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Aldo, il bimbo palermitano con il violino, che scampò alla deportazione

La storia di un violinista, che era bambino ai tempi della Shoa, che ce l'ha fatta e non si stanca di raccontare l'importanza della memoria

Aldo Mausner compirà 85 anni a marzo. È un uomo saldo, sopra la strada della vita è sul desiderio di raccontarla. Ai tempi dell’eccidio era un bambino. Palermitano, figlio di un ebreo, convertito al cattolicesimo, ha visto un giorno spalancate le porte di casa, ha visto prelevare suo padre e portarlo via senza alcuna cognizione del “dove, del come e del perché.” Perché della destinazione degli ebrei nessuno sapeva nulla. Una storia che noi facciamo breve, ma che è stata lunga, lunghissima, se misurata con il metro del dolore, di un’infanzia sottratta e mai più restituita. Il papà di Aldo riesce miracolosamente a fuggire dal campo di concentramento. Nel frattempo per Aldo e per la sua famiglia inizia un periodo di fuga, una vera e propria migrazione oltre i confini della loro isola. Aldo ha un talento, sa suonare il violino. Lì trova pace, lì quel dolore, che nessuno sa spiegargli, si stempera.  È piccolo Aldo, eppure, bussando casa per casa, riesce a mantenere la sua famiglia. Gli anni passano, Aldo è salvo. Si diploma in violino a San Benedetto del Tronto, vince un concorso al teatro Massimo di Palermo e ritorna. Da allora racconta e racconta ancora. Soprattutto ai giovani, perché è giusto che sappiano che, quel terrore, descritto nei libri di storia, è accaduto davvero ed è stato ancor peggio di quanto si possa immaginare. L’ho incontrato in una scuola, in mezzo a quei giovani con cui ama tanto stare e che si lasciano rapire dalle sue parole. Ecco le sensazioni che mi ha scaturito.

Aldo Mausner e la memoria

La memoria: che bella invenzione! Un magico meccanismo che incastra i ricordi e rende sempre vivo anche cio’ che non esiste piu’. Nel bene e nel male ci mostra cosa siamo stati, ci offre quello che siamo e ci prepara a cio’ che saremo.
La memoria riaffiora dal passato, oltrepassa il ricordo e accoglie emozioni rinnovate. Immaginate un’atmosfera soffice, una musica delicata con mani che sfiorano il cielo, ed un uomo che si perde in questo scenario. Il volto segnato da un sorriso semplice e rugoso e la voce profonda di chi aspetta di dar tono alle sue parole. L’uomo e’ un grande narratore di storie, sostengono gli psicologi costruttivisti. Un animale epistemiologico in cerca del senso: che bella sensazione! Io oggi ho vissuto un racconto lontano, ho toccato la pelle di un dolore vicino. La diversita’ che giustifica la sopraffazione, la gratuita sofferenza che ferma il tempo e immortala vigliaccheria e ingiustizia.

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I bambini ebrei

“Ero un bambino come voi…”cosi’ Aldo Mausner, oggi, ha iniziato il suo racconto. Cosi’ ha catturato il respiro di circa 150 ragazzini, usciti da scuola per partecipare alla solita conferenza promossa per supportare il Giorno della memoria. Un momento di ordinaria didattica, occasione anche di riso e smorfie. Perche’ privare i ragazzi del lato gioioso e provocatore legato al tempo? Ecco il primo elemento che accomuna la memoria: l’essere bambino ieri e oggi. La spensieratezza durante la guerra, la gioia nel vedere un prato in fiore e la consapevolezza della liberta’. È soltanto stata scossa dagli errori del passato, stravolta, umiliata forse, ma non recisa. Cambiano gli attori, un tempo si intreccia con un altro tempo per formare una sola voce, un solo ricordo. L’amore di una famiglia che, stretta, affronta l’esilio, che smarrita cerca conforto, che aspetta paziente e che, infine, felice rinasce, e’ uguale a noi.
Ecco cos’è veramente il giorno della memoria. Siamo semplicemente noi. È la colonna sonora della nostra vita. Come sostiene il nostro narratore: “Dove alberga melodia non c’e’ piu’ spazio per la cattiveria.”
Questo e’ il messaggio che anche io voglio lanciare, affinche’ la memoria completi sempre il magico puzzle della vita.
Grazie ad Aldo Mausner per la straordinaria semplicita’ con cui ha tramandato il suo percorso di vita e grazie ai ragazzi della scuola A. Gramsci per la stessa staordinaria semplicita’ con cui lo hanno affiancato.

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