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A Palermo il primario buono, che dal suo skype collega i genitori con i bimbi in utin

Marcello Vitaliti, primario dell'Utin dell'Arnas Civico di Palermo, in tempi di limitazioni ferree, si è inventato un modo per avvicinare i neonati in terapia intensiva ai loro cari

Che il dottore Marcello Vitaliti, primario del reparto di Terapia intensiva neonatale dell’ospedale Arnas Civico di Palermo, fosse una persona sensibile è risaputo da sempre. Dirige un reparto delicato, che è la metafora di uno scrigno, che custodisce il bene più prezioso: i bimbi più indifesi, i prematuri, i bimbi nati con patologie, i piccini che vanno protetti ancora più di tutti gli altri. In tempi di Coronavirus, dove l’imperativo di limitare, anche e soprattutto negli ospedali, i flussi di gente, il primario si è inventato uno stratagemma per consentire ai genitori con neonati in Tin di vedere più spesso i loro figlioletti. Ha messo a disposizione una sua linea telefonica, ha attivato l’app di Skype ed in questo modo sta cercando di limitare le distanze tra genitori e piccolissimi.

Le restrizioni nelle Tin per emergenza Coronavirus

“Le direttive del Governo centrale e di quello regionale hanno giustamente ristretto gli accessi all’interno degli ospedali (https://www.atuttamamma.net/coronavirus-gravide-partorienti-e-neonati-ecco-i-protocolli/) Meno gente circola nei reparti e maggiore sarà la tutela dei degenti e di tutto il personale. Ovviamente in un reparto di Terapia intensiva neonatale, che di suo ha già delle regole molte precise, queste restrizioni aumentano. In Tin di norma possono entrare solo ed esclusivamente i genitori, la mamma ha sempre la possibilità di allattare, il papà deve rispettare gli orari di entrata e uscita. Di norma si accede con copri – calzari, camice e cuffia. È obbligatorio igienizzare le mani prima dell’ingresso. La Tin ha una sorta di rituale salvavita, a cui i genitori si abituano ed in un certo senso si educano. Oggi tutto ciò non solo è amplificato ma abbiamo anche dovuto limitare l’orario delle visite. Solo un genitore alla volta per una sola ora durante tutta la giornata. Capirete quanto queste limitazioni possano arrecare sofferenza ai neo-genitori. La condizione di avere un bimbo ricoverato in Utin è già di suo un’occorrenza delicata, che mette a dura prova l’emotività delle mamme e dei papà. Da tempo noi cerchiamo di andare incontro ai genitori, con Utin aperte h24, per favorire l’imprinting, l’allattamento, il contatto skin to skin. Oggi, per cause di forza maggiore, ed a tutela di tutti, abbiamo dovuto limitare e di tanto gli accessi. Le mamme degenti possono seguitare ad allattare i loro piccoli a intervalli regolari, quelle che invece accedono dall’esterno devono rispettare le nuove regole di entrata, fermo restando che hanno a disposizione una saletta dove poter utilizzare il tiralatte. Leggendo negli occhi delle mamme e dei papà la delusione, anzi il dolore, di poter vedere poco i loro piccolini mi è venuta un’idea. Un paio di giorni fa ho scaricato l’app di skype da una mia utenza telefonica ed ho tentato un primo collegamento, ovviamente nel rispetto di tutte le norme igieniche del caso e della privacy dei pazientini. L’esperimento funzionava. Non sarà un contatto pelle a pelle, ma è già un regalo che possiamo con semplicità fare ai genitori. Da lì ho invitato il personale del reparto a rendersi disponibile, sempre dalla mia utenza (che ovviamente non è quella di servizio) a organizzare i collegamenti skype. Si possono organizzare dei turni, così da dare la possibilità a tutti i genitori di vedere in diretta i loro piccini. É una piccola cosa, una carezza virtuale, un bacio a distanza, ma in tempi così difficili credo possa diventare davvero molto utile e lanciare anche l’assist a progetti di continuità, quali ad esempio quelli di mettere una webcam in prossimità di ciascuna culletta o incubatrice, così da avvicinare mamme, papà, nonni e fratellini ai piccini in Tin. L’emotività, il sentimento, gli affetti vanno coltivati in prima battuta per affrontare qualsiasi criticità. Questo è un momento critico e ci si deve attrezzare in tutti i modi per affrontarlo, certi che, facendo ciascuno la sua parte, ne usciremo vittoriosi.”

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Grazie dottore Vitaliti, bravo e ad maiora!

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