volta che la conosci, ne vuoi sapere un po’ di più e poi ancora un po’. Perché le belle storie entusiasmano, fanno battere il cuore e fanno venire voglia di condividerle. Protagonista di questa storia è appunto un bimbo. Si chiama Antonio Cadili, ha otto anni, gli occhi scuri, vispi, attenti. Una favella travolgente, mai banale, capace di portarti a passeggio in quei territori, che sono solo dei bimbi.

Il più giovane puparo

Antonio, lo sanno in tanti, è il più giovane puparo d’Italia. È per questa ragione che, con il tramite di mamma Valeria e di papà Giuseppe, lo contattiamo per intervistarlo. Una volta che Antonio ci apre le porte di casa, però, ci si spalanca davanti un mondo meraviglioso, che va oltre l’Opera dei Pupi, le gesta di Orlando, Rinaldo e compagni e quella bellissima collezione, che Antonio custodisce gelosamente.

Nel cuore di Palermo

Antonio vive tra i battiti più profondi di Palermo, dentro un quartiere che ha ispirato romanzieri, poeti e la più vivida fantasia popolare, che, ne ha infittito vicoli e viuzze di storie, misteri, leggende.

Casa di Antonio è già da sé un’opera d’arte. Arredi antichi, pavimenti in maiolica siciliana, soffitti affrescati. Entri e ti ritrovi, d’emblèe, nelle atmosfere di un’elegante dimora in stile settecentesco siciliano. I padroni di casa sono simpatici, accoglienti, con il sorriso ampio. Una famiglia che ama la cultura, l’arte, la devozione sacra. Sullo sfondo è onnipresente la Sicilia e la sicilianità.

Antonio ci prende letteralmente per mano e ci porta nel suo mondo incantato: una stanza con un tetto affrescato dal celebre restauratore Franco Fazzio. Un soffitto che traccia un percorso dentro la “Chanson de Roland”, facendola rivivere per “passi”, quelli preferiti da Antonio. Perchè è stato lui stesso a chiedere ai suoi genitori questo insolito dono. Di lato, nella stanza, ordinati e tirati a lustro, ci sono loro: quaranta Pupi, il tesoro di Antonio. Sono stati realizzati dai più celebri artigiani: lo sguardo fiero, le vesti di seta e quell’ingranaggio sapiente che fa sì che si realizzi la magia. Antonio di loro sa tutto e molto di più di quanto si possa immaginare. Difficile metterlo in difficoltà, semmai sarà lui a intimidire dolcemente l’interlocutore, raccontando con sapienza e ingenuità una storia lunga, complessa, se installata tra la mente, il cuore e la mimica di un bimbo di soli otto anni. Eppure Antonio ripete, ma non a memoria. Racconta con il sapere di un intellettuale e poi muove i pupi con l’abilità di quei veterani che gli hanno regalato questa grande passione. Mamma Valeria e papà Giuseppe lo guardano orgogliosi (ed hanno ragione, caspita!).

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Antonio, come è nato tutto?

Io mi chiamo Antonio Tancredi (puntualizza e ci spiega anche la passione di mamma e papà per il Gattopardo). Avevo tre anni quando mamma pensò bene di portarmi a vedere l’Opera dei Pupi al teatro Argento. Fu amore, un amore che non è mai finito, anzi cresce sempre di più. Devi sapere che, ogni anno, festeggio il mio compleanno proprio al teatro Argento. Da quella prima volta sono successe tante cose, ho imparato l’arte dei pupari, alla scuola dei grandi maestri palermitani, che stimo tutti di cuore (Argento, Cuticchio, Mancuso, Puglisi). Che bel regalo che mi ha fatto la mia mamma quella volta che mi portò a vedere i Pupi.

Qual è il tuo paladino preferito?

Sicuramente Astolfo. È carico di coraggio e passione e poi ha portato in dono a Orlando il senno, capisci, il senno! Lo portò fin sulla luna. Se vuoi ti racconto la storia.

Antonio ci stupisce raccontandoci, con notevoli doti narrative, quel pezzo della saga, che noi conosciamo per sommi capi e che lui fa rivivere con la passione che è solo dei bimbi, ma il sapere e la consapevolezza di un adulto. Noi lo ascoltiamo per tutto il tempo, tra l’entusiasmo e un sentore di incredulità.

Quindi Antonio ci mostra un pezzo di Opera. Assume un tono austero e via ad “armeggiare” con i suoi paladini, dentro quella stanza che pare un sogno, dalla cui finestra si sentono i rumori della Palermo antica, della Palermo vera. Antonio si compenetra, imposta la voce, mima con il viso e punta il ditino in alto. Ed è bravo per una e più ragioni.

Antonio, i tuoi amici capiscono la tua passione?

Dire che ho amici con la medesima passione sarebbe inesatto. Però i miei compagni amano venirmi a trovare, conoscere le storie dei paladini, vedermi esibire. Ovviamente la mia vita non è fatta solo di Pupi. Vado a scuola, faccio i compiti, gioco con giochi da bambini (mi appassionano molto i Lego), amo la musica dei Queen, sono goloso. Faccio cose da bimbi insieme ad altri bimbi. Se vuoi sapere se sono un bimbo come tutti, è così.

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Con i Pupi sei stato pure a Portobello?

Lo scorso novembre ho fatto questa bellissima esperienza. La tv, la Rai a Milano è stata una bella emozione. Ho conosciuto la signora Clerici, che è una donna dolcissima, poi Beppe Fiorello, che mi ha regalato un Pupo enorme, molto più grande di me. Mi sono divertito un sacco. Poi  al centralino, ho avuto modo di conoscere molti appassionati da tutta Italia.

I Pupi non sono la tua unica passione

Da diversi mesi studio pianoforte. Me ne sono innamorato dopo aver conosciuto personalmente il maestro Ezio Bosso, un grande artista, un musicista esemplare, ma soprattutto una grande persona. Venite di là, vi faccio ascoltare un brano.

Antonio si accomoda e inizia a suonare il piano a coda, che troneggia in una delle belle stanze di casa Cadili. Chiude gli occhi e diventa tutt’uno con le note. Fuor di piaggeria, rimaniamo davvero stupiti per le doti esecutorie e la passione. La meraviglia aumenta, quando Antonio ci dice che quella bella musica, che accarezza, ma ha anche un chè di struggente, è opera sua.

“L’ho dedicata al generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. Mi è venuta in mente d’improvviso e siccome io ancora non so scrivere le note, l’ho suonata subito, così per come l’ho pensata. Lo scorso settembre l’ho proposta sul sagrato della Cattedrale. Mi batteva forte il cuore. Anche in quella circostanza sono stato molto felice.”

Quali sono i tuoi sogni nel cassetto?

Ne ho tanti, tra questi quello di conoscere il presidente Sergio Mattarella. Vorrei mostrargli i miei Pupi, esibirmi davanti a lui. Sai, da casa mia è passato Pietro Grasso, quando era presidente del Senato. Gli sono piaciuti i Pupi e si è complimentato per la mia passione. Un altro sogno sarebbe quello di avere qua Andrea Camilleri. Gli ho scritto una lettera e lui mi ha risposto. Avevo letto il suo libro per bambini Topiopì e mi ero molto commosso. Ho scritto di getto e inviato la letterina al suo indirizzo di casa. È stato meraviglioso quando ho trovato nella cassetta della posta la sua risposta.

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Antonio ci mostra fiero la cornice con dentro quell’ulteriore tesoro: la sua letterina e la risposta dolce, sincera, densa di affetto del maestro Camilleri.

“Mi ha scritto che le sue condizioni di salute non gli consentono grandi spostamenti, però chissà, magari un giorno riesce a venire”.

Te lo auguriamo Antonio. Magari un giorno Camilleri riuscirà a vedere i tuoi Pupi di persona ed è bello che tu lo voglia con tutto il cuore. Nel tuo desiderio c’è tutta la speranza genuina e senza orpelli, che è la risorsa dei bimbi, la stessa a cui noi grandi dovremmo attingere una volta di più. Se anche Camilleri non riuscisse a venire, poco importa, tra le tue righe lui, uomo di raro acume, ha già letto e conosciuto il tuo mondo. Verranno molti altri a conoscere te, i tuoi amorevoli genitori (che ti spianano la strada con discrezione, che ti hanno dato da sempre strumenti privilegiati, per scoprire sogni tanto belli), i Pupi, la musica, la bella casa dove vivi. Chi ti conosce ha la possibilità di sorridere, prendere un pezzo del tuo entusiasmo,  imparare qualcosa di prezioso (perché tutto ciò che ci insegna un bimbo è un patrimonio), lasciarsi contagiare dalla tua voglia di fare, raccontare, pensare, progettare, dai tuoi tanti “Sai che, sai che, sai che”, e tu Antonio di cose belle ne sai tante e tante ancora ne vuoi conoscere. Dopo averti salutato siamo andati via felici. Sì, esattamente felici. Ed è stato molto bello. Grazie Antonio, continua così. Ad maiora!

Ps: questa intervista nasceva anche come contributo video. Purtroppo qualche nostro problema tecnico ha fatto sì che immagini e audio non rendessero il giusto merito ad Antonio. L’augurio è quello di proporvi a breve un video con l’esibizione del piccolo Antonio Cadili e il racconto delle gesta dei paladini dalla sua viva voce.

 

 

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